Papa Francesco durante la sua recente visita negli Emirati Arabi Uniti(KEYSTONE)
Commento
Papa Francesco durante la sua recente visita negli Emirati Arabi Uniti(KEYSTONE)

Mostra alla Facoltà di Teologia di Lugano: i Papi e il dialogo interreligioso

09.02.2019, 06:00 / redazionecatt

«Il Papa non crede al binomio Islam-fondamentalismo. Bergoglio punta su altro: ci ricorda la radice abramitica che ci accomuna; il Dio degli ebrei, dei musulmani e dei cristiani è lo stesso». È con queste parole che Antonio Angelucci, esperto di diritto islamico alla Facoltà di Teologia di Lugano ci spiega la rilevanza della Dichiarazione, firmata in modo congiunto lunedì scorso da Papa Francesco e dal Grande Imam sunnita dell’università di al-Azhar, durante il suo viaggio negli Emirati Arabi Uniti, appena conclusosi.

La Dichiarazione porta l’emblematico titolo «Fratellanza umana per la pace mondiale e la convivenza comune» ed esprime l’importantissima condanna comune di al-Azhar e del Vaticano dell’uso del nome di Dio per legittimare la violenza, che chiediamo al professore di commentarci: «Il Papa ha più volte detto che i cristiani devono essere delle “sentinelle di fraternità” nella “notte dei conflitti”. Pensiamo allo Yemen, pensiamo alla Siria ma anche a quei conflitti di prossimità, che la questione dei migranti ci pone sotto gli occhi costantemente. Per tutti questi casi, cristiani e musulmani dimostrano di volersi impegnare per la diffusione di una cultura della fratellanza. È una battaglia anche contro il secolarismo, che schiaccia le religioni e le vorrebbe vedere l’una contrapposta all’altra. Ma la vera laicità dello Stato è altro, è una laicità che deve essere inclusiva del fenomeno religioso, garanzia di convivenza. In questo senso, nella Dichiarazione è anche stato chiesto di non far più riferimento al termine di minoranza religiosa. La fratellanza implica che tutti godano del medesimo rispetto». «In particolare, la Dichiarazione vuole tornare al nucleo delle messaggio coranico, un messaggio di pace e non di guerra, mentre per i cristiani è un ribadire quanto già detto nel Concilio Vaticano II». Ma questa Dichiarazione avrà dei risvolti pratici? «Dipende tutto dalla volontà dei singoli di attuarla, dalla preghiera, dal dialogo civile. In questo senso, è molto significativo che la Dichiarazione verrà studiata nelle università sia musulmane che cattoliche, perché è lì il nostro futuro: i giovani ».

A questo proposito, lunedì inaugurerete alla Facoltà di Teologia di Lugano proprio una mostra dedicata al dialogo interreligioso… «Sì, questa mostra, in fondo, ripercorre proprio quegli antefatti che hanno poi permesso di giungere alla Dichiarazione di questi giorni. Grazie alla mostra, speriamo che gli studenti si convincano che i diritti religiosi sono in dialogo fra loro, non solo a livello teorico ma anche concreto. Con l’Islam, in particolare, il dialogo avviene sul piano delle opere. Ci sono in diverse parti progetti portati avanti da cristiani e musulmani, in particolare sul piano dell’accoglienza e della formazione dei giovani”.

I Papi e il dialogo interreligioso alla Facoltà di Teologia di Lugano

Si terrà lunedì 11 febbraio alle ore 17 l’inaugurazione ufficiale della mostra fotografica «1986-2016: Trenta anni di incontri di tre Papi con le comunità ebraiche, con le chiese cristiane non cattoliche e con le comunità islamiche», promossa dall’Istituto di DiReCom e dall’Associazione Veritas et Jus della Facoltà di Teologia di Lugano. Interverranno alcuni noti rappresentanti delle varie comunità religiose: il prof. Libero Gerosa, la prof. Rosanna Cerbo, il prof. Vittorio Robiati Bendaud, il prof. Pierfrancesco Fumagalli, il prof. Paolo Branca, l’Imam Yahya Pallavicini e il prof. Antonio Angelucci. Il percorso espositivo desidera celebrare gli incontri avvenuti fra le Comunità ebraiche, cristiane ortodosse e protestanti e musulmane.

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