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Parola del giorno rito Romano | Ambrosiano (29 gennaio 2026)
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  • Il vescovo di Lugano, Valerio Lazzeri

    Mons. Lazzeri sulla ripresa delle celebrazioni: “Pronti a riprendere il cammino con tutte le misure necessarie”

    Funzioni religiose aperte al popolo dal 28 maggio, lo ha confermato mercoledì pomeriggio il Consiglio Federale in una conferenza stampa. “Una grande notizia che ci riempie di gioia”, ha commentato il Vescovo di Lugano, mons. Valerio Lazzeri, al quale abbiamo chiesto una reazione in vista di questa ripresa tanto attesa da sacerdoti e fedeli.

    Mons. Lazzeri come ha accolto questa notizia?

    La notizia l’abbiamo accolta con gioia perché il desiderio era proprio quello di arrivare a celebrare almeno il compimento del tempo pasquale nella festa di Pentecoste. Penso sia arrivato il momento in cui con le attenzioni adeguate e con l’impegno da parte di tutti a rispettare le misure richieste per contenere il contagio si possa tornare a celebrare le funzioni religiose. La festa di Pentecoste poi è particolarmente significativa, essendo il momento in cui gli Apostoli riuniti tutti insieme nello stesso luogo ricevono il dono dello Spirito. Poterlo fare realmente nello stesso luogo con il popolo di Dio rende ancora più bella la festa.

    Funzioni aperte ma con molte norme di sicurezze da rispettare. Cosa vuol dire ai fedeli desiderosi di tornare a celebrare l’Eucarestia ma combattuti ancora dalla paura del contagio?

    Abbiamo dato indicazioni molto precise (vedi piano di protezione, ndr), chiarendo che non c’è nessun obbligo per chi ancora non si sente sicuro, o che comunque rientra in una fascia della popolazione a rischio. Per questo abbiamo mantenuto la dispensa; chi ha problemi di salute, difficoltà, o ha dei dubbi sulla possibilità di partecipare si deve sentire assolutamente dispensato. D’altra parte io penso che in alcuni casi qualcuno potrebbe non trovare posto perché la chiesa è troppo piccola o perché ci sono già troppe persone. Bisogna dunque vivere questa fase con pazienza e comprensione, trovando soluzioni alternative, con la consapevolezza che ci troviamo in una situazione che non è ancora quella ideale ma sicuramente molto meglio rispetto a quella che abbiamo vissuto fino ad ora.

    Qual è il suo bilancio di questi mesi trascorsi tra celebrazioni in streaming e uso smisurato della rete per continuare ad essere Chiesa in un tempo di emergenza?

    È difficile fare un bilancio a tempo ancora non concluso. Penso ci vorrà del tempo. Noi abbiamo cercato di usare questi mezzi per compensare in una certa misura quello che ci veniva a mancare, consapevoli fin da subito che niente poteva sostituire pienamente la celebrazione con il popolo di Dio. Non abbiamo mai pensato che questo potesse essere un’altra forma di partecipazione; quello che abbiamo vissuto lo abbiamo fatto per cercare di offrire alle persone un aiuto in una situazione eccezionale che speriamo non debba ripetersi. Lo scopo è stato quello di dare un segnale di una realtà che non si interrompe. Era importante continuare a ricordare, anche attraverso i mezzi che abbiamo a nostra disposizione, e che solo parzialmente possono sostituire quello che eravamo abituati a vivere, che questa comunione non tangibile ma reale ci unisce in ogni situazione.

    Cosa le resta di questo lungo tempo di digiuno eucaristico con il popolo?

    Credo bisognerà aspettare un po’ di tempo per capire quale impatto ha avuto questo tempo nuovo e per capire come ha lavorato nei cuori di noi pastori ma anche nei cuori dei fedeli.

    Silvia Guggiari

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