Diocesi

Conferenza al Carmelo di Locarno-Monti: «Da dove nasce l'amore?»

La paura mi fa indietreggiare; con l’amore non soltanto vado avanti, ma volo (Santa Teresa di Lisieux).

Riprendono gli incontri al Carmelo di Locarno-Monti con padre Fabio Silvestri, nel contesto delle iniziative del Movimento Ecclesiale Carmelitano. Tema di questo e dei prossimi incontri «l’essere figli», un argomento che si vuole affrontare alla luce del carisma carmelitano e, in particolare, «dell’essere figlia» di Santa Teresa di Lisieux. «Un tema – come ha ricordato padre Silvestri – che ricopre nella società di oggi una particolare importanza. In questo senso, la più grande Santa dei tempi moderni nonché la stella del Pontificato di Papa Pio XI – come veniva definita santa Teresina dallo stesso Pontefice – può dirci molto. Santa Teresina, infatti, è stata una figlia santa di genitori anch’essi santi. La santità è stato dunque un progetto portato avanti collettivamente nel suo contesto famigliare. Si pensi che anche per la sorella Leonia, anch’essa monaca, è stato aperto un processo canonico per l’accertamento della santità».

Dunque, Santa Teresina per padre Silvestri è la chiave con la quale guardare alla nostra identità di figli. «Una Santa che grandi filosofi e letterati hanno da sempre apprezzato. Bernanos ci dice che santa Teresina ha portato nel mondo uno dei messaggi più misteriosi e pressanti per l’uomo, quello dell’infanzia spirituale. Jean Guitton, che ha scritto delle pagine illuminanti sulla monaca carmelitana, la definiva invece una «Santa del genio», per la sua santità intuitiva. Per la poetessa Ada Negri, Teresina sfugge al controllo umano, è tema d’infinito».

«Nella situazione contemporanea – prosegue padre Silvestri – in cui ad essere in crisi è la cellula ecclesiale più importante, la famiglia, il problema è prendere atto dell’esistenza di una cultura e di una tendenza giuridica che è fatta apposta per mettere in crisi la struttura famigliare e quindi anche il senso di essere figli. San Giovanni Paolo II parlava di un’ «anticiviltà distruttiva» e di «crisi della verità», mentre Benedetto XVI a sua volta avrebbe sottolineato che la questione sociale è ormai diventata una questione antropologica: che cos’è la famiglia? Ma ancor prima: che cos’è l’uomo?»

«Non ci sono dunque solo dei dati a rivelarci che la famiglia è in crisi (pensiamo che in Ticino ogni due coppie, dicono le statistiche, una crolla) ma anche un clima generale che è nocivo. Per Papa Francesco, si tratta di una «guerra mondiale contro il matrimonio», fatta attraverso una «colonizzazione ideologica». Davanti a tutto questo, non possiamo come cristiani rimanere indifferenti ed è anche per questo che oggi siamo qui: per leggere questa crisi antropologica alla luce del carisma carmelitano«.

«Che cos’è il carisma carmelitano, in cosa consiste? Esso, in realtà, non ha immediata traduzione pratica ma ha a che fare con l’orazione del cuore; esso ci dice che la persona, anzitutto, è interlocutrice di Dio. Il tuo cuore – dice all’uomo il pensiero carmelitano – è un castello abitato da qualcuno. Così, il carisma carmelitano non fa altro che illuminare la vera dignità dell’uomo, attraverso un pensiero che riporta all’essenziale».

«La condizione di figli, che il carisma carmelitano può aiutarci a ritrovare, è centrale nella questione antropologica. Se ci pensiamo, tutte le relazioni che intessiamo sono relazioni tra Figli di Dio. Ma la vera famiglia da cui comincia tutto non è altro che la Trinità. Essa ci insegna tre cose: che ogni persona è unica e quindi nessuno è superfluo; che ognuno di noi vive di rapporti di amicizia e che troviamo il nostro compimento solo quando le relazioni che instauriamo prendono la forma dell’amore. Ecco, in questo senso siamo davvero ad immagine della Trinità. Il Padre è l’amore che precede e raggiunge l’altro, è colui da cui parte l’iniziativa; così anche noi diventiamo come il Padre tutte le volte che incarniamo l’amore che si muove gratuitamente verso il prossimo. Il Figlio, invece, è l’amore che eternamente riceve e restituisce, mentre lo Spirito è il vincolo, l’amore stesso che lavora quando facciamo da tramite, quando contribuiamo alla comunione. Da dove nasce dunque l’amore che portiamo dentro? Dalla Trinità. Per questo solo l’amore può renderci felici. È a Dio che è amore che siamo diretti. La famiglia trinitaria che c’è in Cielo è decisiva per la nostra vita».

«Ma in questa prospettiva, che spazio hanno le ferite? Ce lo dice la croce, l’atto conclusivo della vita di Cristo che al contempo la riassume tutta: la croce non è negazione dell’amore, bensì segno di un Dio che si sta letteralmente aprendo. La croce, infatti, è piantata nel cuore stesso della Trinità, che si dilata per accogliere l’umanità intera. Ritornano alla mente le parole di Gesù: Quello che il Padre mi ha chiesto è che nessuno vada perduto. Per questo, ogni nostra ferita trova collocazione dentro la Trinità, tramite la Passione di Cristo, in un abbraccio immenso. Le nostre ferite, dunque, possono essere vissute con molta fede e molta speranza, perché non istituiscono un discorso contrario a quello dell’amore. Ringraziamo Dio di tutto questo amore», conclude padre Silvestri.

8 Dicembre 2018 | 18:54
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