Diocesi

Nuova versione Padre Nostro, mons. Nicola Zanini: "La nuova traduzione ci rivela Dio Padre come Amore"

15.11.2018, 15:51 / Laura Quadri

L’Assemblea generale della Cei ha approvato la traduzione italiana della terza edizione del Messale Romano, a conclusione di un percorso durato oltre 16 anni. Il testo della nuova edizione sarà ora sottoposto alla Santa Sede per i provvedimenti di competenza, ottenuti i quali andrà in vigore anche la nuova versione del Padre nostro (“non abbandonarci alla tentazione”) e dell’inizio del Gloria (“pace in terra agli uomini, amati dal Signore”). Ne parliamo intanto con don Nicola Zanini, vicario Generale della Diocesi di Lugano e già professore di Liturgia alla Facoltà di Teologia di Lugano.

La nuova versione del Padre nostro è frutto di un lungo percorso. Come mai?
“Il percorso di traduzione durato 16 anni riguarda il Messale romano, non la traduzione del Padre nostro. La nuova traduzione italiana della Bibbia da parte della CEI (testo utilizzato nella liturgia) è stata approvata già 10 anni fa, nel 2008. Difatti, già ora, durante le nostre liturgie, quando si legge il brano del “Padre nostro”, viene proclamata la nuova versione. E questo da 10 anni, appunto. Nel 2008 i vescovi italiani avevano esplicitato che tale traduzione entrava in vigore unicamente nel nuovo Lezionario (il libro delle letture per la Messa, in parole povere), ma non come preghiera nella liturgia. Ora le cose sembrano cambiare. La CEI ha approvato il nuovo Messale che sarà sottoposto alla Santa Sede per l’approvazione definitiva. A quel momento – e solo a quel momento – la nuova versione del Padre nostro sarà recitata anche durante le nostre Celebrazioni. Sottolineo: “solo a quel momento”, non da subito. È necessario attendere l’approvazione della Santa Sede prima di recitare – nelle nostre Messe – il Padre nostro secondo la nuova versione”.

Ha delle ripercussioni pastorali questa nuova traduzione?
“La prima ripercussione sarà pratica: una volta ricevuta l’approvazione romana, inizieremo a recitare il Padre nostro secondo la nuova formula. Non sarà da subito semplice cambiare le abitudini. Con la “vecchia” traduzione siamo tutti cresciuti. Ci vorrà un po’ di tempo per non sentire nelle nostre assemblee chi recita secondo un modo, e chi secondo un altro. Ma sarà semplicemente questione di qualche mese e poi ci abitueremo. La ripercussione pastorale più incisiva sarà comunque quella di evitare, grazie alla nuova traduzione, di guardare a Dio Padre come a qualcuno che ci butta nella tentazione, magari in modo un po’ cinico. “Non abbandonarci nella tentazione” ci permette più chiaramente di avere uno sguardo su Dio come “Padre di amore”. Mi preme sottolineare che comunque questo passaggio del “Padre nostro” era già frutto di discussioni nel IV-V secolo!”

Se volessimo fare un breve punto sul cammino della riforma liturgica, cosa si potrebbe dire?
“La ringrazio per questa domanda perché mi permette di sottolineare che il comunicato odierno della CEI riguarda l’approvazione del nuovo Messale e non semplicemente la questione del “Padre nostro” e dell’inno “Gloria”. L’attendavamo da 16 anni. Difatti l’ultima edizione latina (si dice “Editio typica”), il modello (tipo) a cui fare riferimento per la traduzione nelle varie lingue, risale al 2002. La prima edizione del Messale romano frutto del Vaticano II risale al 1970, la seconda al 1975 e la terza al 2002, appunto. Quindi questa approvazione era attesa da anni. I Vescovi italiani sottolineano che questa nuova pubblicazione (qualora – e lo auspichiamo – La Santa Sede la dovesse approvare) sarà l’occasione per contribuire al rinnovamento delle nostre comunità nel solco della riforma liturgica. Sarà previsto un sussidio di accompagnamento. Non ho dubbi: un’occasione d’oro per le nostre comunità. È questa, a mio avviso, la vera “riforma della riforma”. Non un cambiamento di strada e un rifugio verso un passato della liturgia, ma un rinnovamento delle nostre comunità, riprendendo i valori del Concilio Vaticano II e dunque anche della stessa riforma liturgica, che troviamo ben espressa nel Messale attuale, chiamato di Paolo VI.

Come vede l’applicazione in Ticino? In alcune chiese ci è già capitato di sentire la nuova versione…
“L’introduzione del nuovo Messale sarà una grande opportunità per le nostre comunità per ripensare al valore che la liturgia e la celebrazione dell’Eucaristia devono avere dentro il cammino della Chiesa, per un’autentica spiritualità (non devozione) liturgica.
L’introduzione della nuova versione del Padre nostro in alcune chiese è già stata, erroneamente, introdotta, creando confusione tra i fedeli. Attendiamo la definitiva approvazione e poi, insieme, la reciteremo nelle nostre comunità. L’unità della Chiesa si esprime anche attraverso un sentire comune nella preghiera.

Può dirci qualcosa anche del Gloria, che ora sarà: “pace in terra agli uomini, amati dal Signore”?
“Sì, il comunicato della CEI parla anche di questa nuova traduzione. È più fedele al testo originale e anche questa traduzione è già presente nella traduzione italiana della Bibbia del 2008. Certamente farà meno discutere rispetto alla nuova traduzione del Padre nostro e magari anche rispetto ad alcuni elementi nuovi che troveremo nel Messale, di cui il comunicato odierno non parla”.

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