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Parola del giorno rito Romano | Ambrosiano (22 febbraio 2026)
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  • Mons. Alain de Raemy

    "Continuo la mia missione in Ticino". De Raemy commenta la decisione di Roma

    di mons. Alain de Raemy*

    Carissime e carissimi, sorelle e fratelli in Cristo, come potete leggere nella lettera che mi ha indirizzato il Nunzio apostolico in Svizzera, la Santa Sede mi chiede di proseguire il mio ministero tra voi, senza limiti prestabiliti. Una richiesta che, si può ben dire, la Santa Sede rivolge anche a voi tutti, chiedendovi di continuare a crescere nella vostra vita cristiana insieme a me: il Papa ci sta chiamando a continuare la nostra proficua missione ecclesiale in Ticino. Spero quindi di potervi ancora essere di aiuto e di sostegno, anche per preparare meglio la strada all’arrivo del nuovo vescovo. Chiedo la vostra indulgenza. Ormai conoscete già tanti miei limiti, anche se forse non ancora tutti…! Ho quindi bisogno di voi! Voi, infatti, siete la Chiesa in Ticino!

    Vi chiedo quindi di accogliere insieme a me questa richiesta della Santa Sede con spirito di disponibilità e con quella fiducia maturata nel corso di tutti questi mesi trascorsi insieme. Un anno fa non ci conoscevamo. Ormai so quanto è accogliente questa terra nella variegata diversità dei suoi abitanti. Un anno fa, abbiamo vissuto insieme la sorpresa. Oggi, da parte mia, c’è la consapevolezza dei vostri tantissimi doni e carismi e la scoperta dell’abbondante generosità che avete. Si potrebbe dire, e sorrido in questo, che è anche «colpa vostra» se mi sono affezionato al Ticino. Ed è con questo affetto che vi chiedo in anticipo perdono per tutto quello che non saprò fare abbastanza bene per voi. Ma so quanta è la fede che condividete, una fede che continuerà a farmi vivere bellissime esperienze con voi.

    In obbedienza alla chiamata di papa Francesco, voglio continuare ad accompagnare quanto vive e cresce in noi e fra noi. Non posso decidere cambiamenti stravolgenti nelle strutture, ma ormai posso e devo ancora di più, favorire tutte le potenzialità presenti e tutti i miglioramenti possibili, anche con cambiamenti nelle modalità e nelle attribuzioni di responsabilità. Farò tutto questo per il bene di tutti voi.

    Fra tutte le belle realtà in corso, sono certamente da promuovere e consolidare le Reti Pastorali come espressione del legame nella fede che tutti ci unisce e tutti ci sfida alla missione. Sono da incoraggiare i laici e i preti che accettano con generosa disponibilità tanti servizi. Sono da incoraggiare le vocazioni! C’è da essere sempre più presenti nel mondo della sofferenza, della malattia e della precarietà. Niente deve lasciarci indifferenti quando si tratta della promozione della vita umana su questo pianeta, una vita voluta e amata da Dio.

    Non dimentichiamo neppure i nostri missionari all’estero! Di certo dobbiamo migliorare molto l’indispensabile collaborazione che deve esserci tra laici, religiosi, diaconi e presbiteri, quella sinodalità che fa della Chiesa davvero una bella e grande famiglia, dove c’è spazio per tutti. Non ho mai voluto essere vescovo «a metà».

    Ho sperimentato in questo anno come voi non vi sentite e non siete per niente Chiesa «a metà»: siete pienamente Chiesa, qui oggi. È qui in Ticino, infatti, che viviamo, scopriamo e accogliamo Dio! Ci siamo? Allora siamo pronti, umilmente, a partire insieme per questo nuovo tratto di cammino.

    *amministratore apostolico della Diocesi di Lugano

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