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Parola del giorno rito Romano | Ambrosiano (25 gennaio 2026)
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  • Jacques Nuoffer, co-fondatore e presidente di Groupe SAPEC

    La propria sofferenza condivisa aiuta altri che hanno subito

    di Katia Guerra

    Vittime all’ascolto di altre vittime: è nata così, nel 2010, nella Svizzera francese, «Groupe SAPEC», un’associazione a sostegno di chi è stato confrontato con un abuso da parte di un’autorità religiosa. «Il nostro messaggio è: siamo qui per aiutarvi, per permettervi di vedere le cose più chiaramente, di informarvi sui vostri diritti, vi supportiamo nei vostri sforzi, rispettando la riservatezza», ci spiega Jacques Nuoffer, co-fondatore e presidente di Groupe SAPEC.

    Questo approccio e il lavoro di informazione e sensibilizzazione portato avanti in questi anni ha permesso a molte vittime di trovare il coraggio di uscire dall’ombra. È stato anche di ispirazione per altre persone vittime, in Svizzera tedesca, che hanno deciso di seguire l’esempio e si sono fatti accompagnare dal Groupe SAPEC a fondare, una decina di anni dopo, un’associazione similare (IG-MikU), presieduta da Vreni Peterer, ospite questa sera di «Strada Regina» e domani di «Chiese in diretta» (vedi pag. 3).
    «Dal nostro punto di osservazione ciò che emerge dello studio pilota sugli abusi in ambito ecclesiastico non sorprende», rivela Jacques Nuoffer, che si augura che la ricerca possa proseguire al più presto, anche e soprattutto attraverso la raccolta di testimonianze orali. Evidenzia inoltre la necessità di prestare particolare attenzione alla Svizzera italiana. A questo proposito è stata suggerita da parte del Groupe SAPEC, la creazione di un numero di chiamata neutro e indipendente dalla Chiesa, a livello nazionale, dove le vittime possano farsi avanti, così pure delle serate informative da parte del gruppo di ricerca per andare incontro alle vittime. «È difficile, per le vittime, parlare di ciò che è successo. Perché si sentono in parte responsabili, come se fosse colpa loro. E poi c’è la paura delle reazioni di chi le circonda o di non essere ascoltate: sono molti i fattori che si mettono in mezzo. In Ticino la presenza della Chiesa è forse sentita ancora come forte», ci spiega Nuoffer. «Parlare di questo tema, rendere pubbliche delle testimonianze sui media, nella società risveglia molte volte la memoria nelle vittime e succede un po’ come in una pentola a pressione: la tensione aumenta e ad un certo momento il tenersi dentro questo segreto diventa insopportabile». In questo senso lo studio pilota sugli abusi in ambito ecclesiastico è un’opportunità per mantenere viva l’attenzione sul tema. È però necessario che le vittime possano avere uno spazio nel quale trovare il necessario sostegno e accompagnamento. Anche il Groupe SAPEC si unisce all’appello rivolto da più parti alle vittime, in particolare in Ticino, a farsi avanti e si mette a sua volta a disposizione per ascoltarle e accoglierle (groupe-sapec.ch).

    Dove annunciare in Ticino casi di abuso in ambito ecclesiale:

    Commissione di esperti della diocesi di Lugano: Carlo Calanchini, +41 91 923 72 72, carlo.calanchini@catt.ch; Rita Pezzati, +41 76 529 27 22, pezzri@gmail.com
    Servizio per l’aiuto alle vittime di reati (Servizio LAV) del Canton Ticino: 0800 866 866 o dss-lav@ti.ch
    Contatto diretto dell’Amministratore Apostolico della diocesi di Lugano: Mons. Alain de Raemy, presso Curia vescovile, Borghetto 6, CH-6900 Lugano; mail: segreteria.vescovo@catt.ch

    Chiunque è vittima o è a conoscenza di abusi sessuali nell’ambiente della Chiesa cattolica a livello svizzero è invitato a rivolgersi al gruppo di ricerca dell’Università di Zurigo (si può scrivere anche in italiano). Mail: forschung-missbrauch@hist.uzh.ch.

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