Ticino

Il sorriso dei bambini della colonia «Piccolo Principe» a Camperio

27 anni non sono pochi. Anzi: sono una lunga fedeltà che neppure un evento imprevisto e importante come una pandemia è riuscito ad interrompere. E così, anche in questo strano anno caratterizzato da misure speciali e distanziamenti sociali, la colonia estiva legata alla scuola «Piccolo Principe» di Lugano ha offerto ai suoi piccoli partecipanti una settimana di vita all’aperto, in Val Blenio, alla Montanina di Camperio. Conclusasi la scorsa settimana, la colonia è stata contraddistinta da una serie di cambiamenti rispetto agli scorsi anni, a partire dalla decisione di Keo Zanetti e della moglie Paola – responsabili da sempre della formazione spirituale dei ragazzi durante la colonia – di rinunciarvi quest’anno per motivi di salute.

La colonia, una tradizione irrinunciabile

Proprio l’emergenza in corso ha chiesto ai vari animatori, guidati da Giovanni Lombardi, uno sforzo non da poco. Assieme si sono trovati a dover applicare un corposo documento di diverse pagine: il «Piano di protezione » varato dall’Ufficio del sostegno a enti e attività per le famiglie e i giovani (UFaG), d’intesa con l’Ufficio del medico cantonale e l’Ufficio dello Sport, per garantire una prevenzione efficace durante lo svolgimento delle colonie. Alla fine, comunque, il desiderio di poter dare un senso di continuità ai ragazzi ha dato la forza di trovare delle vie e delle soluzioni per poter organizzare anche quest’anno la tradizionale colonia, come ci racconta Giovanni: «I primi giorni in cui ci siamo ritrovati per discutere dell’effettiva possibilità di tenere anche quest’anno la colonia, sono stati duri: direi contraddistinti anche da una certa sfiducia. Eravamo sul punto di rinunciare. Il documento cantonale è molto dettagliato, ci pareva quasi impossibile poterlo concretizzare. Poi però abbiamo ripensato al senso stesso della colonia, al fatto che per le famiglie dei bambini che frequentano la scuola – e non solo – rappresenta un punto fisso. Insomma, è davvero un momento clou. Rinunciarvi avrebbe creato un senso di vuoto cui difficilmente si sarebbe potuto dare un senso».

Giovanni è tra coloro che questo senso di «continuità» l’hanno sperimentato direttamente: prima, come allievo del «Piccolo Principe» e giovane frequentatore della colonia, poi, negli anni del liceo, nelle file degli aiuto- monitori, per diventare infine lui stesso monitore e, da ultimo, responsabile dell’intero campo. La colonia è un associazione indipendente dalla scuola «Piccolo Principe», seppur la gran parte dei bambini (come anche dei monitori) proviene dalla scuola stessa. Con lo stesso percorso, troviamo tanti altri monitori, tra cui Clara Seitz, giovane insegnante ticinese. Clara ci conferma come l’intuizione iniziale si sia dimostrata vincente: «Decidere di affrontare assieme le difficoltà e tenere comunque la colonia, si è rivelato davvero un bene. Non ho mai percepito i nostri ragazzi tanto grati, ma soprattutto tanto contenti di potervi partecipare. In questi sette giorni i ragazzi hanno litigato pochissimo tra di loro e in pochi hanno avuto nostalgia di casa, come invece accadeva di frequente negli scorsi anni. La voglia di stare insieme, dopo tanti mesi di confinamento, era grande in tutti».

Le misure per applicare il Piano di protezione

Il tutto si è svolto nel segno della «moderazione »: meno bambini ammessi, meno monitori, una durata ridotta rispetto alla colonia di due settimane cui erano abituati i ragazzi, il tutto per restare entro i «numeri» previsti dal Cantone. Soprattutto c’erano alcune norme di igiene da rispettare rigorosamente: «Ma i bambini imparano in fretta», ci assicura Giovanni. «Certo, come mi ha poi raccontato un giovane partecipante, è stato strano avere, ad esempio, la sorella o il fratellino in un altro gruppo e non poter partecipare assieme a tutte le attività. Per poter applicare il «Piano di protezione » abbiamo infatti dovuto suddividere i ragazzi per fascia di età; uno dei pochi momenti in cui i bambini potevano ritrovarsi tutti assieme era il momento della colazione o del pranzo (pur con i tavoli separati)».

Foto: Marco Gianinazzi.

All’aria aperta sui monti anche per il primo d’agosto

A caratterizzare la colonia, come tutti gli anni, alcuni momenti di catechesi, tenuti quest’anno da Francesca Vassalli, sul tema dell’amore e della carità. «Le abbiamo tenute all’aria aperta, permettendo ai bambini, a debita distanza, di condividere questo momento di formazione assieme», racconta Giovanni. Durante il soggiorno i giovani partecipanti, guidati dai loro monitori, hanno anche potuto esplorare la zona del Lucomagno: «Non potendo salire sul Passo del S. Gottardo per la tradizionale messa del 1. agosto, abbiamo comunque deciso di fare un’uscita nell’Alto Ticino, con un pellegrinaggio fino alla Croce Portera, tra Acquacalda e Dötra».

Foto: Marco Gianinazzi.

Il valore di un cammino condiviso

In tutto le attività hanno coinvolto una sessantina di ragazzi, la metà rispetto agli scorsi anni. «La regola che, soprattutto, ha richiesto maggiore sforzo di comprensione da parte dei ragazzi, è stata quella di dover mantenere sempre una certa distanza dai monitori adulti. Dunque, niente abbracci di benvenuto o di saluto finale, niente baci, niente pacche sulle spalle; tutto rigorosamente a distanza. Questa mancanza, sul piano degli affetti, è costata molto ai ragazzi, che però si sono comunque divertiti».

Foto: Marco Gianinazzi.

Su tutto ha prevalso l’amicizia nel Signore

A spingere Giovanni, con l’aiuto degli altri monitori, a portare avanti la colonia anche quest’anno, è stato un senso di responsabilità sociale ma anche «cristiana» verso questo tempo storico che il mondo sta attraversando: «Come cristiani penso dobbiamo cercare di fare la differenza: camminare assieme, nel limite del possibile, sulla strada dell’amicizia nel Signore, anche in momenti complicati come questi».

Laura Quadri

10 Agosto 2020 | 06:34
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