Ticino

Le bellezze storico artistiche del Canton Ticino: Monti di Curogna

Fin qui, nella piccola serie sui gioielli dell’arte sacra in Ticino abbiamo privilegiato i centri abitati. Oggi saliamo ai monti, perché spesso, gli abitanti dei paesi di pianura vollero abbellire anche chiesine ed oratori dei principali maggenghi, per ritrovare nella vita semi-nomade degli abitanti di molte valli, dei luoghi in cui incontrare uno spazio di bellezza e di preghiera.

Cugnasco, in questo senso, è veramente un esempio straordinario. Gli abitanti di questa regione nel Medioevo abitavano nelle frazioni montane, Ditto e Curogna, per evitare i miasmi del piano di Magadino, allora paludosi e infettati dalla malaria. Solo poco alla volta, anche grazie all’arrivo dei frati serviti, e alla pressione demografica data dall’arrivo di pastori della Verzasca, parte degli abitanti si trasferì al piano, fino a costruire la parrocchiale del XVII secolo dedicata a San Giuseppe. I monti restarono comunque abitati e un punto importante per il nomadismo tipico della Verzasca. La chiesina dedicata ai Santi Anna e Cristoforo, posta sui monti di Curogna, è un edificio risalente al tardo Medioevo, dapprima dedicata al patrono dei pellegrini, poi, dal Seicento, anche a Sant’Anna. L’edificio fu ingrandito nel 1578. La chiesa è adornata, sulla facciata, dall’immagine di San Cristoforo, secondo gli ordini vescovili post-tridentini (che chiedevano che ogni chiesa presentasse, in facciata, il santo o il mistero della fede a cui era dedicata), ma anche per scopi devozionali. Si credeva infatti che il pellegrino che avesse visto un’immagine di San Cristoforo, per quel giorno non avrebbe avuto incidenti gravi o mortali. Completa l’esterno un campaniletto a vela. Nell’oratorio, si scopre una navata unica, terminante in un’abside semicircolare senza finestre. La copertura è piuttosto rustica, con un semplice soffitto ligneo. A colpire sono i bellissimi affreschi: partendo dall’abside dobbiamo citare la Maestà del Signore, eseguita nella prima metà del XV secolo, coeva alla Madonna del Latte e ai santi Giovanni Battista e Antonio Abate, presenti sulla parete meridionale. Ancora più antichi sono San Lorenzo (riconoscibile grazie alla palma e alla graticola) e Sant’Agata (con la tenaglia usata dagli aguzzini per strapparle il seno). Sull’altra parete, di fronte, e in controfacciata sono visibili degli altri dipinti manieristici, del bellinzonese Alessandro Gorla nel 1602. Da vedere in zona: vale la pena fare una capatina verso i vicini monti di Ditto, che presentano all’interno dell’oratorio dedicato a San Martino degli affreschi simili (del Quattrocento e del Gorla). Al piano, per completare l’escursione si possono visitare l’oratorio della Madonna delle Grazie e la parrocchiale.

Chiara Gerosa

Dal libro: Il Sacro nel Ticino, a cura di Salvatore Maria Fares e Stefano Zuffi (2019, edizioni Skira)

4 Agosto 2019 | 12:01
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