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Parola del giorno rito Romano | Ambrosiano (27 febbraio 2026)
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  • Arte e Cultura, Meride

    S. Silvestro a Meride nel nuovo numero di «Arte e Cultura»

    «La chiesa di San Silvestro a Meride ha una storia interessante e una ricchezza artistica davvero eccezionale. Soprattutto per gli affreschi di Francesco Antonio Giorgioli (1655-1725) che al suo rientro in patria, dopo aver esercitato la sua arte in molte parti d’Europa, lascia qui una sorta di testamento spirituale con un’opera poderosa. Notevoli sono pure gli stucchi degli artisti della famiglia Roncati, che segnano le vele delle volte della prima campata con angeli in volo, o quelli che fanno da cornice agli affreschi del Giorgioli. San Silvestro rappresenta, pertanto, uno degli esempi più interessanti di arte barocca in Ticino». È con queste parole che Giorgio Mollisi, direttore della rivista trimestrale «Arte e Cultura », ci introduce al tema del nuovo fascicolo, dedicato alla chiesa di San Silvestro di Meride e alle sue bellezze artistiche. 

    Giorgio Mollisi, qual è, in breve, la storia della chiesa di Meride? Un aspetto interessante è il fatto che essa, in origine, fosse integrata in un castello…

    Come era prassi, anche il castello medioevale di Meride includeva la sua chiesa, che tra la fine del Quattrocento e l’inizio del Cinquecento, venne ampliata mantenendo il precedente presbiterio; poi fu allungata ulteriormente di una campata verso la fine del Seicento. Il fatto interessante, è che siamo riusciti, per questo numero della rivista, a ricostruire le varie fasi andando a recuperare anche alcuni elementi costruttivi facenti parte della primitiva chiesa e finora mai pubblicati. 

    Gli affreschi di Francesco Antonio Giorgioli per la chiesa sono impressionanti per la loro bellezza. Cosa sappiamo di questo pittore e della realizzazione del ciclo pittorico?

    Esiste una monografia sul Giorgioli che nel nostro volume viene integrata e aggiornata. Oggi questo pittore viene ulteriormente valorizzato presentando tutto il suo percorso artistico che si snoda tra Ticino, Italia, Svizzera centrale, Germania, Austria, Moravia e Polonia. Il suo capolavoro nella chiesa di Meride è un condensato delle sue esperienze maturate all’estero con riferimenti e citazioni da pittori fra i più importanti dell’arte internazionale. Giorgioli si occupa della decorazione di tutta la chiesa: dall’arcone con la Crocefissione, alle cappelle, a tutto il presbiterio, la cui volta mostra la Trinità e la Madonna, ma che è dedicato al rapporto fra il papa Silvestro e l’imperatore Costantino. Ricca la successione degli avvenimenti sviluppati sulle pareti che, partendo dalla battaglia di Ponte Milvio, passa alla conversione di Costantino e al suo battesimo,terminandoconl’erezione delle chiese: un percorso che segna il passaggio fra il paganesimo dell’imperatore fino alla sua conversione completa al cristianesimo. Un modo per enfatizzare, agli inizi del Settecento, la sottomissione al papa dei governanti terreni, concretizzatasi con lo sviluppo favorevole degli avvenimenti storici. Naturalmente la parete centrale è tutta dedicata al Santo Patrono Silvestro, in abiti pontificali, condotto in gloria da quattordici angeli, mentre gli fanno da contorno, entro riquadri, i santi venerati a Meride: Giorgio, Quirico e il beato Manfredo Settala, oltre ai santi classici come Stefano, Francesco d’AssisieAntoniodaPadovaadoranti il Bambino. Molto interessante l’analisi iconografica di tutto il ciclo, che nella rivista si definisce completamente per la prima volta e che mostra una raffinata committenza, frutto della presenza in Meride di personalità dal grande spessore culturale. 

    Nell’introduzione definisce Meride un museo «a cielo aperto». Cosa ci rivelano queste testimonianze storiche, chiesa compresa, della vita della gente del posto nel passato?

    Meride ha proprio la caratteristica di un «museo diffuso», vale a dire di un luogo dove percorrendo le sue strade si incontrano antichi palazzi, stemmi nobiliari, affreschi votivi sulle facciate, edicole con sculture religiose e antichi oratori che fanno immergere immediatamente nella cultura e nell’arte. In effetti, chi entra nei quattro poli principali del paese (le due chiese, il Museo dei fossili del Monte San Giorgio – peraltro dichiarato dall’Unesco Patrimonio dell’Umanità – e il Museo Arte Sacra) ha la percezione esatta della ricchezza storica, artistica e scientifica di questo paese, frutto del lavoro, della creatività e della fede dei suoi abitanti. Dal 2008, in particolare, è stato istituito un museo parrocchiale che conserva numerose opere: dipinti e sculture, tessuti sacri, oggetti liturgici e arredi, oltre a documenti antichi e pergamene. La maggior parte di questo prezioso materiale proviene dalla chiesa di San Silvestro che, nel tempo, ha ceduto la funzione di chiesa parrocchiale a quella di San Rocco, perché in posizione più centrale nel paese. Il museo è una testimonianza anche delle opere dei numerosi artisti di Meride e dei preziosi oggetti inviati dai luoghi d’emigrazione. 

    Il nuovo numero della rivista, introdotto dai saluti del Presidente del Consiglio parrocchiale locale, Pascal Cattaneo, e con i contributi, oltre che di Giorgio Mollisi, di Mirko Moizi, Daniela Mondini, Andrea Spiriti, Laura Facchin e Massimiliano Ferrario, può essere acquistato scrivendo a edizioni@fontana.ch.

    Laura Quadri

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