Giovani

Al ritorno della GMG, l'incontro dei protagonisti con il Vescovo a Lugano

Ecco qui di seguito il resoconto di Dennis Pellegrini sull’incontro fra i giovani e il vescovo Valerio svoltosi lo scorso sabato 2 febbraio a Lugano.

L’incontro è iniziato con un momento di testimonianze sull’importante evento appena terminato della Giornata Mondiale della Gioventù tenutosi a Panama. Noi giovani che abbiamo vissuto questa esperienza profonda abbiamo avuto modo di testimoniare la gioia e la speranza che questa GMG e soprattutto le parole di papa Francesco ci hanno lasciato nel cuore. Io ho avuto anche uno spazio per poter raccontare l’incontro unico vissuto con il Santo Padre durante la Cerimonia di apertura.

La catechesi del Vescovo è stata incentrata sul passo del Vangelo di Giovanni in cui avviene l’incontro tra Gesù ed il famoso paralitico, che in realtà paralitico non era, che si è alzato dal suo lettuccio ed ha cominciato a camminare (Gv 5, 1-18).

Gesù va a Gerusalemme nel periodo in cui i Giudei stavano festeggiando una ricorrenza molto speciale (Gv 5, 1), ma non si reca presso di loro al Tempio, bensì sente l’esigenza di andare in un luogo appartato in cui c’è un’umanità marginale che ha bisogno di salvezza (Gv 5, 2). Qui, Gesù vede un uomo fragile (Gv 5, 5) che giace su un lettuccio. Subito, il Vescovo ha reso attenti i giovani sul significato del fatto che quest’uomo sia sdraiato, in quanto l’Evangelista vuole mostrare che costui si trova in una «situazione esistenziale di incapacità di stare in piedi e di camminare nella vita»: situazione in cui spesso anche noi ci possiamo ritrovare, specialmente nei momenti di difficoltà. Non si tratta quindi di un paralitico, come già accennato sopra, ma si tratta di un uomo con un grande bisogno interiore di essere liberato. Solamente Gesù vede la difficoltà interiore di quest’uomo, che è superato da tutti gli altri (Gv 5, 7), i quali invece non si accorgono della sua difficoltà. La domanda di Gesù è: «Vuoi guarire?», ma il malato non risponde alla domanda, bensì comincia ad autocommiserarsi affermando che nessuno lo può aiutare. «Spesso anche noi ci raccontiamo solamente dei motivi validi per giustificare il nostro non muoverci, il nostro non metterci in cammino veramente». «Una delle malattie che dobbiamo combattere è proprio l’autocommiserazione, perché è l’arma più forte e sicura per bloccare una persona». Gesù stana quest’uomo e lo tira fuori da quel luogo in cui il malato si era rintanato e gli dice: «Alzati, prendi il tuo lettuccio e cammina» (Gv 5, 8). Ci sono tre azioni fondamentali in questo comando di Gesù: alzarsi, prendere la propria barella (che non è nient’altro che la propria storia; il lettuccio è proprio quell’oggetto da cui si faceva portare per esibire la sua situazione di malato) e camminare, ovvero aprire la prospettiva. «Gesù è qualcuno che provoca la nostra libertà».
L’Evangelista Giovanni però va avanti e vuole farci capire che questo incontro decisivo non è tutto quello che quest’uomo aveva bisogno per raggiungere la libertà. Si tratta sicuramente di un incontro forte, ma poi si deve affrontare il ritorno nelle situazioni del quotidiano. Il Vescovo ha messo in evidenza la similitudine che c’è tra questo evento e la GMG, in quanto si tratta di un momento forte. Poi però si ritorna a casa, dove non c’è lo stesso entusiasmo e lo stesso ambiente speciale che c’era durante l’incontro mondiale. La sfida è quella di diventare poi veri testimoni. «Nonostante l’incontro con Gesù, quest’uomo deve ancora imparare davvero a camminare», deve ancora scoprire chi davvero è il suo guaritore. L’uomo si trova confrontato con chi mette in discussione il suo modo di vivere, ovvero i Giudei, i quali lo rimproverano che di sabato non si può portare il lettuccio (Gv 5, 10). L’uomo, lì, subito cerca di giustificarsi, mostrando ancora una non piena consapevolezza di ciò che gli è successo. L’uomo si trova in un cammino, il cammino del cristiano, che come noi «deve imparare a rendersi conto di ciò che si vive e imparare a riconoscere veramente Gesù». Il Vescovo continua presentando l’allontanamento di Gesù come un fatto molto curioso (Gv 5, 13): «si tratta di una distanza pedagogica, affinché l’uomo si rendesse conto di aver bisogno di lui». «Gesù non ci vuole incontrare come uno dei tanti, ma come l’unico: nella folla questo non lo può fare». Infatti, il Nazareno si manifesterà poi di nuovo all’interno del Tempio (Gv 5, 14), ovvero in un luogo più speciale e intimo. Il Vescovo conclude la sua catechesi con le parole di Gesù, il quale afferma di sé stesso di agire come il Padre (Gv 5, 17), cioè sempre, e di conseguenza non può esistere «un singolo istante banale nella nostra vita».

Terminata la catechesi, l’incontro è proseguito con il solito momento di discussione all’interno dei gruppi. Le domande proposte da Monsignor Lazzeri questa volta sono state le seguenti: Come viviamo nel nostro quotidiano il confronto con gli altri e le loro capacità, diverse dalle nostre? Ci sentiamo liberi o condizionati dall’ambiente in cui ci troviamo a vivere? Che cosa ci dice di noi il modo di esprimersi pubblicamente dell’uomo guarito?
Il frutto delle condivisioni in gruppo è stato molto stimolante, preparando il terreno per il prossimo ritiro con il Vescovo che si terrà dal 15 al 17 marzo (da lunedì ci si può iscrivere sul sito www.pastoralegiovanile.ch).

 

Uno degli incontri con il Vescovo al Liceo diocesano.
3 Febbraio 2019 | 17:00
catechesi (22), GMG2019 (32), incontro (46)
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