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Parola del giorno rito Romano | Ambrosiano (17 febbraio 2026)
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  • Don Jean Luc Farine

    Don Jean-Luc Farine, parroco di Losone, sulle sfide del Sinodo in Ticino

    Sono imbarazzato di fronte all’improvvisa mole di stimoli che riceviamo nelle nostre comunità. Il mondo missionario ci sollecita in questo ottobre preparato da «Missio Svizzera» al «Tacere? Impossibile». Il vescovo Valerio ha pubblicato una lettera pastorale dal titolo «I cristiani? Quelli della via!», mentre da papa Francesco viene l’invito a metterci in cammino come Chiesa sinodale «verso una comunione più profonda, una partecipazione più piena e una apertura alla missione».

    Sono imbarazzato perché dopo un periodo di letargia, la scossa per rimetterci in moto è di quelle potenti. Ho sentito raccontare da alcune persone che hanno vissuto il Sinodo diocesano del 1972 di come fu un’epoca di grande fermento: anche dalle comunità più discoste del nostro territorio ci si trovava per dialogare e riflettere assieme. Ho vissuto personalmente a Barranquilla in Colombia, agli inizi degli anni ‘90, la preparazione in modalità sinodale della Conferenza generale dell’episcopato latino-americano che si sarebbe svolta nell’ottobre del 1992. In parrocchia avevamo tra le mani, nelle riunioni delle comunità ecclesiali di base, il fascicolo che ci faceva riflettere sul volto latino americano di Chiesa che si voleva imprimere a quel momento della storia. Sono tornato a fare questa esperienza di Chiesa sinodale in Ciad, come parroco a Mbikou nella diocesi di Doba negli anni 2000. All’inizio di ogni anno pastorale, sotto l’albero o nella capanna della celebrazione domenicale, ci siamo seduti per lasciare che una pagina del Vangelo ispirasse il nostro essere comunità cristiana di minoranza, in una realtà socioeconomica molto difficile. E con uomini e donne, spesso analfabeti, riempivamo pezzi di lavagne sgangherate con segni e simboli per dire come vivere la comunione, come far partecipare tutti, come essere missionari, come dare il pane all’affamato e la medicina all’ammalato. Avendolo vissuto soprattutto nelle terre di missione, dove i membri della comunità osano parlare, osano riflettere, osano dare tempo alla comunità alla quale appartengono, mi dico che questo cammino sinodale deve essere possibile anche qui, dove siamo super formati, super organizzati tecnologicamente, muniti di logistica ed estremamente mobili sul territorio.

    Domande aperte

    Come mai l’unica partecipazione dei fedeli alle nostre latitudini è rimasto il solo consiglio parrocchiale per la gestione dei beni? E per fortuna, dato che abbiamo dei validi collaboratori che prendono a cuore la gestione amministrativa. Quanti consigli pastorali però sono attivi? In quale modo in diocesi, il Consiglio pastorale e il Consiglio del clero, sono espressione di una Chiesa sinodale? In quale modo gli altri organi partecipativi al governo della diocesi sono attivi? Torno all’imbarazzo iniziale per dire che non mi fanno paura gli stimoli che ho elencato sopra e che ci giungono improvvisamente, tutti assieme. Sono nella difficoltà piuttosto di dire alle comunità, ai credenti, agli uomini e le donne di oggi, che la Chiesa non è solo la celebrazione della Messa domenicale. Che non dobbiamo solo investire risorse finanziarie per restaurare pietre e marmi. Che la comunione si coltiva in altri modi, ma bisogna desiderarlo. Che la partecipazione sempre più ampia, sinodale, è auspicabile senza prevaricazioni o pregiudizi ma bisogna lasciarsi coinvolgere. Che l’apertura alla missione è possibile solo se il campanilismo e il particolarismo cedono il posto ad una visione più cattolica e universale, che va oltre lo stretto territorio del sagrato della mia chiesa di paese. Che sia lo Spirito che ce lo suggerisce, che sia un’urgenza pastorale che ce lo imponga, che sia la fantasia sfrenata di un nuovo gruppo di responsabili ecclesiali a proporlo, vedete voi. Io provo a cogliere quest’ennesima occasione per le comunità ticinesi insieme a coloro che vorranno accettare la sfida. Credo che sia un mio dovere non tacere quella passione che ha segnato la mia vita al punto da orientarla al servizio agli altri, anche con la consacrazione come prete. E allora da dove riprendiamo?

    Don Jean-Luc Farine, parroco di Losone

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