Ticino

«È necessario inaffiare le radici di chi parte perché altrove ci siano fiori». L'impegno di Carlo Carbonetti per la CMSI

Segretario del direttore dell’allora Centro Cattolico Radio-Tv, poi del Centro di Liturgia, della Commissione di Arte Sacra, della non più esistente ASPAC (Associazione Sale Parrocchiali Cinematografiche) e dal 1987 collaboratore di Sacrificio Quaresimale: i ruoli rivestiti da Carlo Carbonetti oltre a quello di segretario per la Conferenza missionaria della Svizzera italiana (CMSI), sono stati nel tempo molteplici. A lui, in occasione del suo prossimo pensionamento, abbiamo posto qualche domanda:

Puoi raccontarci come hai visto cambiare la Conferenza Missionaria della Svizzera Italiana in questi anni di lavoro?
«Sicuramente un grande cambiamento, a ritroso nel tempo, può considerarsi la soppressione delle «cugine» Conferenze Missionarie nella Svizzera tedesca e francese mentre la risposta alla sua conservazione nella Svizzera italiana può trovarsi nrl servizio alla Chiesa che ancora apporta. Un altro cambiamento lo ha portato la tecnologia. Solo 15 anni fa ci si collegava una o due volte al giorno a internet per leggere la posta elettronica. Ma non solo a questo riguardo bensì nella comunicazione in generale con il mondo della missione, che ha sempre visto meno buste con i bordi rosso e blu –tanto per far comprendere alla generazione touch– delle buste della posta via aerea. Al di là dell’avvicendamento delle persone posso dire che nel «cuore» della CMSI non vi è stato cambiamento. A parte che nelle modalità operative i rapporti con la «missione» non hanno subito mutamenti perché missione è vivere il mandato cristiano, antico ormai di oltre duemila anni. Si può infatti annunciare Cristo con i moderni mezzi della comunicazione ma suoi testimoni si è con la propria persona, con la propria vita. Questo mi auguro non cambi mai».

Hai qualche bel ricordo che vuoi condividere? Cosa ti porti a casa da questi decenni di lavoro?
«In 40 anni due soli ricordi un po’ sbiaditi poco belli ma ho compreso che dipendeva anche da me. Ma non sono pochi e tutti registrati nel cuore, quelli belli. Anzi a sbobinare tali registrazioni ne rivedo e rivivo tantissimi, chiari e indimenticabili. Impossibile sceglierne uno anche perché impossibile fare nomi; di laici, religiose, sacerdoti e vescovi (ben 5). Veramente tante persone con le quali si è contribuito alla vita diocesana. Con alcune si condividono ancora passi, altre hanno terminato il cammino e le porto nel cuore, le penso e mi sono ancora maestre e riferimento con la loro saldezza nella fede; non so darne una definizione ma la «senti» e puoi cercare di viverla. Non è facile perché non si può imitare quella di nessuno. Si può solo continuare nei passi tracciati. Ed è ciò che porto a casa: avanzare su quei passi per andare rispettosamente oltre».

Hai un augurio da fare al tuo successore? Si può dire chi è?
«Certamente. A Paolo Valorz di 51 anni auguro di vivere la bellezza della missione anche da qui perché coloro che sono partiti o che vedrà partire hanno bisogno che qualcuno innaffi le radici di chi parte affinché altrove ci siano fiori. Ecco, l’augurio potrebbe essere quello di fare il giardiniere dei missionari».

Laura Quadri

21 Giugno 2020 | 13:24
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