Ticino

Don Carlo Vassalli presenta il nuovo progetto degli «oratori in rete»

L’oratorio, un nome che forse a chi ha una certa età ricorda calci al pallone, in calzoni corti o tanti giochi di gruppo in compagnia. Come stanno gli oratori in Ticino? In sé, le strutture ci sono, molte sono vuote o altre si popolano a momenti precisi dell’anno, come le vacanze estive (ma non solo). La Chiesa ticinese, cogliendo un bisogno di genitori e famiglie e mossa dalla necessità di offrire un cammino di amicizia e vita cristiana, non sporadico, ma continuo, a bambini, ragazzi e giovani, si è rimboccata le maniche e grazie alla buona volontà di un gruppetto di sacerdoti in collaborazione con il vescovo Lazzeri, dopo aver raccolto anche l’input di diversi laici, ha pensato alla proposta degli «oratori in rete». Il coordinatore di questo progetto che si rivolge alle realtà giovanili parrocchiali è don Carlo Vassalli.

Don Carlo Vassalli, cosa si intende con «oratori in rete»?

Non stiamo parlando dell’oratorio in mattoni ma di proposte per i ragazzi e i giovani delle nostre parrocchie, anche dove non c’è l’oratorio vero e proprio ma esiste una realtà aggregativa per bambini, ragazzi, giovanissimi e giovani.

Quali sono gli aspetti concreti del progetto?

La realtà giovanile è viva e dinamica, esiste, muove le parrocchie e chiede di stare al passo con i tempi, un passo che dobbiamo assolutamente mantenere per non rischiare di perdere i ragazzi per strada. Mettere in rete queste realtà giovanili non vuol dire creare un «superoratorio», piuttosto rafforzare lacomunioneesaldarel’amicizia tra preti e laici che hanno nel cuore un’attenzione educativa. L’ultimo aspetto è la riscoperta dell’oratorio non tanto in quanto edificio ma come proposta educativa. Il tutto facendo crescere una forma propria di oratorio in Ticino, diversa rispetto a quella della vicina Italia.

Gli oratori in rete fanno pensare al progetto diocesano delle zone-reti pastorali. Che relazione c’è tra queste due realtà?

Gli oratori in rete sono una prima modalità di attuazione delle zone-reti pastorali (sul progetto zone-reti pastorali Catholica tornerà a breve, ndr).

Quali servizi, attività, competenze vengono messe in rete?

Si parte dal mettere in rete le capacità personali di preti e laici che si occupano di giovani in una data realtà, con altri, di altre parrocchie, ma senza voler uniformare la proposta. Il Ticino è una realtà molto variegata: ci sono le piccole parrocchie di valle, parrocchie cittadine, quelle dei centri medi o grandi. Questa varietà locale sottolinea che le competenze di ciascuno, oltre ad andare in rete, possono e devono essere adattate ai contesti. Abbiamo pensato ad un calendario diocesano di proposte che ogni singola parrocchia o oratorio può fare proprie e portare avanti. L’ultimo aspetto, è che l’oratorio non va limitato all’estate ma deve essere espressione dell’attenzione della Chiesa per i giovani, lungo tutto l’anno. Quindi ci saranno proposte e attività durante tutto l’anno, senza per questo, perdere di vista l’estate.

Riesce a spiegare la differenza tra i Grest, che appunto lavorano in estate e gli oratori in rete?

Gli oratori in rete sono una proposta continuativa, non si limitano ad una stagione, quella delle vacanze, come i Grest che sono belle realtà ma staccate dal percorso pastorale. L’attività estiva dovrebbe essere un punto di arrivo e di partenza dentro un percorso continuo. Per questa ragione le parrocchie che organizzano eventi estivi nella forma dei Grest, potranno inserirli nel progetto degli oratori in rete.

Avete scelto una qualche forma giuridica per gli «oratori in rete»?

Insieme al vescovo Lazzeri abbiamo deciso che il progetto degli «oratori in rete», per il momento, non è da inserire sotto uno specifico ufficio diocesano.

«L’oratorio – come spiega don Carlo Vassalli – non va limitato all’estate ma deve essere espressione dell’attenzione della Chiesa per i giovani, lungo tutto l’anno».

di Cristina Vonzun

14 Giugno 2021 | 06:41
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