Internazionale

In Ucraina l’Agorà del Mar Nero. Una Chiesa giovane nei Paesi dell’Est

Quale può essere il contributo dei giovani cattolici per la costruzione dell’amicizia sociale nei Paesi che affacciano sul Mar Nero? È la domanda che ha guidato i lavori della terza Agorà dei giovani del Mar Nero, promossa dal Forum Internazionale di Azione Cattolica (Fiac) a Odessa, in Ucraina.

Quaranta ragazzi provenienti da 5 Paesi – Romania, Moldova, Bulgaria, Georgia e Ucraina – si sono incontrati per leggere insieme Christus Vivit, l’esortazione apostolica scritta da Papa Francesco al termine del Sinodo dei giovani del 2018. Al numero 169 il pontefice lancia un invito: «Propongo ai giovani di andare oltre i gruppi di amici e costruire l’amicizia sociale, cercare il bene comune». Un appello impegnativo per queste terre in cui la Chiesa cattolica è in forte minoranza, dove il retaggio dei regimi comunisti è ancora forte e situazioni sociali complesse rendono difficile la vita quotidiana.

I cattolici ucraini, per esempio, dicono apertamente di «vivere in un Paese in guerra». Gli scontri con le forze appoggiate dalla Russia nella zona del Donbass, nella parte sud-orientale del Paese, continuano pur senza ricevere grandi attenzioni dai media occidentali. «Il nuovo Presidente Volodymyr Zelenskyj», confida un partecipante, «non dà molta rilevanza e parla solo di una «questione interna» all’Ucraina. Ma i nostri ragazzi al fronte continuano a morire».

In Georgia, invece, i cattolici subiscono le tensioni con la Chiesa ortodossa. E devono affrontare il sospetto della gente comune: «Quando c’era l’Urss, i preti cattolici erano visti come delle spie», raccontano i ragazzi. «Alcuni fedeli si confessavano in segreto, ma poi venivano trovati dai sicari dei servizi segreti».

Sono solo alcune delle situazioni di fragilità per queste Chiese piccole, ma tenaci. In Bulgaria i cattolici sono meno dell’1% della popolazione. «Però non ci rassegniamo a vivere la fede come una stanca tradizione ereditata dalle famiglie», racconta la 26enne Irina Borisova, che nel marzo 2018 ha partecipato a nome del suo Paese alla riunione pre-sinodale voluta da Papa Francesco. «Con l’esortazione Christus Vivit, Francesco ci chiede di portare entusiasmo e nuove idee nella Chiesa e nella società, e noi vogliamo rispondere che ci siamo!».

Per cinque giorni, dal 23 al 27 ottobre, i ragazzi si sono confrontati nei locali del Centro Luterano di Odessa, vivace città affacciata proprio sul Mar Nero. Li hanno accompagnati alcuni sacerdoti, quasi tutti sposati: il rito bizantino infatti prevede che il celibato sia una scelta del singolo prete. Il saluto del vescovo latino locale, Mychajlo Bubnij, insieme al suo omologo luterano, ha dato la cifra di un dialogo ecumenico fruttuoso pur nelle diversità tra le Chiese.

Al termine dell’Agorà i partecipanti hanno scritto una lettera rivolta ai loro vescovi locali e all’assistente generale del Forum Internazionale di Azione Cattolica, l’argentino monsignor Eduardo Horacio García. Si sono presi piccoli impegni concreti da attuare nelle loro comunità: soprattutto il desiderio di crescere nella formazione personale, e di accompagnare altri giovani attraverso momenti di incontro formali e informali, nelle parrocchie ma anche nei luoghi significativi delle rispettive città. Il protagonismo dei laici è essenziale nella visione di Chiesa di Francesco: tutti, donne e uomini, adulti e giovani, hanno una missione da realizzare e un contributo da portare alla Chiesa e al mondo. Anche nei Paesi del Mar Nero, i semi di Christus Vivit germogliano in silenzio.

Ulteriori informazioni, e i materiali dell’incontro, si trovano sul sito: http://www.catholicactionforum.org/youth-of-black-sea-agora2019/#loaded

Gioele Anni

29 Ottobre 2019 | 05:43
giovani (509), mar nero (1), odessa (1), ucraina (11)
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