Diocesi

Al monastero delle clarisse di Cademario benedizione del mosaico absidale realizzato da padre Rupnik

È stato benedetto domenica 7 aprile 2019 dal vescovo di Lugano Valerio Lazzeri il mosaico realizzato nello scorso mese di dicembre 2018 dagli artisti del «Centro Aletti» di Roma, sotto la guida di p. Marko J. Rupnik, sj per la cappella del monastero delle clarisse di Cademario. Ne abbiamo parlato con le sorelle.

Sorelle, come siete entrate in contatto con l’artista Rupnik e come è nata l’idea?

«Una decina d’anni fa, in un corso di formazione per noi clarisse, abbiamo incontrato una sorella membro dell’équipe del Centro Aletti e attraverso di lei abbiamo contattato P. Marko Rupnik, visto che stavamo lavorando al progetto della nostra nuova cappella. Da lì, è nato un rapporto con loro: oltre alla competenza liturgica e tecnica, ci ha colpito la profondità teologica del loro lavoro e della loro missione nella Chiesa.
Nel tempo sono cresciute un’amicizia e un accompagnamento anche per il cammino spirituale della nostra fraternità, nella diversità e nel rispetto delle diverse forme di vita.
Dopo un lungo cammino di discernimento in cui ci siamo confrontate tra noi su varie possibilità di scelta nel progettare la nostra chiesa, cercando inizialmente di attingere alla tradizione francescana e guardando gli altari e i cori monastici di altre comunità di Sorelle Clarisse, soprattutto umbre, siamo giunte alla decisione, approvata anche dalla Commissione d’arte sacra della nostra Diocesi, di affidare a P. Marko a al suo atelier di arte spirituale la realizzazione degli arredi sacri e del mosaico.
Abbiamo così iniziato un lavoro di lettura e riflessione sulle fonti francescane che abbiamo poi consegnato a P. Marko, per ascoltare e valutare le sua proposte… e siamo giunte a quello che oggi possiamo contemplare e offrire come dono a chi visita la nostra chiesa.
Tutto questo è stato possibile grazie alla fede e alla generosità di alcuni amici e parenti che, seguendo passo a passo la costruzione del nostro monastero e volendoci affidare alcune loro intenzioni particolari di preghiera, hanno voluto offrire le loro possibilità per l’edificazione della nostra cappella.
E noi assistiamo stupite allo spettacolo dell’opera che Dio sta compiendo e che, ne siamo certe, non è solo per noi.
Oggi ci sentiamo di dire, con il cuore colmo di gratitudine, che il mosaico non è unicamente un insieme di belle pietre, ben collocate, dal risultato esteticamente apprezzabile, ma è una vita che si comunica».

Cosa illustra esattamente il mosaico? Che significato teologico ha? C’è un legame con la vostra spiritualità?
«L’abside della chiesa ospita la raffigurazione di uno dei misteri della vita di Cristo più cari alla tradizione francescana: il mistero dell’Incarnazione; l’arcangelo Gabriele porta l’annuncio a Maria ed ella, raffigurata come nella tradizione iconografica antica con l’abito blu, segno dell’umanità, e il manto rosso, segno della divinità da cui viene rivestita per opera dello Spirito Santo, accoglie la Parola di Dio (il grande rotolo bianco) e diviene così la Madre del Salvatore, tessendo in sé la carne del Figlio di Dio. L’angelo le annunzia che sarà Madre di Gesù, nome che in ebraico che significa «Dio salva»; e da cosa siamo stati salvati? Dal peccato, come è raffigurato sulla parte bassa del grande rotolo, su cui è rappresentata la scena della discesa agli inferi del Figlio di Dio che con la sua morte e resurrezione ha tratto l’uomo (qui raffigurato in Adamo ed Eva) dalla fossa dello Sheol, il grande pesce-abisso della morte eterna».

«Nel sì di Maria è già contenuto il suo destino di gloria: si converge verso il centro dell’abside, dove è raffigurato il mistero dell’Incoronazione della Vergine, assunta in cielo in anima e corpo accanto al suo Figlio.
Questi stessi due misteri della vita di Maria, Annunciazione e Assunzione, sono raffigurati in uno dei luoghi più significativi della storia francescana: nella piccola chiesetta di S. Maria degli Angeli, detta Porziuncola, luogo che – ci dicono le fonti- S. Francesco amò più di ogni altro, dove ebbe inizio l’Ordine dei Minori e dove Francesco accolse Chiara dopo la sua fuga dalla casa paterna».

«S. Francesco, contemplando il mistero di Maria, «Vergine fatta Chiesa», la canta con queste parole: «figlia e ancella dell’Altissimo sommo Re, il Padre celeste, madre del santissimo Signore Gesù Cristo, sposa dello Spirito Santo» e consegna queste stesse parole a Chiara e alle sue sorelle per descrivere la loro vocazione. Pregare davanti a queste immagini ci aiuta dunque a tenere viva nella memoria e nel cuore l’ispirazione che lo Spirito ha donato a Francesco e a Chiara e a camminare con loro e con tutti i nostri fratelli e sorelle in umanità sulla via del Vangelo».

«Per tornare alla nostra cappella, all’estremità sinistra della parete absidale è rappresentata la vocazione di Giuseppe, al quale in sogno l’angelo del Signore annuncia che sarà il custode della Vergine Maria e del Figlio di Dio; dalla parte opposta sono invece i Santi Francesco e Chiara a cui il monastero e la cappella sono dedicati.

Vi sono poi due piccole pareti laterali che affiancano il coro monastico: a sinistra una grande rete piena di pesci, simbolo battesimale; con il sacramento del Battesimo siamo infatti stati «pescati» dall’abisso e portati dentro il corpo di Cristo; il rimando è alla piccola immagine dipinta sul tabernacolo, in cui l’apostolo Pietro, chiamato da Gesù ad essere pescatore di uomini, porta a Gesù la rete piena di pesci, offre un pesce blu e ne riceve uno rosso, il pane di vita eterna che è il Corpo stesso di Cristo, lì custodito. Sulla parete destra sono invece raffigurate delle spighe; come ci esorta a riconoscere Gesù, «i campi già biondeggiano per la mietitura» e il grano è destinato a diventare farina per poi essere pane offerto sull’altare».

Quale significato assume il mosaico all’interno della vostra chiesa? Come si unisce al resto dell’apparato decorativo?
«La struttura della nostra chiesa ha un movimento di allargamento: da un ingresso stretto allarga il suo spazio interno fino a raggiungere il suo apice nell’ «abbraccio» dell’abside che accoglie la celebrazione eucaristica e dunque non solo la comunità monastica riunita nel coro, ma anche tutta l’assemblea ivi riunita.
L’abside, nella tradizione, rappresenta il grembo del Padre il quale, nella comunione della Chiesa, vuole che tutti gli uomini siano salvati, mostrandoci così sin da ora la destinazione del nostro viaggio terreno: il Regno dei cieli dove Cristo sarà tutto in tutti e la comunione tra noi perfetta.

Questo dice qualcosa anche della forma di vita claustrale della nostra comunità che ospita i fedeli per i momenti celebrativi della liturgia: la grata è sì una separazione dello spazio, ma, anch’essa a forma di abbraccio, suggerisce, in fondo come si vede nelle scene del mosaico, che ogni vocazione particolare nella Chiesa è per la comunione e a favore di tutto il Corpo.

Come Maria viene scelta per prima da Dio per divenire dimora del Verbo, e attraverso il suo «sì» Dio può entrare nel mondo e includere altri, Giuseppe, poi i discepoli e infine tutti i Santi nella sua opera di salvezza, così anche noi, dimorando giorno dopo giorno sempre più profondamente in Cristo e gustando il suo amore, gli chiediamo di allargare la sua opera alla vita di quanti ci sono affidati e del mondo intero.

L’abside e le due ali laterali, muri portanti della chiesa, sono letti nel mosaico come i due veli del santuario, richiamati nella lettera agli Ebrei. Se l’abside è la destinazione finale del viaggio, le due ali laterali, nelle quali vengono rappresentati i sacramenti della Chiesa – battesimo ed eucaristia – ci mostrano come è possibile camminare lungo il viaggio per poter giungere alla meta. La nostra preghiera liturgica, che si svolge proprio tra «battesimo» ed «eucaristia» nello spazio del coro monastico, è la memoria dei sacramenti che ci danno vita, è chiedere a Cristo di pregare con noi, per noi e in noi e di rendersi presente con la sua vita nuova.

Anche gli arredi sacri, in particolare l’altare, l’ambone e il tabernacolo, sono opera dal Centro Aletti e formano un’unità con il mosaico. Per esempio, sulla croce al centro dell’altare è rappresentato un Agnello, come quello che tiene in mano il Cristo pantocratore del mosaico, a ricordarci che ciò che noi offriamo ad ogni Eucaristia viene «trasferito» nel Regno dei cieli, così che la nostra vita temporale, con tutti i suoi problemi, drammi e contraddizioni, già qui è inserita nell’eternità e, mediante il passaggio pasquale della croce di Cristo, nutre la speranza di entrare anch’essa nella Resurrezione, in una vita in cui non ci sarà più pianto né lamento, ma solo gioia e compimento nell’amore.

Quanto è importante, in generale, l’arte per la contemplazione e la preghiera?

«Tenendo fisso lo sguardo su Gesù autore e perfezionatore della fede». (Eb 12,1)
Questo è il fondamento di ogni preghiera cristiana, ciò su cui poggia e ciò a cui tende. Questo sguardo fisso apre la vita alla preghiera e la preghiera alla contemplazione.

Noi crediamo che l’arte liturgica debba portare il credente non all’arte in se stessa, ma lo possa aiutare a entrare nel mistero attraverso una forma visiva. L’arte liturgica, pur nel suo limite, dovrebbe essere simbolica, rimandare a qualcosa che non riusciamo ad esprimere con le semplici parole, a un oltre che ci precede.

Ogni volta che entriamo nella nostra Chiesa ci immergiamo in uno spazio in cui diventa in parte visibile questo mistero che ci coinvolge e che trova la sua massima espressione nella celebrazione eucaristica e nella preghiera comune.

Questo esperienza non è donata solo a noi, ma anche a coloro che entrano nella nostra cappella e rimangono affascinati dalla Bellezza.
Se è vero che ciò che guardiamo ci riempie, avere anche davanti agli occhi la promessa e la gloria del Regno ci rende più consapevoli che abbiamo già qui e ora un anticipo della sua pienezza, a noi basta solo riconoscerlo.

Laura Quadri

La cappella del monastero di Cademario con il mosaico di Rupnik.
8 Aprile 2019 | 18:50
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