Chiesa

Caritas Ticino: «Aiutare le persone ad essere protagonisti senza sostituirsi a loro»

La Giornata mondiale dei poveri è stata istituita da Papa Francesco al termine del Giubileo della misericordia con la lettera apostolica «Misericordia et misera», annunciata il 13 novembre 2016 e quest’anno giunge alla sua seconda edizione.

Il Papa, per questa giornata, ha scritto un significativo messaggio: Francesco prendendo spunto dal Salmo (34,7) «Questo povero grida e il Signore lo ascolta» ci stimola, come spesso riesce a fare, con puntuali sollecitazioni – afferma Marco Fantoni, direttore di Caritas Ticino. In particolare sottolinea come il salmista -non estraneo alla condizione di povero- riesce a trasformarla in un canto di lode e di ringraziamento al Signore. Non tanto per rallegrarci perché esistano condizioni di povertà, anzi, ma perché il Signore ascolta il grido di coloro che sono rifiutati, emarginati, esclusi. È l’ascolto che diventa atteggiamento fondamentale. Ma il pontefice sottolinea in particolare come quanti vengono calpestati nella loro dignità abbiano la forza di guardare verso l’alto per ricevere luce e conforto.

L’interrogativo per noi oggi, qui nel luogo dove Egli ci ha posto, dove la storia ci ha condotto è legato spesso alla nostra capacità di ascolto e di accoglienza, ma anche allo sguardo di sovrabbondanza dell’Amore di Dio nei nostri confronti. Quello sguardo che a Caritas Ticino cerchiamo di vivere quotidianamente sull’insegnamento del vescovo Eugenio Corecco: «La carità non ha come misura il bisogno dell’altro, ma la ricchezza dell’amore di Dio». In termini più laici possiamo dire che lo sguardo sul povero è indirizzato soprattutto sulle risorse che egli porta con sé e non sulle difficoltà (che esistono e vanno affrontate).

Non sono previste iniziative particolari da parte di Caritas Ticino per questa giornata – prosegue Fantoni –  ma questa domenica rimane un momento significativo per la riflessione e l’azione nelle varie comunità, così come lo stesso Papa Francesco ci invita a fare in particolare nella preghiera e nella condivisione del pasto domenicale.

 

Caritas Ticino ha uno sguardo attento sul territorio. Quali sono le povertà più preoccupanti in Ticino e quale le modalità per affrontarle?

In Ticino e in generale in Svizzera parliamo di povertà relativa, con uno Stato sociale forte, grazie alla storia e all’impegno di molte persone nella società e alle scelte politiche a favore delle persone che maggiormente faticano. Questo impegno va costantemente verificato e mantenuto. Se da una parte gli aspetti di tipo più materiale, come i bisogni primari, sono assicurati (ma tutto è migliorabile), le povertà maggiori si riscontrano piuttosto sul profilo relazionale, nell’esclusione e nella solitudine. Risulta più difficile spesso far fronte a questo tipo di difficoltà, di povertà che affrontare un caso di indebitamento eccessivo, che comporta comunque un grosso impegno.

Il lavoro risulta essere il punto centrale della nostra civiltà e la sua assenza è anche assenza di reddito, di ricchezza, di dignità. A tal proposito, così si esprimeva il cardinal Jorge Bergoglio¹: «Chi è disoccupato, nei suoi momenti di solitudine si sente un disgraziato perché non si guadagna la vita. Per questo è molto importante che i governi dei vari Paesi, attraverso i ministeri competenti, alimentino la cultura del lavoro e non dell’assistenza … È necessario sviluppare le occasioni di lavoro perché, non mi stanco mai di ripeterlo, è dal lavoro che deriva la dignità». Dunque lavoro e non assistenza. Di questo siamo tutti responsabili: società civile, mondo economico, imprenditoriale, sociale, politico, dei lavoratori e delle lavoratrici. Siamo anche consapevoli che offrire opportunità di rilancio nel mondo del lavoro sia fondamentale e questo accompagnato ad esempio dalla formazione continua per tutti, dalla responsabilità sociale d’impresa da una parte e dalla compartecipazione dei lavoratori e lavoratrici dall’altra, sviluppando un pensiero che ci renda soggetti economici produttivi. Per coloro che restano momentaneamente esclusi dal mercato del lavoro, riteniamo che il Programma Occupazionale sia un buon strumento per la maggioranza delle persone, per continuare ad avere un punto di riferimento nella società. Caritas Ticino lo scorso anno ha accolto 1022 persone (822 in disoccupazione, 200 in assistenza) in cerca di un posto di lavoro; il 45% di coloro che lo hanno seguito secondo la Legge federale contro la disoccupazione ha trovato un lavoro e un’alta percentuale di partecipanti lo ritiene utile.

 

Quale è il valore educativo nell’esperienza cristiana della dimensione della carità?

Direi che guardare alla persona in difficoltà che mi sta di fronte con accoglienza e ascolto è gesto di attenzione, di rispetto, di carità ed essa se ne accorge. La persona si rende conto che è guardata come un soggetto, come qualcuno che è, come una persona che pur nelle difficoltà è viva, è parte della società e in essa può operare, costruire relazioni ed essere produttiva contribuendo al bene comune. Stare a fianco di una persona vuol dire aiutarla ad essere protagonista senza volersi ad essa sostituire. Il valore educativo della carità passa anche da qui: non pretendere di essere e di fare al suo posto, ma aiutarla ad esprimersi e a vivere con le risorse che porta in sé.

 

¹ Cardinale Jorge Bergoglio, 2010 Papa Francesco. Il nuovo papa si racconta. Conversazione con Sergio Rubin  e Francesca Ambrogetti, edito da Francesca Ambrogetti e Sergio Rubin. Pag. 32

Il Papa a tavola con i poveri (VaticanInsider).
16 Novembre 2018 | 06:30
Condividere questo articolo!