Internazionale

Il ricordo di don Roberto: «Cancellava ogni distanza e ogni pregiudizio. Ora tocca a noi continuare a coltivare questi semi buoni».

Pubblichiamo la commovente testimonianza di due amici di don Roberto Malgesini, il sacerdote ucciso questa mattina a Como. Parole che fanno trapelare il ritratto di un «santo della porta accanto», come lo ha definito il vescovo Cantoni; un uomo buono che ha saputo donare amore agli ultimi, vivendo nel concreto la Parola di Dio fino all’ultimo istante.

«Chi era don Roberto?
Un sacerdote, un prete degli invisibili e degli ultimi. Ma ancor prima un uomo buono, umile, semplice e sempre in ascolto di chiunque avesse davanti, discreto ma sempre presente. Mai come in questi momenti le parole possono esagerare o amplificare
solo il «lato bello» della vita di una persona: chi lo ha conosciuto può invece tranquillamente dire che don Roberto viveva ogni giorno con gioia la forza dell’amore gratuito e generoso.

Noi abbiamo avuto la fortuna di conoscerlo prima come volontari alla mensa del povero, come giovane coppia, poi come sposi e infine come genitori e in queste poche righe vorremmo sottolineare proprio quel suo lato paterno, che ha sempre saputo trasmettere alle persone che lo circondavano. Di lui rimarrà viva la testimonianza di un Vangelo predicato e praticato nella sua vita, portato in tutte quelle periferie (fisiche e non) della nostra società, nei luoghi e a quegli uomini più ai margini e che troppo spesso per noi sono diventati invisibili o ancor peggio fastidiosi. Con una naturalezza disarmante don Roberto riusciva a cancellare ogni distanza e ogni pregiudizio, a fare sentire amate e a dare speranza a tutte quelle vite fragili e complesse. Siamo certi che tutta questa forza di amore poteva essere generata e abitata solo da Dio.

Oltre che nella sua missione verso i poveri e gli ultimi, riusciva sempre a interessarsi anche a te volontario, donna, padre, figlio. Riusciva con poche parole, quasi sussurrate con il suo tono gentile, a farti sentire importante, a condividere il fardello delle sofferenze che ognuno può portare nel cuore. Non era mai stanco di amare e di parlare in modo semplice e autentico di quel Gesù buono che aveva incontrato e che voleva far conoscere a tutti. Dopo ogni occasione di incontro, senza volerlo, ci lasciava dentro un senso di ricerca, una bonaria e velata provocazione all’impegno nel far sentire anche agli altri la carezza di un Dio paterno che ci vuole bene.

Vogliamo chiedere anche a voi di aiutarci a diffondere e a ricordare il bello della sua vita donata, cercate nei vostri cuori quell’amore che lui habvoluto testimoniare con la sua vita. Dobbiamo trovare dentro di noi la forza di continuare a coltivare i semi buoni che Dio ha affidato a lui e che sono arrivati ai tanti che l’hanno conosciuto, ma anche a tutti quelli che oggi si trovano disorientanti di fronte a questo tragico avvenimento. Impegniamoci a cancellare ogni seme di odio e indifferenza che abbiamo nel cuore e proviamo a sostituirlo con tre azioni buone, regalate a chiunque ci passa accanto nelle nostre giornate distratte.
Lui era questo per noi… un sorriso che scaldava il tiepidume delle nostre vite e ci richiamava alla bellezza dell’amore in Cristo. Sentiamoci chiamati in prima linea accanto a lui per trasformare questo nostro mondo troppo spesso egoista e arido in un ricco giardino, aperto a tutti».

Due amici di Como

Don Roberto Malgesini. Foto diocesi di Como.
15 Settembre 2020 | 16:10
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