Ticino

La festa di Cristo Re, per dirci che la misericordia è il cuore del Vangelo

Il Papa Pio XI istituì la solennità di Cristo Re dell’Universo con l’enciclica Quas Primas, l’11 dicembre 1925. Ciò che spinse il Pontefice, quasi cento anni fa, a istituire tale festa fu la constatazione di un grave smarrimento del senso dei «diritti divini» e, conseguentemente, del senso del peccato. Sì, perché anche Dio ha i suoi diritti, non soltanto l’uomo. Dio ha il diritto di essere punto di riferimento e fonte viva della società, di tutte le società, in tutte le strutture politiche ed economiche. Riconoscere questi diritti del Signore significa proteggere l’uomo dalle tentazioni cui gli uomini di potere molto spesso cedono, ossia la tentazione di chiedere agli individui e ai popoli una fedeltà assoluta a se stessi, per farne così «uomini nuovi» non secondo la volontà di Dio ma secondo passioni personali. All’epoca di Pio XI questo pericolo era molto forte, visto il diffondersi dei totalitarismi. Non illudiamoci, tuttavia, che sia un pericolo scampato. Le ideologie di oggi sono più subdole e riconoscerle, anzi, è per certi aspetti più difficile. È sempre più facile riconoscere gli errori del passato, col senno di poi, che gli errori del presente.

Cosa possiamo fare, concretamente, per riconoscere la Regalità di Cristo? La risposta è tanto semplice, quanto difficile da applicare: vivere la fede. La fede genera la speranza e la carità, la carità genera pace e misericordia. E la misericordia, a coronamento di questo anno liturgico così travagliato per il mondo intero, si compendia in quelle opere che la Chiesa addita da secoli e che trovano nel vangelo proclamato oggi il principale fondamento scritturale. Il vangelo ci indica sei opere di misericordia corporale: dar da mangiare agli affamati, dar da bere agli assetati, vestire gli ignudi, accogliere gli stranieri, visitare gli infermi e i detenuti. La Chiesa ne ha aggiunto una settima: seppellire i defunti con la dignità che spetta all’uomo. Leggiamo infatti in Tobia 1,16-17: «Facevo spesso l’elemosina a quelli della mia gente: donavo il pane agli affamati, gli abiti agli ignudi e, se vedevo qualcuno dei miei connazionali morto e gettato dietro le mura di Ninive, io lo seppellivo».

Queste opere corporali sono quelle che risultano più comprensibili e che rispondono anche, nella loro natura, ad una certa urgenza: se non c’è il bene del corpo, non c’è alcun altro bene per l’uomo. Tuttavia, ad esse la Chiesa aggiunge altre sette opere di misericordia spirituale, per un totale così di quattordici opere. Anche queste opere trovano fondamento nella Scrittura, rettamente interpretata dalla tradizione apostolica: consigliare i dubbiosi (Giuda 22; etc.), insegnare agli ignoranti (Matteo 28,19; etc.), ammonire i peccatori (1Corinzi 4,14-15; etc.), consolare gli afflitti (2Corinzi 1,3-4; Romani 12,15; etc.), perdonare le offese (Matteo 18,21-22; etc.), sopportare pazientemente le persone moleste (Romani 15,1; etc.), pregare Dio per i vivi e per i morti (2Maccabei 12, 42-45; Efesini 6,18; etc.). Nel corso dell’anno liturgico, la Chiesa più volte ci ha invitato a meditare su queste opere e oggi ce le ripropone tutte, come in compendio. Facciamoci noi stessi amore per le nostre sorelle e i nostri fratelli.

Gaetano Masciullo

L'affresco del Cristo trionfante.
21 Novembre 2020 | 18:31
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