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Parola del giorno rito Romano | Ambrosiano (16 gennaio 2026)
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  • Mons. Bonnemain, vescovo di Coira

    Abusi e potere: per il vescovo di Coira J. M. Bonnemain servono strutture più partecipative

    Torniamo, ad una settimana di distanza , sul congresso internazionale «Prima che accada» organizzato dalla Fondazione ticinese per l’aiuto, il sostegno e la protezione dell’infanzia(ASPI) a Lugano, svoltosi dal 23 al 25 maggio 2022 sulla prevenzione degli abusi sessuali e dei maltrattamenti sull’infanzia (0-18 anni). Il congresso è stato un viaggio di tre giorni che ha fornito una riflessione a 360° su quanto tutta la società nelle sue singole parti può e deve fare per proteggere i minori. Il 24 maggio l’evento ha avuto a tema due soggetti: Chiesa cattolica e mondo dello sport.

    Per la Chiesa sono intervenuti all'evento il vescovo di Coira J. M. Bonnemain che rappresenta i vescovi svizzeri in seno alla Commissione d’esperti «abusi sessuali in ambito ecclesiale» e il prof. Markus Krienke, docente di etica alla Facoltà di teologia di Lugano. In sala, mons. Zanini, vicario generale della diocesi di Lugano. Ampia l’illustrazione da parte dei due relatori di quanto la Chiesa ha fatto e fa a livello di documenti e commissioni istituite. Il prof. Krienke ha esposto le motivazioni culturali che per anni hanno portato la Chiesa a coprire gli abusi, tra le quali «l’autoprotezione istituzionale », un «approccio alla sessualità moralistico» e «un distacco del prete dal mondo». Per Krienke la «tolleranza zero» non basta, ci vuole una riforma ancora più strutturale: «un processo di ripensamento e di nuova credibilità». «Il potere tende ad autoproteggersi», si è detto al congresso. Ne abbiamo parlato con il vescovo di Coira.

    Mons. Bonnemain, quanto incide sugli abusi sessuali in ambito ecclesiale il potere e come?

    Il potere di cui si parla a livello di pastorale è quello spirituale. Un potere quindi che crea una relazione di dipendenza più profonda rispetto al potere di altro livello. L’accompagnamento spirituale apre ad una relazione profonda tra chi accompagna e chi è accompagnato. Se questa relazione non è equilibrata, degenera da professionale a privata, da privata ad affettiva fino a sessuale: così si arriva all’abuso.

    Poi c’è la dimensione del gruppo che si autoprotegge. Un caso: il dossier tedesco sugli abusi nella diocesi di Monaco. Il Papa chiama questa piaga «clericalismo», categoria che riguarda tutti: preti, laici, religiosi… 

    La strada per superarla è quella iniziata da papa Francesco un anno fa: arrivare ad una Chiesa sinodale cioè alla «corresponsabilità». Una Chiesa dove tutti quanti possono intervenire nelle decisioni, anche in quelle di potere. Occorre cercare di avere strutture dove il potere non è centralizzato, ma partecipato e portato avanti con altri.

    Riguardo alla prevenzione la sfida qual è?

    Formare le persone umanamente, psicologicamente, spiritualmente, ecclesiologicamente perché siano mature, equilibrate, responsabili. Persone che abbiano un rapporto con la propria affettività e sessualità matura e veramente sana.

    Quanto si punta nella formazione sulla dimensione psicofisica e non solo psicologica, dato che prima di tutto, viene da dire, «io sono il mio corpo» e con e tramite il corpo incontro il mondo, il mio prossimo e me stessa?

    È stata già percorsa una buona strada ma bisogna continuare. Pensiamo a tutta la teologia del corpo messa a tema da Giovanni Paolo II oppure ai brani meravigliosi del documento Amoris laetitia di papa Francesco.

    C’è consapevolezza di questa necessità negli ambiti formativi?

    Purtroppo, non ancora dappertutto.

    Cristina Vonzun

    Sul congresso ASPI si possono leggere anche:

    La Chiesa in Ticino investe nella prevenzione agli abusi con corsi organizzati dall'ASPI

    Congresso internazionale ASPI a Lugano: a tema la Chiesa e gli abusi

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