Ticino

Haiti: «La missione ticinese procede, ma in un Paese da guerra civile»

«Siamo tornati dal nostro viaggio ad Haiti con sentimenti contrastanti», ci confida Mauro Clerici, presidente della Conferenza Missionaria della Svizzera italiana (CMSI), che insieme a don Jean-Luc Farine ha trascorso tre settimane nell’isola caraibica, in particolare nel dipartimento del Nippes, dove operano anche i volontari ticinesi Sebastiano e Maria Laura Pron. Una visita in amicizia, per constatare di persona e toccare con mano difficoltà e progressi delle numerose iniziative messe in campo a livello parrocchiale con la Chiesa locale. «Il progetto – che, ricordiamo, è frutto di una collaborazione fra la diocesi di Lugano e quella locale di Anse à Veau-Miragoâne – sta andando avanti bene: la Chiesa locale si appoggia moltissimo sul carisma dei nostri volontari. Rientrata la prima équipe e arrivati Sebastiano e Maria Laura Pron, il progetto è continuato nei suoi elementi fondamentali, ma ha preso una via nuova. Mentre prima si è lavorato soprattutto sulla presa di coscienza della comunità e sulla professionalizzazione dei docenti nel campo dell’educazione, ora è stata introdotta anche una componente che riguarda la salute, dato che Maria Laura è medico, specialista in malattie tropicali. «Sta collaborando con le istituzioni locali soprattutto nell’ambito della prevenzione, dell’igiene e dell’assistenza alle giovani madri», ci racconta Mauro Clerici.

I due volontari si sono inseriti molto bene nella comunità locale e hanno imparato il creolo, la lingua più parlata sull’isola, e ciò naturalmente facilita la comunicazione. Per quanto riguarda l’ambito educativo, coordinato soprattutto da Sebastiano Pron, che è docente, ci spiega Mauro Clerici, la diocesi è stata suddivisa in tre settori, nei quali si formano i direttori e i docenti delle scuole parrocchiali soprattutto attraverso incontri a tema e con l’accompagnamento sul posto. «In teoria sono tutti d’accordo, ma poi nella pratica non sempre tutto è così evidente. Ad esempio, malgrado si ripeta in continuazione che l’educazione non ha nulla a che vedere con la violenza, in alcuni casi si ricorre invece ancora all’uso del frustino», evidenzia il presidente della CMSI. «Un effetto negativo non legato direttamente al progetto ma piuttosto alla Chiesa locale, che ci preoccupa è la diminuzione dei cattolici e dei cattolici praticanti, insieme alla mancata percezione del problema e all’immobilità dei parroci. «Il clero a volte sembra più preoccupato di costruire chiese e scuole, che di proporre una pastorale!», conclude Clerici. Il corso per la formazione dei giovani preti e laici, affidato a Francisco Fabres, l’altro volontario ad Haiti per la CMSI, non è purtroppo ancora partito con il piede giusto, ed ha per ora coinvolto soprattutto i laici attivi nelle varie cappelle disseminate sul territorio.

In generale, il Paese versa in un clima di guerra civile, che lo rende preda di una situazione drammatica, prigioniero di violenza, instabilità politica, sociale e povertà. Non c’è lavoro, la disoccupazione è forte, il costo della vita è alto. La capitale Port-au-Prince è spesso isolata, con conseguenti difficoltà di rifornimento e approvvigionamento per tutto il Paese. «Il giorno in cui ci siamo recati nella capitale, siamo rimasti bloccati diverse ore in un albergo a causa di spari e scontri fra bande», racconta Mauro Clerici. Fra tutte queste gravi difficoltà, il coronavirus è l’ultimo dei pensieri, anche perché i casi conclamati sono pochi. Una situazione che si riflette anche sulla diocesi di Anse à Veau-Miragoâne, soprattutto per quanto riguarda le condizioni di vita che vanno deteriorandosi e l’aumento della povertà, per combattere la quale i volontari della CMSI fanno ciò che possono.

L’impegno di Maria Laura e Sebastiano Pron e di Franciso Fabres è molto apprezzato dalla comunità. «Durante il nostro viaggio abbiamo però più volte ricordato ai responsabili haitiani che la conclusione del progetto è prevista ufficialmente per il 31 dicembre 2025 e che bisogna attivare risorse locali per garantirne la continuità» evidenzia Mauro Clerici, aggiungendo non senza una certa preoccupazione: «Non vogliamo che il lavoro di questi ultimi dieci anni ad Haiti vada sprecato!». La scadenza si avvicina e i responsabili della CMSI vorrebbero vedere dei segnali che indicano che il progetto potrà essere sostenuto, a livello economico, da persone ed istituzioni sul posto. In sostanza, che gli haitiani che ora collaborano con i volontari ticinesi possano continuare il lavoro svolto fino ad ora, percependo un salario capace di garantire il mantenimento delle loro famiglie. Intanto, a corto-medio termine l’impegno continua. «Maria Laura e Sebastiano Pron si trovano molto bene ad Haiti e hanno deciso di rimanere ancora un anno, fino a giugno 2022», mentre Francisco Fabres concluderà il suo mandato a settembre. «Un’altra coppia, Sandro e Nadia Agustoni, si sta già preparando per raggiungere il prossimo anno Haiti. Sono entrambi di origine ticinese, ma abitano a La Chaux-de-Fonds e hanno tre figli già adulti. Sono attivi nella diocesi di Losanna, Ginevra, Friborgo» spiega Mauro, che lancia anche un appello: «Siamo alla ricerca di una volontaria o un volontario che provenga dal mondo della scuola e che abbia voglia di raccogliere la sfida e portare avanti il progetto, in particolare nell’ambito educativo».

Katia Guerra

Per chi volesse sostenere il progetto: Conferenza Missionaria della Svizzera italiana, 6900 Lugano, CH21 0900 0000 6900 0868 6, con riferimento «Haiti»

Mauro Clerici in visita al centro medico di «Caritas», dove lavora la missionaria ticinese Maria Laura Pron
28 Giugno 2021 | 07:46
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