Ticino

Come riconciliarci con Dio? Un nuovo sussidio liturgico

In questi giorni, contraddistinti dall’epidemia di coronavirus, la comunità cristiana soffre anche perché impossibilitata a partecipare ai sacramenti. Si tratta dunque di attingere a strumenti alternativi per sperimentare l’efficacia della grazia. A questo proposito, l’Ufficio liturgico della diocesi ha messo a disposizione su www.liturgiapastorale.ch un sussidio per la Settimana Santa e un altro per la preparazione penitenziale in tempo di coronavirus, nell’impossibilità di accedere al sacramento della riconciliazione. Con grande solerzia il Papa ha ricordato gli strumenti in mano ai cristiani per riconciliarsi con Dio. «Non è stato inventato nulla di nuovo, è semplicemente stato ribadito quanto è previsto dal Catechismo della Chiesa Cattolica», spiega don Emanuele Di Marco, responsabile dell’Ufficio liturgico. «Laddove – per varie circostanze – non sia possibile ricorrere alla forma ordinaria del sacramento del perdono, vi è l’opportunità di riconciliarsi con il Signore attraverso il cosiddetto atto di contrizione perfetto, che consiste nel riconoscere le proprie mancanze, di presentarle a Dio con cuore sincero e pentito, esprimere il desiderio di non compierle più. Inoltre deve esserci il proposito di ricorrere al sacramento della riconciliazione non appena possibile». Ci sono due modi per favorire questa contrizione perfetta: «Nel sussidio proponiamo una lettura del Vangelo, una preghiera ed un esame di coscienza, poi un’invocazione e il proposito di ricorrere alla confessione quando sarà terminata l’emergenza da coronavirus. Il secondo modo che suggeriamo è la partecipazione su cath.ch mercoledì santo 8 aprile, alle 17, dalla cappella della Madonna delle Grazie della Cattedrale: il vescovo Valerio presiederà una celebrazione penitenziale per accompagnare i fedeli alla Pasqua». «Il peccato è la rottura del nostro rapporto con Dio e con il prossimo. La disobbedienza civile, che nella situazione di emergenza attuale metterebbe in grave pericolo l’incolumità del prossimo, rientra sicuramente in una mancanza in questo senso. «Restare a casa, applicare le norme di prevenzione dalla diffusione del coronavirus (distanza sociale, igiene personale, aiuto reciproco)» diventano un atteggiamento virtuoso anche per il cristiano. È questo un ulteriore modo di vivere l’amore verso Dio e verso il prossimo», conclude don Di Marco.

Laura Quadri

6 Aprile 2020 | 07:10
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