Diocesi

La pastorale diocesana della famiglia riflette sull'adolescenza

02.10.2018, 11:00 / RedCattFA

Più di trecento persone si sono stipate nell’aula magna del liceo diocesano per affrontare il tema dell’adolescenza, molto sentito dalle famiglie perché è un punto critico. Esplode la vita nei nostri figli e loro necessitano di figure educative solide, capaci di fare ordine nel loro cuore in subbuglio testimoniando più con i fatti che con le parole che “la vita vale la pena viverla”.

Nembrini ha posto subito al centro la vera questione dell’educazione: è necessario avere davanti adulti interessanti da seguire. E’ necessario capire la gravità del momento storico in cui ci troviamo. Oggi vediamo adulti che scaricano su altri adulti la responsabilità educativa. La famiglia in crisi accusa la scuola. La scuola in affanno accusa la famiglia…

E’ necessario ricominciare da capo, ripartire dalla persona. Chiunque nella situazione in cui si trova può rischiare. Un adulto, nonostante tutto, deve dirsi: “ma io ci provo…”. Avendo in chiaro però che l’educazione non è il tentativo di “travasare” un sapere (dei valori) nella testa dei ragazzi. L’educazione è sempre e solo una testimonianza di qualcosa di vero e bello vissuto sulla propria pelle. Di una felicità letta più negli occhi che sulle labbra. Perché la natura vera dell’uomo, a differenza dell’animale, è il desiderio sconfinato del suo cuore. Guardare il cielo infinito e stupirsi, commuoversi,…

I figli ci guardano sempre e in fondo ci fanno una sola domanda: “papà, mamma, assicuratemi che vale la pena di essere venuto al mondo”. Cioè ci chiedo le ragioni della nostra felicità. E nell’adolescenza, per fortuna, si hanno solo desideri grandi e quindi le prediche astratte non funzionano. Si desidera vivere alla grande!

Ma come mai gli adolescenti spesso non percepiscano il bene che i loro genitori gli vogliono? Perché si insinua sovente la logica del ricatto: “Ti vorremmo un mare di bene se… studiassi di più!” Ma la logica dell’amore è la misericordia incondizionata di Dio. I nostri figli sentono il moto dell’animo, cioè se c’è autentico amore o una qualche pretesa anteposta.

Non serve l’equipe di esperti. Ognuno di noi è la madre/il padre migliore per ciascun figlio. E i figli perdonano tutto, anche gli errori più gravi, ma devono avere davanti genitori che non hanno paura della vita, che desiderano cose grande. Non si può vivere per meno del desiderio infinito del nostro cuore. Così il cammino della vita diventa esaltante!

 

 

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