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Parola del giorno rito Romano | Ambrosiano (17 gennaio 2026)
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  • Manuela Masone

    Giubileo dell'Ordo Virginum. La testimonianza di Manuela: “Ho scelto di vivere da consacrata nella società”

    Consacrate al Signore e missionarie nella società, è anche questa l’idea alla base dell’Ordo Virginum che proprio in questi giorni celebra il 50esimo anniversario della sua rinascita. Attualmente sono quattro le consacrate all’Ordo nella Svizzera Italiana; tra di esse vi è Manuela Masone che con grande entusiasmo ci racconta il percorso intrapreso e la bellezza trovata in questa vocazione.

    Quella di consacrarsi al Signore era una idea ben chiara nella testa di Manuela, che come ci spiega lei stessa era nata già in età giovanile. Non è stato però semplice riconoscere a quale tipo di vocazione il Signore la stava chiamando. A 20 anni la prima grande scelta con l’ingresso in una nuova comunità all'interno della quale Manuela rimane per quindici anni, ovvero fino a quando si rende conto che era chiamata a vivere altro: “Il mio desiderio – ci confida Manuela - era quello di vivere la consacrazione in mezzo alla gente; desideravo la dimensione dell’incontro quotidiano con le persone. Nel 2009 ho dunque lasciato la comunità; ho cercato una attività lavorativa e ripreso un cammino di discernimento vocazionale, portando a termine, allo stesso tempo, un percorso di studi alla Facoltà di Teologia di Lugano. In questo periodo di assestamento ho iniziato ad approfondire la vocazione dell’Ordo Virginum che in parte conoscevo già perché una carissima amica si era consacrata qualche anno prima, ma che mai fino a quel momento avevo considerato potesse essere fatta per me”. Così, dopo alcuni anni di grande cambiamento, nel 2015 Manuela viene consacrata da mons. Lazzeri e oggi vive la sua vocazione con grande semplicità ed entusiasmo, all'interno del luogo di lavoro, nell'ambito parrocchiale (in cui si spende facendo parte del Consiglio Parrocchiale), tra la gente che quotidianamente incontra, nella preghiera e nei momenti di formazione. “Lavoro nell'amministrazione pubblica, nel settore della comunicazione degli eventi. Nella mia attività lavorativa, che non è evidentemente legata alla Chiesa, vivere la mia vocazione significa fare quello che si è chiamati a svolgere con una particolare attenzione alla persona. Oggi è sempre più difficile trovare un luogo di lavoro che ne valorizza anche il lato umano; nella relazione con gli altri cerco di dare sempre una impronta di umanità”.

    Quella dell’Ordo è una vocazione che non ha visibilità, non avendo un segno distintivo, e che per sua natura si immerge nella società. L’altra particolarità è che ciascuna consacrata è libera di scegliere se vivere da sola o con altre consacrate: “Dopo una prima esperienza giovanile, in cui ho vissuto in comunità per diversi anni, ho sentito la necessità di vivere da sola e considero la casa come un luogo privilegiato dove vivo la mia relazione con Dio. Prima della consacrazione, ognuna di noi scrive una regola di vita personale che viene consegnata al Vescovo e che può essere modificata a seconda dei cambiamenti che avvengono nella propria vita. A dipendenza delle circostanze, ognuna sceglie dunque il percorso spirituale che è chiamata a vivere. Chiaramente ci sono dei punti fissi, come la Liturgia delle Ore, l’Eucarestia e la formazione continua che ognuna cerca di portare avanti personalmente e attraverso incontri dedicati. Alla base poi c’è sempre la consapevolezza di essere in comunione con le altre consacrate che vivono la stessa realtà in diocesi, in Svizzera e in Paesi diversi”. Un aspetto che colpisce di questa vocazione sta proprio nella grande libertà in cui vivono le sue consacrate: “è vero, c’è una grande libertà, e questo a volte spaventa un po’ coloro che si avvicinano all’Ordo e che hanno paura di perdersi in tale dimensione. Dal mio punto di vista, è chiaro che ciò richiede anche un percorso di crescita e una maturità umana. È una dimensione che io apprezzo molto, perché come cristiani siamo chiamati a vivere in una libertà feconda, fondamentale rimangono tuttavia la figura del padre/madre spirituale che accompagna ciascuna in un cammino di crescita e la propria diocesi”.

    In 50 anni si è constatata in tutto il mondo una crescita dell’Ordo Virginum: “Ci sono tante donne che magari vivono già la realtà diocesana – conclude Manuela -, ma che sentono questa chiamata particolare alla Verginità consacrata e che possono trovare nell’Ordo il percorso adatto a loro. La realtà del Battezzato è già completa; quella dell’Ordo è una chiamata particolare a vivere la verginità consacrata”.

    Silvia Guggiari

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