Ticino

L’ecologia integrale di Francesco esorta il mondo in uscita da lockdown ad una interdipendenza che sia solidale

L’Enciclica Laudato si’ di Bergoglio compie 5 anni. Ne parliamo con il professor Jerumanis, docente di bioetica e teologia morale alla Facoltà di teologia di Lugano.

Prof. Jerumanis in che modo lei avverte una vicinanza e/o una lontananza tra la Laudato si’ e il movimento di Greta Thumberg e dei giovani in generale?

Il movimento di Greta si inserisce piuttosto nell’ambito dell’ecologia ambientale che mette a tema la natura. L’Ecologia integrale del Papa non rifiuta questa prospettiva e la integra, sottolineando però che la difesa dell’ambiente non può essere separata dall’ecologia umana e quindi dallo sviluppo sostenibile e dalla questione dei poveri. Il movimento di Greta è un input positivo che merita di essere accolto, anche se purificato ed elevato.

Cosa si deve discernere e trattenere nel movimento ecologico di Greta, per un cattolico, alla luce della Laudato si’ del Papa?

Nel movimento di Greta c’è il rischio di derive nel fondamentalismo ecologico, soprattutto in coloro che esasperano i temi introducendo una caccia alle streghe e una specie di lotta di classe. Questi rischi non sono però delle ragioni sufficienti a respingere quello che di positivo propone, come l’attenzione alla dimensione del futuro dell’umanità. Tanti anni prima di Greta, il filosofo tedesco Hans Jonas aveva avuto analoga sensibilità ampliando  l’imperativo morale di Kant «agisci in modo tale da considerare te stesso e gli altri come fine e non come mezzo delle tue azioni» verso una prospettiva futura: «agisci in modo tale da non distruggere la vita delle generazioni future».

Tra i critici di Francesco, ma anche di Greta c’è certo mondo economico che nega, in modi diversi, le cause della crisi ambientale…

Quando il profitto diventa il sommo valore si tende a minimizzare la questione ecologica. Pensiamo a chi relativizza il riscaldamento globale o a coloro che davanti alle constatazioni scientifiche cercano di trovarne la spiegazione in cause naturali, piuttosto che nelle sorgenti delle nostre energie. Un esempio: l’opposizione alla sensibilità ecologica dei Paesi produttori di petrolio!

Queste correnti hanno un’eco anche tra i credenti?

Tra i cristiani alcuni considerano eretico il tema dell’ecologia, cioè fuori dal messaggio di salvezza. Dio – secondo costoro- si sarebbe incarnato solo per salvare l’anima dell’uomo. Si cade così in un dualismo di tipo gnostico. In realtà la teologia dell’incarnazione è teologia della redenzione: non c’è separazione tra realtà spirituale e realtà naturale del mondo, affidata all’uomo. Non c’è dualismo. Invece chi ha questa posizione dualista vive la fede in modo polemico e polarizzante. Altri cattolici hanno paura perché la questione ecologica è stata portata avanti dalla teologia della liberazione in America latina, dunque questi vi vedono tracce di comunismo. La realtà è un’altra: la questione ecologica non è un problema della teologia della liberazione, piuttosto fa parte della dottrina sociale della Chiesa. Francesco non è né conservatore né progressista, ma come dice bene Massimo Borghesi è un papa che vive un forte «radicalismo evangelico». Francesco ci mette davanti al messaggio della madre natura, da rileggere all’interno di una teologia della creazione. Una parola ricca di spunti per l’oggi, capace di incontro con uomini e donne di tutte le religioni, con credenti e non credenti.

Qual è la grandezza dell’intuizione di Francesco nella Laudato sì?

È l’interconnessione, in piena consonanza con quella dei grandi pensatori del nostro tempo. Cito solo il filosofo e sociologo francese Edgar Morin che legge il fenomeno della globalizzazione come «interdipendenza senza solidarietà». Questo aspetto emerge proprio nell’ecologia integrale di Francesco: è fondamentale che nell’interdipendenza della globalizzazione maturi un’idea di solidarietà. La crisi del coronavirus sta proprio mostrando questa esigenza.

Querida Amazonia, l’esortazione apostolica di Bergoglio dopo il Sinodo panamazzonico, come si inserisce nel percorso dell’ecologia integrale?

È un documento criticato e poco letto. Di fatto mira alla questione ecologica: il Papa vi ha introdotto l’ecologia culturale, cioè la riscoperta di un’identità ma non chiusa come quella annunciata dal sovranismo populista, piuttosto rivalutata dentro la grande famiglia umana.

Riguardo alla crisi del coronavirus, quali spunti attuali possiamo individuare nell’ecologia integrale?

La relazione tra globalizzazione e pandemia è evidente, il flusso di beni e persone favorisce la circolazione del virus. Poi si vede la dicotomia tra mondializzazione economica e politica: non si riesce a risolvere il problema a partire da un’istituzione globale, come l’OMS che viene squalificata. La ragione è che nei singoli paesi si dimentica la sussidiarietà: le nazioni non assumono quello che ci sarebbe da fare. Manca anche quella solidarietà che si indicava prima come la carenza fondamentale di questa globalizzazione che è solo interconnessione. Si tratta come dice la Dottrina sociale della Chiesa di unire universale e particolare senza distruggere il particolare all’interno di un universale anonimo. Il populismo e il sovranismo sono invece risposte polarizzate contro una globalizzazione anarchica. Mentre insieme, ma insieme con le nostre identità particolari e solidali, potremo battere il virus: non è chiudendosi ma aprendosi. L’ecologia integrale è un’intuizione che corrisponde al bisogno del nostro tempo perché apre la globalizzazione alla solidarietà, ed esorta le singole identità locali a non temere quella comunità della fratellanza umana, idea cara al Papa ed essenziale davanti all’urgenza data dalla pandemia.

Leggi anche il commento di Padre Filippo Ivardi Ganapini, direttore della rivista mensile Nigrizia.

Cristina Vonzun

L'Enciclica Laudato Si' di Francesco.
24 Maggio 2020 | 07:24
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