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Diacono, accuse, comunità


Un diacono in prigione non è una notizia di tutti i giorni. È quanto avviene attualmente in Ticino, lo sappiamo. La notizia ha suscitato molte reazioni perché il diacono in questione è personalità conosciuta in ambito ecclesiale e sociale. Certo, io come tanti, ci aspettiamo che la giustizia faccia il suo corso per bene. Inoltre ci sono spazi e modi più appropriati di un blog per indirizzarsi alle persone più direttamente coinvolte per comunicare i propri sentimenti. Qui mi interessa piuttosto l’aspetto ecclesiale della questione, perché anche se l’istituzione non ha un legame particolare con l’ambito lavorativo del diacono, tuttavia si tratta pur sempre di un diacono, cioè di un uomo che ha ricevuto un ministero ordinato da vivere come servizio alla Chiesa. Al di là degli aspetti giuridici, quindi, ogni diacono è percepito come una figura ecclesiale particolare, come un prete, un vescovo, o anche un laico che abbia incarichi precisi a livello ecclesiale. Conosciamo alcune vicende di preti finiti sotto processo in questi anni. Fortunatamente la Chiesa ha smesso di porre in primo piano la difesa dell’istituzione e pensa soprattutto alle vittime. Ma abbagliati dalle vicende giudiziarie, dimentichiamo sempre un’altra vittima che soffre nell’ombra: la comunità ecclesiale, le comunità che queste persone servivano, le comunità in cui vivevano o hanno vissuto, i credenti e tutti coloro che si sono sentiti feriti, traditi, o più semplicemente disorientati. Comunità che non ricevono comunicazione, considerazione, empatia, dall’istituzione ecclesiale. Rimangono in balia delle notizie date dai media. È in silenzio che queste comunità sono costrette a fare “il lutto” dagli accusati, poi, sempre in silenzio, li devono dimenticare, come se non fossero mai esistiti. È un lutto non elaborato, che produce amarezza nei “vicini”, e sarcasmo nei “lontani”, tanto per riesumare vecchie classificazioni mazzolariane.

Credo che alla fine basterebbe poco per dare due messaggi: queste comunità non sono dimenticate, e l’istituzione ecclesiale non si distanzia dalle vicende ma ne assume e ne accompagna quella parte di iter che tocca i sentimenti del popolo di Dio. Mi è capitato alcune volte in questi anni di raccogliere l’amarezza di alcuni parrocchiani di alcuni ex. Persone avulse da ogni pubblicità e retorica: il loro dolore è reale, ma cerca ancora interlocutori.

Don Italo Molinaro

Prete e giornalista, alla RSI si occupa di tv (Strada Regina) e radio (Chiese in diretta). Dottore in teologia, è parroco a Lugano (Sacro Cuore).

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