Ticino

L'accoglienza secondo il Nuovo Testamento (in ricordo di don Sandro Vitalini)

A 30 giorni dalla sua scomparsa (5 maggio 2020), ricordiamo con affetto riconoscente il teologo ticinese, amico e maestro di migliaia di persone pubblicando un brano della sua tesi di dottorato, che dimostra quanto certe sue attenzioni culturali ed esistenziali siano state costanti nella sua vita.

di Sandro Vitalini *

Nella persona del Figlio Dio fa brillare il suo amore per ogni uomo. Se l’episodio d’accoglienza per eccellenza nella vita di Gesù s’incentra nel prosedèchetai di Luca 15,2, questo non impedisce che si abbia a riconoscere a tutta la sua vita un carattere d’accoglienza: dalla mangiatoia di Betlemme dove convoca, per mezzo di un angelo, la gente più dispregiata del paese, fino al Calvario, dove apre la porta del suo Regno al malfattore che si pente.

Il suo programma si condensa in poche parole: «salvare ciò che è perduto» (cfr. Mt 10,6; 15,24, Lc 15,4.6.17.24.32; 19,10). Non inaugura una nuova scuola per commentare la Toràh, non organizza un movimento di resistenza contro la dominazione romana, ma annuncia la salvezza ai «peccatori». Questo nome, che suscita una ripulsione spontanea nei «giusti» dell’epoca, non fa indietreggiare il Signore; Gesù cerca questa gente, anche se il loro mestiere è vile, la loro condotta dubbia: li accoglie amabilmente, mangia con loro.

La prima reazione dei «peccatori» che si vedono così stimati da un rabbi è senza dubbio di sorpresa. La difficoltà che provano è che sia loro ancora possibile diventare amici di Dio. Il Signore comprende tale sentimento e lo fa palpitare nel cuore del figlio prodigo…Se i «giusti» sono sorpresi dal comportamento di un tale rabbi (cfr. Mt 9,11; Lc 15,2), anzi scandalizzati, non possono però affermare ch’egli non si interessi di loro: mangia pure con loro, discute, risponde alle loro domande; ma la loro reazione negativa sgorga precisamente da questo fatto: ch’essi vengono trattati alla stregua degli altri uomini su di un piano di eguaglianza.

Gesù cerca di far loro comprendere che non c’è motivo d’adontarsi; se il loro stato d’animo è quello di chi sta bene, di chi vede, di chi è giusto, perché non esultare nel vedere i peccatori che rientrano nella dolcezza dell’intimità divina? Perché il sano dovrebbe irritarsi se il medico guarisce un malato?

È la lezione della parabola dei due figli: se il figlio maggiore avesse nel suo cuore la gioia d’aver potuto rimanere nella casa di suo padre, avrebbe gli stessi sentimenti suoi nel ricevere il prodigo; ma a causa della pesantezza di un lavoro che si trascina solo in vista dell’eredità e della paura che il patrimonio possa ora diminuire si adira contro suo padre. Se vuole essere sincero, deve riconoscere di non essere meno lontano da suo padre di quanto non lo sia stato il fratello.

Forse che anche i farisei si sentono lontani dalla felicità della casa del Padre? Se si accorgono di essere pure loro peccatori e malati, non hanno che da confessarlo: il medico che può guarirli sta loro vicino. Dio dunque dà un valore immenso alla salvezza di ogni individuo…Gesù, infatti, non è venuto in nome di Dio alla ricerca dell’uomo per attribuirgli un perdono esteriore, giuridico, ma per dargli la vita. Il Regno che inaugura non è un trionfo militare e politico, realizzato con il massacro dei nemici di Israele, ma il dono di una nuova Vita offerta a tutti gli uomini.

Certo il Cristo scatena una guerra accanita, ma contro il peccato ed il suo principe, non contro i peccatori: perché il Regno è venuto per loro: per renderli liberi…Scorgiamo così i due aspetti di un unico tema: Dio cerca l’uomo per accoglierlo nella sua Vita; l’uomo, che si sente chiamato, ricercato da Lui, spinto verso di Lui dal suo peccato stesso, deve aprirsi, sincero come un bambino, affamato come un povero: accogliendo l’iniziativa divina l’uomo è accolto da Dio, aprendosi come un bambino, diviene di fatto figlio di Dio. L’accoglienza si realizza in questo «sì» che l’uomo dice a Dio…

La nozione di accoglienza presenta dunque nel Nuovo Testamento una omogeneità «dinamica», alla quale ogni autore umano porta il suo contributo e che viene sintetizzata nella pienezza del suo significato da San Giovanni. Essa ci appare, al termine di questo studio, in tutta la sua ampiezza; essa implica, infatti, il vero dramma della storia del mondo: la ricerca appassionata di Dio per la sua creatura e la risposta che questa deve dargli per essere accolta definitivamente nel suo amore.

* teologo e presbitero della Diocesi di Lugano (Campione d’Italia, 27 febbraio 1935 – Lugano, 5 maggio 2020)

Don Sandro Vitalini
5 Giugno 2020 | 06:44
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