Cultura

Il San Francesco di Caravaggio a Lugano per i 400 anni della Confraternita di San Carlo Borromeo

Iniziano con un evento molto significativo i festeggiamenti per i 400 anni della Confraternita di San Carlo Borromeo di Lugano. «I dipinti – ha ricordato il priore Gianfranco Baumann – sono libri che parlano, se si sa come interrogarli». Ed è davvero un libro che si è dischiuso il «San Francesco in meditazione» di Caravaggio, arrivato nelle ultime ore nella chiesa di San Carlo a Lugano (dove resterà almeno fino alla fine di marzo) e poi commentato nella serata di ieri dalla prof.ssa Fabiola Giancotti, davanti a una chiesa gremita. «Si tratta – ha esordito la studiosa – di un’opera frutto di una riflessione profonda. Caravaggio non faceva bozze, era solito dipingere subito sulla tela. Anche in questo caso, pennelli alla mano, è subito passato all’azione». A intercalare la serata momenti di lettura dei brani della tradizione più significativi legati alla vicenda francescana. Dalla leggenda di Tommaso da Celano, biografo di san Francesco, ad esempio apprendiamo che «la solitudine di san Francesco non era separatezza dal mondo, esperienza solipsistica, bensì di comunione. Il Vangelo? Per Francesco andava letto e proclamato «sine glossa»: andava comunicato senza abbellimenti e troppi commenti, perché non ne aveva bisogno». «Un altro valore fondamentale per san Francesco era l’ubbidienza ma bisogna intendere in che senso: per il Santo ubbidire significava sostanzialmente «ascoltare», mettersi all’ascolto del confratello».

Da san Francesco a Carlo Borromeo: «Nel 1579 san Carlo visita La Verna, il luogo in cui san Francesco aveva ricevuto le stimmate e da lì scrive una lettera alle cappuccine milanesi. Un gesto fondamentale, in quanto con questa lettera il vescovo andava a riconoscere ufficialmente l’esistenza di questo gruppo di donne, dando vita al ramo femminile della famiglia cappuccina».

Ma per i francescani cosa fa in particolare? «Tante cose: costruisce loro conventi, pensa di fondare un Sacro Monte ad Arona, stima altamente i predicatori dell’Ordine, che invita nella diocesi milanese, per toccare gli animi dei fedeli». I predicatori francescani infatti avevano la stessa caratteristica del loro padre fondatore: «Dalla purezza del suo cuore – si legge sempre in Tommaso da Celano – san Francesco attingeva la sicurezza della sua parola».

L’humiltas francescana diventa il programma pastorale di san Carlo. E Caravaggio? «A scoprirlo,  durante il suo soggiorno romano, è nientemeno che il cardinal Federigo Borromeo. Il pittore dipinge più volte san Francesco ma, forse ispiratosi alle predicazioni francescane in terra milanese, nel san Francesco che abbiamo dinanzi introduce degli elementi innovativi. Il Concilio di Trento avrebbe infatti voluto una rappresentazione più tetra, incentrata sul mistero della croce. Il San Francesco di Caravaggio invece allude esplicitamente al mistero della risurrezione, senza far riferimento al sacrificio di Cristo. Il teschio dipinto, ad esempio, non è un memento mori, ma, invece, un modo per rammentare che siamo destinati alla risurrezione. La fonte di questa intuizione? La «perfetta letizia» francescana».

E le note di questa perfetta letizia sono riecheggiate per tutta la chiesa di San Carlo, quando l’attore Gualtiero Scola ha letto ad alta voce il famoso passo dei Fioretti in cui si rivela il segreto di questa letizia:

Come andando per cammino santo Francesco e frate Leone, gli spuose quelle cose che sono perfetta letizia. Venendo una volta santo Francesco da Perugia a Santa Maria degli Angioli con frate Lione a tempo di verno, e ›l freddo grandissimo fortemente il crucciava, chiamò frate Lione il quale andava innanzi, e disse così: «Frate Lione, avvegnadioché li frati Minori in ogni terra dieno grande esempio di santità e di buona edificazione; nientedimeno scrivi e nota diligentemente che non è quivi perfetta letizia».
E andando più oltre santo Francesco, il chiamò la seconda volta: «O frate Lione, benché il frate Minore allumini li ciechi e distenda gli attratti, iscacci le dimonia, renda l’udir alli sordi e l’andare alli zoppi, il parlare alli mutoli e, ch’è maggior cosa, risusciti li morti di quattro dì; iscrivi che non è in ciò perfetta letizia».
E andando un poco, santo Francesco grida forte: «O frate Lione, se ›l frate Minore sapesse tutte le lingue e tutte le scienze e tutte le scritture, sì che sapesse profetare e rivelare, non solamente le cose future, ma eziandio li segreti delle coscienze e delli uomini; iscrivi che non è in ciò perfetta letizia».
[…]

E durando questo modo di parlare bene di due miglia, frate Lione, con grande ammirazione il domandò e disse: «Padre, io ti priego dalla parte di Dio che tu mi dica dove è perfetta letizia».
E santo Francesco sì gli rispuose: «Quando noi saremo a santa Maria degli Agnoli, così bagnati per la piova e agghiacciati per lo freddo e infangati di loto e afflitti di fame, e picchieremo la porta dello luogo, e ›l portinaio verrà adirato e dirà: Chi siete voi? e noi diremo: Noi siamo due de’ vostri frati; e colui dirà: Voi non dite vero, anzi siete due ribaldi ch’andate ingannando il mondo e rubando le limosine de’ poveri; andate via; e non ci aprirà, e faracci stare di fuori alla neve e all’acqua, col freddo e colla fame infino alla notte; allora se noi tanta ingiuria e tanta crudeltà e tanti commiati sosterremo pazientemente sanza turbarcene e sanza mormorare di lui, e penseremo umilmente che quello portinaio veramente ci conosca, che Iddio il fa parlare contra a noi; o frate Lione, iscrivi che qui è perfetta letizia.
[…] Sopra tutte le grazie e doni dello Spirito Santo, le quali Cristo concede agli amici suoi, si è di vincere se medesimo e volentieri per lo amore di Cristo sostenere pene, ingiurie e obbrobri e disagi; imperò che in tutti gli altri doni di Dio noi non ci possiamo gloriare, però che non sono nostri, ma di Dio, onde dice l’Apostolo: «Che hai tu, che tu non abbi da Dio? e se tu l’hai avuto da lui, perché te ne glorii, come se tu l’avessi da te?».
Ma nella croce della tribolazione e dell’afflizione ci possiamo gloriare, però che dice l’Apostolo: «Io non mi voglio gloriare se non nella croce del nostro Signore Gesù Cristo»«.

L’arrivo a Lugano del quadro caravaggesco è stato permesso dal patrocinio del Consolato Generale d’Italia, in collaborazione con AION Private Art Service & Consulting SA e la Swiss Logistics Center di Chiasso. I visitatori possono approfittare di vedere un capolavoro, che dopo le mostre di Düsseldorf (2006) e Parigi (2010), non era stato più esposto.

La Chiesa di san Carlo a Lugano.
21 Febbraio 2019 | 14:11
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