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Parola del giorno rito Romano | Ambrosiano (17 gennaio 2026)
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  • Ordo Virginum, le storie. Maria, infermiera a Madrid durante la pandemia: "Anche con una preghiera i pazienti si calmano"

    «Sono un miracolo di Giovanni Paolo II». Si presenta così Maria Concepción Perál Bueno, infermiera 64enne di Madrid. «Ma tutti mi chiamano semplicemente Hermana Maria», sorella Maria. Da sette anni fa parte dell'Ordo Virginum, di cui proprio in questi giorni si celebrano i 50 anni dalla fondazione. Una ricorrenza che Maria vivrà nell'ospedale Universitario di Madrid, dove lavora nel reparto di chirurgia. In questi mesi è stata in prima linea nell'emergenza Coronavirus, prendendosi cura di pazienti gravi che dovevano essere sottoposti a un'operazione.

    Hermana Maria, quando ha scelto di consacrarsi nell'Ordo Virginum?
    La vocazione è maturata nel corso degli anni, ho fatto la professione nel 2013. La mia storia di fede è legata in particolare a un avvenimento del 1982, quando Giovanni Paolo II visitò per la prima volta la Spagna. Allora ero una ragazza come tante, non frequentavo molto la Chiesa. Sapevo suonare la chitarra e alcuni amici mi chiesero di accompagnarli davanti alla struttura dove dormiva il Papa, per fargli sentire qualche canzone popolare mentre usciva per i vari incontri. Fu un attimo: Giovanni Paolo II mi guardò e io sentii qualcosa di fortissimo dentro di me. Quel pomeriggio rimasi per ore in una chiesa a riflettere. Da quel momento non ho più lasciato la Chiesa.

    Quando ha sentito la chiamata alla vita consacrata?
    È stato un lungo cammino di discernimento. Ho iniziato a lavorare come infermiera, nel frattempo frequentavo gli Agostiniani a Madrid e aiutavo in parrocchia, in particolare nella pastorale con i malati. Per un periodo sono stata anche missionaria a Panama. Riflettevo sulla possibilità di entrare in un ordine, ma non mi vedevo a stabilirmi in un convento. Ne parlai col cappellano dell'ospedale e lui mi orientò verso l'Ordo Virginum. E così, eccomi qui! Ora sono felicissima, proseguo nel mio lavoro e faccio servizio nelle celebrazioni dell'ospedale come ministro della comunione e animando il coro.

    Gli ultimi mesi, segnati dalla pandemia, devono essere stati faticosi.
    In chirurgia abbiamo avuto relativamente pochi casi, perché raramente la malattia richiede un'operazione: ho assistito a una trentina di interventi, mentre anche il nostro ospedale - come tutte le strutture cittadine - era sotto grande pressione. La Spagna è stata colpita duramente e Madrid è stato l'epicentro dell'epidemia. Ricordo in particolare un episodio in cui ho avvertito la presenza del Signore nelle parole di un paziente. Era un signore sulla settantina, che è arrivato in sala operatoria piangendo. Mi sono avvicinata per tranquillizzarlo, ma quest'uomo mi ha detto: «Non ho paura per me, ma per voi, che rischiate di essere contagiati!». Mi sono detta: ecco, questo è un Cristo tra noi, una persona che ha a cuore la vita degli altri più che la sua.

    I pazienti cercano il conforto della preghiera?
    Dipende da persona a persona, e come infermiera mi accosto a ciascuno con grande rispetto. Quando qualcuno è spaventato cerco di parlare e trasmettere empatia. Se hanno piacere, li invito a recitare insieme un'Ave Maria: pian piano, parola dopo parola, senti che la tensione si scioglie.

    In un lavoro così delicato, come vive la sua missione di donna consacrata?
    Credo che la prima testimonianza sia la cura delle persone. In sala operatoria siamo abituati, le varie azioni possono diventare quasi meccaniche. Ma per un paziente è un momento nuovo e complicato, quindi bisogna mostrare vicinanza e affetto. È un po' come avere a che fare con dei bambini piccoli, e spero che la presenza di un'infermiera credente possa essere un segno dell'amore che Dio ha per tutti.

    L'Ordo Virginum compie 50 anni: quali sono secondo lei i frutti che questa forma di vita offre alla Chiesa?
    La consacrazione riassume tutta la nostra missione: portare Gesù ovunque, in ogni luogo. Con il lavoro, i vari servizi pastorali e l'aiuto ai sacerdoti abbiamo un compito che offriamo ogni giorno: far brillare i Vangelo in tutti i momenti della vita quotidiana.

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