Ticino

Le risposte etiche del documento vaticano sui vaccini contro il Covid-19

Il tema dei vaccini contro il virus che causa il Covid-19 è l’argomento del momento. Un tema che fa discutere sul quale è intervenuto il Vaticano in più occasioni e non solo per ricordare il «diritto di tutti al vaccino, soprattutto quello dei Paesi poveri» ma anche per affrontare altre questioni etiche. In un documento pubblicato il 21 dicembre 2020 dedicato alla liceità dei vaccini, la Congregazione per la dottrina della fede, ex Sant’Uffizio, risponde, come si legge, a «diverse richieste di un parere sull’uso di alcuni vaccini contro il virus SARS-CoV-2 che causa il Covid-19, sviluppati facendo ricorso, nel processo di ricerca e produzione, a linee cellulari che provengono da tessuti ottenuti da due aborti avvenuti nel secolo scorso». Il documento ritiene «moralmente accettabile» l’utilizzo di vaccini ottenuti con cellule da feti abortiti se non ci sono altre chance di produzione. «Quando non sono disponibili vaccini contro il Covid-19 eticamente ineccepibili (ad esempio in Paesi dove non vengono messi a disposizione dei medici e dei pazienti vaccini senza problemi etici, o in cui la loro distribuzione è più difficile a causa di particolari condizioni di conservazione e trasporto, o quando si distribuiscono vari tipi di vaccino nello stesso Paese ma, da parte delle autorità sanitarie, non si permette ai cittadini la scelta del vaccino da farsi inoculare) è moralmente accettabile utilizzare i vaccini anti-Covid-19 che hanno usato linee cellulari provenienti da feti abortiti nel loro processo di ricerca e produzione». Il prof. André Marie Jerumanis che insegna bioetica alla Facoltà di Teologia di Lugano ci aiuta a capire. «Si tratta, nel caso menzionato dal documento vaticano che riguarda la produzione di alcuni vaccini contro il virus SARSCoV-2, di due feti di 60 anni fa, frutto di aborto terapeutico, da cui hanno preso le cellule dalle quali hanno fatto moltiplicare le linee cellulari. Di fatto – prosegue Jerumanis – in analogia è come prendere un organo di una persona deceduta, anche senza il suo accordo, per trapiantarlo in un’altra persona e salvare così una vita umana. Come l’organo del morto non è la persona del morto, queste linee cellulari derivate da due cellule embrionali, non sono parti di feti, come mi è capitato di leggere in alcuni blog». Lo stesso papa Francesco si è fatto vaccinare con un vaccino di questo tipo, il PfizerBiotech. Il documento osserva che «la ragione fondamentale per considerare moralmente lecito l’uso di questi vaccini è che il tipo di cooperazione al male (cooperazione materiale passiva) dell’aborto procurato da cui provengono le medesime linee cellulari, da parte di chi utilizza i vaccini che ne derivano, è remota». Come ci spiega Jerumanis «il problema nella fase di produzione in certo modo viene avvertito e il documento vaticano chiede possibilmente di evitare (se possibile, ma non sempre in questa situazione lo è) alle ditte farmaceutiche e ai governi una produzione di vaccini da feti abortiti, impegnandosi nella ricerca di vie di produzione che impieghino altro materiale biologico». Ma «non sempre è possibile» ribadisce Jerumanis. Nella nota, richiamando i precedenti, si spiega che quando non esistono vaccini «eticamente ineccepibili», allora è «moralmente accettabile» vaccinarsi con quelli che hanno usato linee cellulari provenienti da feti abortiti. A prevalere, in ogni caso, è il «grave pericolo», come la diffusione di un agente patogeno grave, che va affrontato in ogni caso, anche grazie al vaccino. Chi, invece, rifiuta questi vaccini, secondo il Vaticano deve «evitare, con altri mezzi profilattici e comportamenti idonei, di divenire veicolo di trasmissione dell’agente infettivo». Scongiurando, così, i rischi per la salute di altre persone, soprattutto quelle più vulnerabili. Nel 2005 un altro documento vaticano aveva già trattato questa problematica riguardo alla produzione di vaccini contro la rosolia che avvengono con procedimenti analoghi. La nota vaticana ribadisce comunque che l’utilizzo moralmente accettabile di questi tipi di vaccini, per le particolari condizioni che lo rendono tale, «non può costituire in sé una legittimazione, anche indiretta, della pratica dell’aborto, e presuppone la contrarietà a questa pratica da parte di coloro che vi fanno ricorso».

Cristina Vonzun