Ticino

«Dialogue en route» in Ticino: l'integrazione sui banchi di scuola

Venerdì primo marzo il Museo Vincenzo Vela di Ligornetto ospiterà «Dialogue en Route», un progetto nato nella Svizzera orientale e a Zurigo, che a breve verrà esteso in tutto il Paese. Il Museo, in questo senso, vuole essere una «fermata» nel percorso di dialogo. Come? Tramite la mediazione culturale e l’incontro tra richiedenti l’asilo e una classe della scuola media di Tesserete. Vincenzo Vela, il padrone di casa (nel 2020 si celebrerà il duecentesimo della nascita), donò la sua proprietà anche con l’obiettivo che la sua dimora-atelier diventasse un luogo di accoglienza e di dialogo.
Per un’intera giornata migranti e ragazzi ticinesi lavoreranno a braccetto, sotto la regia della responsabile delle attività di mediazione culturale, Sara Matasci. «L’arte diventa veicolo per parlare di emozioni, condividere esperienze e confrontarsi su diversità e similitudini culturali. Un momento privilegiato e arricchente», ci spiega Matasci. Concretamente, partendo dall’osservazione delle opere del Museo, i ragazzi discuteranno di eroi, musica, viaggi, profumi e religione, confrontandosi nelle loro lingue o provando a esprimersi solo a gesti.

In classe con i ragazzi

Per capire come vivono gli adolescenti questo appuntamento, abbiamo assistito a una lezione. In queste settimane stanno svolgendo delle attività preparatorie. Il tema è di stretta attualità e tutti lo conoscono. Lo si capisce dagli interventi, mirati e precisi, dei giovani. Il loro approccio è spontaneo ed esula dalle logiche dei grandi. «Qual è la prima domanda che vorreste fare loro?», chiede il maestro di classe. Il coro è unanime: «Come stanno e come si trovano in Svizzera». Gli allievi non vedono l’ora di avvicinare una realtà tanto diversa dalla loro. Si radunano in piccoli gruppi. Alcuni studiano le tratte migratorie, fatte di viaggi estenuanti tra mare e deserto. «Chissà se il nostro cibo a loro piace», si domanda una ragazzina con la coda in fondo alla classe. Altri pensano a come comunicheranno. «Avranno imparato un po’ di italiano?». «Ci faremo capire!», risponde un compagno.
La curiosità è forte, come la voglia di stare insieme, di dialogare, ma anche divertirsi e soprattutto condividere momenti di vita. La lezione è quasi agli sgoccioli. La lancetta si avvicina velocemente alle 11.30, momento in cui suonerà la campanella.
Intercettiamo tre ragazzi, per entrare un po’ più nel dettaglio. Tecla, 15 anni, ci dà la sua definizione di migrante. «Una persona che è costretta a spostarsi dal suo paese, magari perché è in corso una guerra. Non vorrebbe, ma è obbligata a scappare. Nessuno si sveglia la mattina e decide così, di punto in bianco, di andarsene. E per questo vivono una situazione di disagio». Il suo desiderio è di scoprire, attraverso i migranti, cose nuove; è curiosa e al contempo un po’ rattristata.

Continua a leggere il servizio di Gianluca Pusterla su Cooperazione.

22 Febbraio 2019 | 10:17
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