Papa e Vaticano

Il Papa all'udienza: la solidarietà è l'unica strada per uscire dalla crisi causata dalla pandemia

Questa mattina, dopo tanti mesi (esattamente dal 26 febbraio), papa Francesco ha ripreso le udienze con la presenza dei fedeli nel rispetto delle norme sanitarie imposte dal Covid. Tutti, circa 500 persone, indossano la mascherina, e prima dell’inizio scambiano qualche parola con lui a distanza. Forte quindi la gioia dei fedeli, giovani, anziani, religiosi, che lo accolgono nel Cortile di San Damaso. Ma anche quella del Papa che, sorridente, esplicitamente dice come sia bello riprendere «il nostro incontro faccia a faccia e non schermo a schermo». »L’attuale pandemia – ha detto il Pontefice – ha evidenziato la nostra interdipendenza: siamo tutti legati, gli uni agli altri, sia nel male che nel bene. Perciò, per uscire migliori da questa crisi, dobbiamo farlo insieme. O si fa insieme o non si fa. Dobbiamo farlo insieme, tutti quanti, nella solidarietà. Questa parola oggi vorrei sottolinearla: solidarietà«.

«Il principio di solidarietà è oggi più che mai necessario, come ha insegnato San Giovanni Paolo II. In un mondo interconnesso, sperimentiamo che cosa significa vivere nello stesso «villaggio globale». È bella questa espressione: il grande mondo non è altra cosa che un villaggio globale, perché tutto è interconnesso. Però non sempre trasformiamo questa interdipendenza in solidarietà. C’è un lungo cammino fra l’interdipendenza e la solidarietà. Gli egoismi – individuali, nazionali e dei gruppi di potere – e le rigidità ideologiche alimentano al contrario «strutture di peccato»».

Il racconto della Torre di Babele mostra proprio cosa accada all’uomo quando cerca di arrivare al cielo ignorando il legame con l’umano, il creato e il Creatore: «Costruiamo torri e grattacieli, ma distruggiamo la comunità. Unifichiamo edifici e lingue, ma mortifichiamo la ricchezza culturale. Vogliamo essere padroni della Terra, ma roviniamo la biodiversità e l’equilibrio ecologico».

L’esperienza della Pentecoste è invece diametralmente opposta. «Con la Pentecoste – rileva  Francesco – Dio si fa presente e ispira la fede della comunità unita nella diversità e nella solidarietà». Proprio «una diversità solidale possiede gli «anticorpi» affinché la singolarità di ciascuno – che è un dono, unico e irripetibile – non si ammali» di egoismo, evidenzia. Diversità e solidarietà unite in armonia, questa è la strada:

La diversità solidale possiede anche gli anticorpi per guarire strutture e processi sociali che sono degenerati in sistemi di ingiustiziain sistemi di oppressione. Quindi, la solidarietà oggi è la strada da percorrere verso un mondo post-pandemia, verso la guarigione delle nostre malattie interpersonali e sociali.

Il Papa ha poi sottolineato ancora una volta come da una crisi si possa uscire migliori ma anche peggiori, la scelta sta a noi. «Nel mezzo della crisi, una solidarietà guidata dalla fede ci permette di tradurre l’amore di Dio nella nostra cultura globalizzata, non costruendo torri o muri – e quanti muri si stanno costruendo oggi – che dividono, ma poi crollano, ma tessendo comunità e sostenendo processi di crescita veramente umana e solida. E per questo aiuta la solidarietà. Faccio una domanda: io penso ai bisogni degli altri? Ognuno si risponda nel suo cuore. Nel mezzo di crisi e tempeste, il Signore ci interpella e ci invita a risvegliare e attivare questa solidarietà capace di dare solidità, sostegno e un senso a queste ore in cui tutto sembra naufragare. Possa la creatività dello Spirito Santo incoraggiarci a generare nuove forme di familiare ospitalità, di feconda fraternità e di universale solidarietà».

«Non c’è solidarietà senza amore». I 40 anni di Solidarnosc

Nei saluti ai fedeli di lingua polacca, ricorda che nei giorni scorsi in Polonia si è celebrato il 40-mo anniversario degli Accordi che diedero inizio al Sindacato «Solidarnosc” e a storici cambiamenti politici nel Paese e nell’Europa Centrale. In proposito, Francesco richiama l’attualità delle parole di San Giovanni Paolo II sulla centralità dell’amore anche nel discorso sulla solidarietà: «Non c’è solidarietà senza amore. Anzi, non c’è la felicità, non c’è il futuro dell’uomo e della nazione senza amore […]; l’amore che è a servizio, che è dimentico di sé ed è disposto a donare con generosità»». 

Agenzie/red

A questo link il testo completo della catechesi del 2 settembre.

Papa Francesco saluta i fedeli nel cortile di San Damaso in Vaticano. (Foto Facebook)
2 Settembre 2020 | 13:40
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