Per conoscere Maria: dalla Bibbia alla cultura di ieri, oggi e domani (4)

Quarto appuntamento del percorso di formazione curato da Ernesto Borghi: una breve lettura di brani «mariani» del vangelo secondo Giovanni. Chi volesse ascoltare il commento a questi brani, che qui è presentato per iscritto, può guardare questo video.

MARIA NEL VANGELO SECONDO GIOVANNI

di Ernesto Borghi (Coordinatore della Formazione Biblica nella Diocesi di Lugano)

            Due sono i momenti del vangelo secondo Giovanni in cui Maria è presente: alle nozze di Cana e ai piedi della Croce, si potrebbe dire, dall’amore che inizia all’amore che si manifsta al massimo livello. Vediamo brevemente questi due passi.

2,1-5

          «1Tre giorni dopo, ci fu uno sposalizio a Cana di Galilea e la madre di Gesù era lì. 2Furono invitati alle nozze sia Gesù che i suoi discepoli. 3Nel frattempo, poiché era venuto a mancare il vino, la madre di Gesù disse a lui: «Non hanno più vino». 4E Gesù rispose: «Che cosa c’entriamo sia io che tu, o donna? Non è ancora giunta la mia ora». 5La madre dice ai servi: «Fate qualsiasi cosa vi dica»».

A questa festa nuziale viene a mancare il vino (v. 3): tale incresciosissima situazione spinge la madre di Gesù a rivolgersi esplicitamente e direttamente a suo figlio  con una frase che sembra semplicissima e referenziale, ad esempio a partire dalla natura del suo soggetto («non hanno vino»). La sua eco è però assai più rilevante, ad esempio, sotto il profilo sociale: nella regione mediterranea orientale del I secolo d.C. un matrimonio era ed è un evento pubblico piuttosto che una celebrazione familiare privata. Pertanto una lacuna come quella che si è profilata, se non colmata, avrebbe avuto delle ripercussioni gravi sulla reputazione degli sposi nel loro contesto vitale di relazioni. Anzitutto si sarebbe potuto pensare che lo sposo non avesse risorse materiali sufficienti non solo per un matrimonio dignitoso, ma, poi, anche per garantire una vita all’altezza della situazione al nucleo familiare appena costituito.

            Il coinvolgimento discretissimo, ma evidente della madre nella spiacevolissima contingenza sembra avere proprio lo scopo di garantire il mantenimento dell’onore sociale di chi viene festeggiato.

            L’indiretta richiesta di coinvolgimento di Gesù, suscita una doppia presa di distanza da parte di costui, sottolineata anzitutto dall’appellativo rivolto alla madre (donna). Questo vocativo non è mai utilizzato nella Bibbia in riferimento alla propria madre se non in Gv 19,26, mentre è attestato 9 altre volte nel NT con destinatarie molteplici (cfr. Mt 15,28; Lc 13,12; 22,57; Gv 4,21; 8,10; 19,26; 20,13.15; 1Cor 7,16).

            Per quanto concerne le altre attestazioni giovannee è interessante notare come le donne ivi considerate rivestano ruoli diversi e, per molti versi, complementari: la madre, la comunità sposa dell’antica alleanza; la samaritana e l’adultera, due ›idolatre» che vengono invitate a far ritorno allo «sposo»; «Maria la Maddalena, la comunità-sposa della nuova alleanza, che formerà con Gesù la nuova coppia primordiale nell’orto/giardino»[1]. Gesù fa notare con forza che né egli né sua madre sono direttamente interessati nella questione. Egli fa questa constatazione contingente in rapporto con il matrimonio in quanto tale e probabilmente con i festeggiati, secondo un atteggiamento di distacco che è suo e non di sua madre: la mancanza di vino, infatti, è indipendente dalla volontà dei due interlocutori. Insomma, in questo momento della narrazione Gesù e sua madre vedono in due misure diverse la loro relazione con la festa e i suoi protagonisti naturali: si tratta del primo caso di malinteso, modulo narrativo assai frequente nel vangelo giovanneo.

            Gesù sottolinea quanto gli sta maggiormente a cuore: il momento del suo intervento «pubblico» non è ancora giunto (constatazione globale, in rapporto alla storia esistenziale di Gesù e ai suoi effetti). Dunque, per quanto riguarda il significato dell’espressione ora, in sintesi, si potrebbe dire che questa parola, anzitutto intesa nel brano in esame e poi contestualizzata nella globalità di Gv, non alluda soltanto ad una scadenza temporale: «questa ora, come il ritmo e la modalità della missione storica di Gesù dipendono dalla volontà del Padre. Pertanto l’ora dell’intervento di Gesù, che obbedisce a questa prospettiva di relazione filiale con Dio (cfr., particolarmente, Gv 7,30; 8,20; 12,23.27; 13,1), è sottratta ad ogni influsso umano, fosse pure quello della madre» (R. Fabris, Giovanni, p. 215).

            Comunque il coinvolgimento della donna nell’evento non si ferma: ella sembra conoscere la tendenza fondamentale del seguito, anche se non è consapevole dei suoi dettagli concreti (v. 5). Questa sua condizione, infatti, si arguisce dalle parole che ella rivolge ai servitori presenti, tanto determinate quanto generali (lo evidenzia la contestualità del verbo all’imperativo, che dà un ordine istantaneo e puntuale, e del pronome più indefinito possibile): Maria passa dalla lettura di una situazione umana difficile che ella vorrebbe poter risolvere (come?) ad uno stato di disponibilità attiva dinanzi all’irruzione dell’avvenimento rivelatore che sta per seguire ma che ella non conosce ancora. Questo agire della madre avrà un effetto palese sull’agire successivo di Gesù.

            La presenza di Maria in questo brano ha, pertanto, tre valori tutti di carattere intensamente relazionale:

«» la genitrice di Gesù

«» la rilevatrice delle esigenze degli sposi verso la gioia della festa

«» la mobilitatrice di coloro che possono ovviare alle difficoltà esistenti nell’orientarli verso la relazione con colui nelle cui capacità, anche per la gioia dei presenti, elle ha fiducia completa[2].

19,23-27

          «23I soldati poi, quando ebbero crocifisso Gesù, presero le sue vesti e ne fecero quattro parti, una per ciascun soldato, e la tunica. Ora quella tunica era senza cuciture, tessuta tutta d’un pezzo da cima a fondo. 24Perciò dissero tra loro: «Non stracciamola, ma tiriamo a sorte a chi apparterrà». Così si adempiva la Scrittura (Sal 22,19): Si divisero tra loro le mie vesti e sulla mia tunica gettarono la sorte. E i soldati, da un lato, fecero proprio così. 25Erano in piedi, dall’altro, presso la croce di Gesù sua madre, la sorella di sua madre, Maria di Clèofa e Maria di Màgdala. 26Gesù allora, vedendo la madre e stare lì il discepolo che egli amava, dice alla madre: «Donna, vedi tuo figlio!». 27Poi dice al discepolo: «vedi tua madre!». E da quell’ora il discepolo la prese con sé».

Il brano ha due «precedenti» giovannei precisi: la profezia di Caifa (cap. 11: «49Ma uno di loro, di nome Caifa, che era sommo sacerdote in quell’anno, disse loro: «Voi non capite nulla 50e non considerate come sia meglio che muoia un solo uomo per il popolo e non perisca la nazione intera». 51Questo però non lo disse da se stesso, ma essendo sommo sacerdote profetizzò che Gesù doveva morire per la nazione 52e non per la nazione soltanto, ma anche per riunire insieme i figli di Dio che erano dispersi»); l’affermazione profetica di Gesù (cap. 12: «»32Io, quando sarò elevato da terra, attirerò tutti a me». 33Questo diceva per indicare di qual morte doveva morire»).

I due personaggi principali complementari a Gesù non hanno un nome proprio: la loro identità è essenzialmente la loro relazione personale con chi è sulla croce. Infatti si parla de la madre di Gesù e de il discepolo che Gesù amava.

Cionondimeno i rapporti dei due con Gesù sono globalmente diversi: se la madre di Gesù rappresenta Israele e una relazione fisica che si sviluppa nella fede, il discepolo rappresenta una relazione che si è instaurata per scelta da parte di Gesù stesso.

Gesù chiede a sua madre di riconoscere nel discepolo un suo autentico discendente (cfr. Gv 8,37-47).

Dal suo punto di vista il discepolo è invitato a integrarsi nella tradizione di Israele. Il centro di gravità della nuova famiglia di Gesù non sarà più la tradizione messianica d’Israele, ma il vangelo della Passione (cfr., in proposito, Gv 4,21-24).

            La parola madre ricorre insistentemente. Da tre riferimenti in Gv 2,1.3.5 si nota qui un progresso relazionale chiaro: si passa da sua madre a la madre a tua madre. Dalla relazione con Gesù si giunge a quella con il discepolo legato a Gesù da un rapporto evangelicamente essenziale (l’amore intensamente fraterno che dura nel tempo) attraverso la caratteristica fondamentale per cui Maria è presente nella storia, nelle origini cristiane e nei testi biblici (in particolare le versioni evangeliche): la condizione della maternità.

L’espressione presso la croce di Gesù indica la prossimità in ultima analisi alla persona del crocifisso come punto d’arrivo del discorso, che è stato preparato, secondo la stessa versione giovannea, da vari passaggi precedenti (cfr. 3,14.16; 8,28; il già citato 12,31-32) e in cui si conosce definitivamente chi è il Figlio di Dio. Gesù anzitutto vede la madre e il discepolo amato e questa percezione è seguita da un imperativo che invita pressantemente a fare la stessa cosa: vedi. Il primo vedente decifra per altri il destino, la vocazione, l’identità profonda di coloro che egli vede. La profonda visione di Gesù deve essere condivisa dai due destinatari delle sue parole. Non si tratta soltanto di una semplice raccomandazione rivolta ai due. Si tratta di un mandato preciso che concerne prima la madre e, in termini corrispondenti e complementari, il discepolo.

Questo passo va messo in relazione ovvia con il brano delle nozze di Cana, anzitutto per il particolare ed eloquente vocativo donna riferito a Maria. Maria in Gv 2 e qui non rappresenta soltanto ella stessa così come la relazione che unisce Gesù e sua madre supera i limiti della famiglia di Nazarethh per aprirsi alla vocazione universale dell’uno e dell’altra.

Il v. 27b nella sua espressione conclusiva (lett. in greco nelle cose proprie) orienta verso l’idea di appartenenza o di comunione esistenziale. Si tratta di tutto quello che costituisce il bene proprio del vero discepolo: è essenzialmente il legame che collega a Gesù in ultima analisi nella scelta culminante e conclusiva del sacrificio d’amore: la sua fede in lui, la sua unione con lui, lo spazio spirituale in cui Gesù vive. Questa comprensione di Gesù, dal punto di vista del discepolo, è quanto gli è proprio.

Tutto questo significa che

«» a Maria è chiesto pressantemente di impegnarsi ad amare il discepolo come ha amato il proprio figlio biologico;

«» al discepolo, oggetto esplicito individuale dell’amore del proprio Maestro, è domandato di amare Maria come la propria madre biologica, essendo all’altezza del figlio che si trova sulla croce e che sta per venir meno terrenamente parlando.

Il tutto guardando entrambi chiaramente a come chi sta sulla croce ha dimostrato, dall’inizio a questa fine tragica, di amare.

Il discepolo attua immediatamente la determinazione di coinvolgere Maria proprio in quanto gli sta particolarmente a cuore, in tutto quello che gli è familiare, quindi probabilmente anche la materialità della propria casa, ma, complessivamente la propria condizione di discepolo e figlio a tutti i livelli possibili (si noti il contrasto totale rispetto all’espressione del tutto egoistica nelle proprie cose di Gv 16,32).

Anche considerando i tre versetti seguenti è possibile notare il valore specifico e universale dei tre personaggi della vicenda che abbiamo appena esaminato:

«» Gesù, testimone della Verità, cioè dell’amore di Dio per gli esseri umani al di là di qualsiasi limite e freno, arriva alla fine della sua presenza terrena. Egli mette il sigillo conclusivo a questa sua testimonianza, proponendo concretamente la sua regalità a quanti ascoltano la sua parola. Sua madre e il suo discepolo sono fedeli nella fede: conseguentemente Gesù può rivelare loro le profondità della loro vocazione reciproca;

«» la madre di Gesù è designata nella sua vocazione di donna e di madre, condizione che le permette di simboleggiare il popolo messianico che attende, dona e partorisce il Messia e da cui, nel riferimento imprescindibile ad una donazione d’amore che inizia a Cana di Galilea e culmina sul Calvario, aiuta direttamente la nascita di ogni credente nel Dio di Gesù Cristo;

«» il discepolo amato è la personificazione del discepolo perfetto (cfr. Mt 5,48), del vero fedele in Cristo, del credente che è entrato e viene chiamato ad entrare sempre nella logica esistenziale del suo Maestro. Egli è l’emblema di coloro che hanno fede e la vivono in modo credibile.

Si tratta, pertanto, della riunione del Cristo-Re e della nascita della sua nuova famiglia. Ognuno è identificato con la propria vocazione e capacità rappresentativa. La madre di Gesù come donna e come madre di Gesù è chiamata a trasfondere il suo amore sul «nuovo» figlio. Il discepolo amato come paradigma del credente e di ogni testimone è chiamato ad accogliere questo amore e a darne a colei che è, da questo momento, divenuta la propria madre.

            Resta sempre e comunque un circuito d’amore del tutto avvolgente e densamente concreto, al di fuori di qualsiasi precettismo, di ogni moralismo, di un esercizio esternamente obbligato della libertà. «Da «quell’ora» c’è un «dopo» che da essa scaturisce. L’ora della croce sta al centro della storia comune tra Dio e essere umano: tutto porta ad essa e da essa parte. È il cuore del tempo, l’incrocio di passato e futuro con Colui che è, eterno presente. Finita la missione del Figlio, comincia quella di coloro che, come lui, sono figli del Padre. Essi continuano la sua stessa opera nel mondo: nella loro unione di amore riveleranno la Gloria (cfr. 17,21.23) fino al suo ritorno (21,22)»[3].


[1] J. Mateos-J. Barreto, Il vangelo di Giovanni, tr. it., Cittadella, Assisi 20004, p. 139.

[2] «Maria ci è stata data per indicarci la strada e anche già per mostrarcene il punto di arrivo. È la madre di tutti, che aiuta tutti e ciascuno, al di là di quanto noi possiamo immaginare o prevedere a scoprire il mistero del Verbo che vuole illuminarci e divinizzarci. È lei che costantemente ci sollecita: «Fate tutto quello che Lui vi dirà»» (S. Vitalini, Maria nel Nuovo Testamento, Piemme, Casale Monferrato [AL] 1987, p. 135).

[3] S. Fausti, Una comunità legge il vangelo di Giovanni, EDB-Ancora, Bologna-Milano 2008, p. 491.

Gli appuntamenti precedenti:

Primo appuntamento

Secondo appuntamento

Terzo appuntamento

Chiesa cattolica svizzera

https://www.catt.ch/newsi/per-conoscere-maria-dalla-bibbia-alla-cultura-di-ieri-oggi-e-domani-4/