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Parola del giorno rito Romano | Ambrosiano (28 gennaio 2026)
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  • Convivere in pace in Israele è possibile: l'esperienza del villaggio Neve Shalom / Wahat al Salam presentata a Lugano

    “Siamo sotto attacco da chi non vuole che ebrei e palestinesi vivano insieme in pace”, hanno raccontano Samah Salaime e Nir Sharon, che abitano a Neve Shalom / Wahat al Salam (oasi di pace), durante il riuscito incontro promosso mercoledì sera 8 maggio dalla Fondazione Federica Spitzer, alla Villa Ciani di Lugano e moderato dal giornalista Luca Steinmann. Dall’attacco di Hamas del 7 ottobre e dopo la violenta reazione da parte del governo israeliano, la situazione è ulteriormente peggiorata, ma non si arrendono e continuano a credere che convivere in pace sia possibile. Nir Sharon è ebreo e direttore scolastico. “Da noi palestinesi ed ebrei frequentano la stessa scuola e imparano le due lingue”, spiega, sottolineando che questo è importante per crescere nuove generazioni convinte che vivere in pace sia possibile. “Non si tratta di andare sempre d’accordo, ma di rispettarsi e ascoltarsi a vicenda”. Questa possibilità di incontro e di contatto umano è ciò che volevo per i miei figli”, sottolinea Samah Salaime, giornalista palestinese e attivista per i diritti delle donne. Un’opportunità che lei stessa non ho avuto: solo all’università ha potuto conoscere da vicino persone ebree e abbattere i pregiudizi. Dopo l’attacco del 7 ottobre, la sfida si è fatta più ardua e il rischio che l’odio prenda il sopravvento è grande. “Spesso ci viene chiesto di schierarci da una parte o dall'altra. Bisogna invece esserci gli uni per gli altri. Nel nostro villaggio, dopo l'attacco, ci siano riuniti per condividere il nostro dolore”, evidenzia Samah Salaime. Nir Sharon ha raccontato come sia stato importante per lui ricevere un SMS dai suoi vicini palestinesi che gli chiedevano “Come stai?”. Un modello di convivenza pacifica e democratica che i due ospiti vorrebbero diffondere in Israele, come si stava facendo prima dell’attacco. “In questo momento non abbiamo più la possibilità di portare la nostra testimonianza e anche le opportunità di incontro fra ebrei e palestinesi si sono notevolmente ridotte, ma noi non ci arrendiamo e continuiamo a diffondere la nostra voce dove possiamo”. La serata si è conclusa con l’assegnazione di un riconoscimento al progetto della Fondazione Federica Spitzer “Dove l’odio non vince” da parte del Club per l’UNESCO Ticino, rappresentato dalla sua presidente Eleonora Traversi.

    La serata più essere riguardata online sul canale Youtube di Caritas Ticino

    Leggi anche «Quando la fraternità umana è più forte di ogni barbarie». Con Moreno Bernasconi, Presidente della Fondazione Spitzer

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