Ticino

La popolazione dell'Alta Vallemaggia accoglie il suo Vescovo

Visitare la Vallemaggia non è solo l’occasione di nutrirsi del bel paesaggio del posto – le tipiche case in sasso, i grandi prati verdi, gli animali al pascolo – ma è anche fare un incontro molto ravvicinato con le sue storie, le sue tradizioni. Man mano che avanzi nella Valle, te ne senti avvolto. La gente, quando ti avvicina, è per parlarti e dirti quanto ancora «ci si trova bene», lì, tra quelle case, quelle tradizioni. Nonostante l’età della popolazione sia sempre più alta, c’è anche la presenza dei più giovani, che mons. Lazzeri, proprio in visita pastorale nei giorni scorsi nella parte alta della Valle, ha voluto incontrare venerdì pomeriggio. «Ci ha spiegato cosa fa un Vescovo, perché ha scelto uno stemma come Lasciate suonare la musica, come si svolgono le sue giornate», ci racconta entusiasta Elia, 12 anni, seconda media.

Elia ci viene incontro per raccontarci dell’incontro con il Vescovo quasi spontaneamente, alla fine della Santa Messa a Bignasco di ieri sera con il Vescovo. Come lui, molte altre persone sono entusiasmate dai quattro giorni che il Vescovo di Lugano ha voluto condividere con loro. In particolare, mons. Lazzeri ha voluto essere vicino agli anziani della Valle, con la visita alla residenza Alle Betulle. Anche questo incontro è stato molto apprezzato, ci racconta Ansastasia, una giovane ragazza che era presente per assistere al momento: «Gli anziani hanno preparato con i loro educatori delle domande da porre al Vescovo. È stato proprio un incontro a tu per tu. Si sono interessati della sua storia, della sua vocazione; hanno voluto sapere quando ha sentito la chiamata, come hanno reagito i suoi genitori. Insomma, proprio grazie agli anziani, il Vescovo è potuto ritornare alle origini della sua chiamata». Il vescovo ha condiviso così un pezzo della sua storia; gli anziani, in cambio, hanno donato la loro. «Un’anziana è andata apposta al museo di Cevio per ritirare un ombrello appartenente a un suo bisnonno, stalliere a Roma; voleva mostrarlo al Vescovo, ma soprattutto raccontargli questa storia».

Una visita all’insegna dell’ascolto

La gente ha davvero trovato quell’ascolto che il Vescovo si era ripromesso di dare. Come nell’incontro, venerdì sera, con i vari Consigli parrocchiali, dove si è discusso soprattutto della ridefinizione che sembrerebbe essere necessaria dell’Associazione mantello che riunisce tutte le parrocchie della Valle, cercando di chiarire le incomprensioni sorte con il tempo.  

Sabato a mezzogiorno, invece, il pranzo con i Sindaci, «un pranzo al di fuori dell’ufficialità, in uno stile semplice», ci dice grato il sindaco di Cevio Pierluigi Martini. «Il Vescovo è sembrato soddisfatto e lo siamo stati anche noi. «È stata una sua scelta, molto azzeccata, quella di avere un incontro che non fosse istituzionale».

Della semplicità della Visita del Vescovo hanno potuto godere anche i tre sacerdoti cui è assegnata la cura delle 16 parrocchie dell’Alta Vallemaggia: «Abbiamo potuto avvicinarlo – racconta don Elia Zanolari – e conoscerlo meglio, con calma. È stato bello che abbia voluto incontrare gli anziani non solo della Casa anziani, ma recarsi egli stesso nelle loro case, dedicando loro la giornata di sabato. Molti erano commossi: il Vescovo che ti viene a trovare!».

«È bello avere il Vescovo vicino, ogni tanto; per noi è come un fratello, ma anche un padre», commenta anche la signora Ilde, seduta sul muretto fuori dalla chiesa di Bignasco, al termine della Santa Messa, mentre osserva assieme a noi la gente che si assiepa attorno al Vescovo. Un uomo claudicante si avvicina al Vescovo; mons. Lazzeri gli corre letteralmente incontro, lo saluta come se si conoscessero da sempre. «Vede come è bello tutto ciò?», ribadisce Ilde, indicandoci il senso profondo della visita pastorale.

Incontrarsi nella semplicità

Una visita che il Vescovo ha voluto proprio come è stata percepita, all’insegna della semplicità, «per entrare nel ritmo della vita ordinaria, abitata da una Presenza», ha ribadito durante l’omelia, sempre durante la Santa Messa di ieri sera.

Poi, soffermandosi sulla pagina del Vangelo odierna, ha sottolineato come essa vada letta «in modo intelligente» e che il ricco amministratore di cui si narra «ha evidentemente un comportamento morale inaccettabile, tuttavia ci insegna a reagire alle difficoltà». «Quando ci troviamo davanti a un fallimento anche noi tendiamo a rifugiarci nell’idea che qualcuno possa venire in nostro aiuto o che comunque, nonostante tutto, con le nostre forze ce la faremo». «Nel Vangelo invece, la rinascita del protagonista dell’episodio avviene quando egli è capace di chiedersi e di rispondersi: che farò? So io cosa fare! Egli rappresenta quell’audacia che ogni cristiano dovrebbe sempre avere. Quante volte, noi invece, davanti alle difficoltà ci rassegniamo!».

E tra le difficoltà, il Vescovo cita nello specifico quelle della Valle: sempre meno gente che frequenta la Chiesa, esperienze di solitudine, di una forza che se ne va. Ma è allora che «dobbiamo avere l’inventiva, la capacità di creare di nuovo, di trasgredire in un certo senso le regole del mondo con un atto di fiducia che superi tutto il resto: fiducia perché io sono vivo e il mio cuore può accogliere la grazia del Signore».

Di fronte alle chiese sempre più vuote, il Vescovo ammette che è «un fatto che ci interroga», «ma alla fine ciò che conta sono i nostri volti e i nostri nomi, valorizzando quello che si realizza in questo nostro trovarsi assieme». «Quanta intensità di vita una volta che la Parola è annunciata, il Pane spezzato!», esclama mons. Lazzeri. «Dio – ha concluso – c’è anche quando, in apparenza, non c’è più niente». «Non c’è situazione storica o luogo troppo discosto perché il Vangelo non possa essere valido; il Vangelo può essere vissuto in ogni situazione».

Il «cuore giovane» della Valle

Uno slancio di cui sono testimonianza anche alcune belle iniziative fiorite negli anni nella Valle. Dopo la Santa Messa a Bignasco incontriamo ad esempio il Presidente del Consiglio parrocchiale di Menzonio, Michele Anzini. Anche in questo caso, è lui ad avvicinarci, per raccontarci dell’attaccamento alle proprie radici anche nei più giovani. «Oratori, feste, tradizioni: la Valle Maggia è tutto questo; la gente – a Menzonio siamo in  80 – collabora molto tra di loro». La storia che ci vuole raccontare, in particolare è quella del piccolo oratorio sui monti di Mogneo, risorto negli anni 2000, in occasione dell’anno giubilare, per volontà di alcuni giovani della Valle, che «hanno trovato bello ritrovarsi legati dalla fede comune».

«Ogni 25 anni – ci spiega – era prevista una festa sul Monte Cima. Ma quell’anno, nel Duemila, fu diverso. Accadde qualcosa; i giovani sentirono che era davvero bello ritrovarsi assieme e che era decisamente troppo lasciare che trascorressero altri 25 anni per ritrovarsi».

Bisognava trovare modalità nuove d’incontro. La Valle Maggia è anche questo: tradizioni che uniscono e giovani che le mantengono vive. Così, quel gruppo di giovani decide di istituire una festa sui Monti di Mogneo, individuato come luogo di un possibile ritrovo annuale grazie alla presenza di un vecchio oratorio. «Solo un piccolo gruppo di fedeli vi si recava ancora per quel giorno durante l’anno. Il luogo ideale; così incominciammo a pulire e tagliare per dar luce e riscoprire le bellezze di un terreno dove i nostri avi avevano lavorato negli anni passati». Di lì a poco, ne sarebbe nato addirittura un gruppo, il «Gruppo Mogneo – Messaggio d’amicizia»: «Grazie a questi amici e alla loro volontà – tutti giovani  – siamo riusciti a far rinascere ciò che il tempo si stava portando via». Oggi, il piccolo oratorio di Mogneo raccoglie attorno a se ben 200 persone, che per una settimana intera, una volta all’anno, si ritrovano a festeggiare, per il gusto certo di stare assieme, ma anche come segno di gratitudine verso il Signore. Ad oggi, ci spiega Michele, «innumerevoli sono le persone che si affiancano nei preparativi della festa, nel trovarsi assieme, nel condividere gioie e dolori e tutto questo ha fatto sì di avere un  gruppo forte, che dopo diciannove anni  è ancora una bella realtà». A questa gioventù e al cuore giovane della Valle, mons. Lazzeri ha voluto dedicare l’ultimo atto della sua Visita pastorale, celebrando questa mattina a Sornico la Cresima di ben 9 ragazzi, segno, ancora una volta, della sua sollecitudine pastorale verso le nuove generazioni.

Valentina Anzini, che li ha preparati come catechista e attualmente studentessa della Facoltà di teologia di Lugano, ci fa presente, a questo proposito, che questo è quanto il Vescovo ha ripetuto a ogni incontro: «Davanti al problema dello spopolamento della Valle, ai problemi finanziari delle varie parrocchie, si sarebbe tentati di cedere allo scoraggiamento. Il Vescovo, invece, ha voluto partire da qui con la sua Visita pastorale per riconfermare il valore del nostro lavoro e che, soprattutto, la fede c’è ancora. Anche io, nella mia missione si catechista, mi sono sentita rinfrancata dalla sua presenza. Ci ha ridato davvero slancio».

Laura Quadri

23 Settembre 2019 | 16:35
Condividere questo articolo!

En relation