Il miracolo del 1594 sul colle di Morbio Inferiore rivive in una rappresentazione sacra. Ieri sera la prima assoluta

Era un venerdì il 29 luglio 1594 quando Caterina e Angela, due ragazze malate provenienti da Milano, salirono sul colle di Morbio Inferiore e, fra le preghiere, ritrovarono il sorriso quando apparve loro la Madonna e le guarì. Sono trascorsi 425 anni da quel miracolo e oggi lo si vuole ricordare anche attraverso una rappresentazione sacra-religiosa che ripercorre gli avvenimenti di quel giorno e di quelli che seguirono fino alla costruzione del santuario di Santa Maria dei Miracoli così come li raccontano le carte e i vari documenti tramandati.

Essa è andata in scena per la prima volta ieri sera, giovedì 16 maggio, presso l’oratorio di Morbio Inferiore. Sono previste altre due rappresentazioni questa sera e domani, sempre alle 20.30.

Qui di seguito, Gianni Ballabio, che ha scritto il copione, ci ripropone, in sintesi, il racconto storico, e come è nata e si e sviluppata la rappresentazione.

«Sul colle di Morbio, dove ora s’innalza il Santuario di Santa Maria dei Miracoli, sorgeva anticamente un castello, demolito nel 1517. Del castello venne conservata per alcuni anni la cappella, abbandonata nel 1550. Di quel piccolo oratorio rimase però l’affresco quattrocentesco della Vergine, rappresentata in atteggiamento materno, mentre allatta Gesù. La storia del Santuario di Morbio inizia da questa icona, davanti alla quale, il venerdì 29 luglio 1594, si inginocchiarono due madri giunte da Milano con le loro figlie gravemente malate, Caterina e Angela. Erano salite a Morbio per essere benedette dal vice-parroco, Don Gaspare dei Barberini, conosciuto nell’intera regione quale esorcista. Quel giorno però era assente. Davanti a quell’effigie, che l’edera e i rovi avevano protetto lungo gli anni, Caterina e Angela furono guarite.
La rappresentazione di quell’evento è stata proposta dal rettore del Santuario, don Simone Bernasconi, ricorrendo quest’anno il 425.mo di quel 29 luglio 1594.
Il copione segue fedelmente i documenti del tempo, che Mons. Luigi Mazzetti, con sapiente impegno, aveva trascritto e pubblicato nel 1980.
Le varie scene intendono trasmettere un messaggio di fiducia e di speranza, unito a un sentimento di gratitudine verso la gente di quel piccolo villaggio contadino, che, con coraggio, entusiasmo e altrettanta generosità, diede avvio alla costruzione del santuario, portato a termine nel maggio 1610 e consacrato il 16 maggio 1613 dal Vescovo di Como Filippo Archinti, la cui giurisdizione ecclesiastica si estendeva anche alle nostre terre. «Avvi qui una delle chiese più belle dell’intera diocesi, degna di qualsiasi città insigne», furono le parole del Vescovo.
La rappresentazione si snoda lungo una successione di 18 quadri rispettivamente ambientati a Milano (2), sul colle di Morbio (8), nella casa arcipretale di Balerna ( 5), presso la Curia vescovile di Como (3).
La narrazione inizia con la decisione delle due mamme di accompagnare le loro figlie a Morbio, prosegue con l’arrivo e la successiva guarigione, continua con il processo canonico, di cui si conservano i documenti autentici, e la costruzione della chiesa.
Un grande grazie alle attrici e agli attori, al narratore che lega i diversi quadri, allo scenografo, ai tecnici per luci e sonorizzazioni, a chi accompagna dal vivo con musiche appropriate l’intera presentazione.
Le prove sono iniziate lo scorso gennaio e sono proseguite di settimana in settimana fino a quella generale, a sua volta occasione di opportuni ritocchi. Si va in scena con entusiasmo, gioia e anche con commozione, perché il Santuario di Morbio è una presenza preziosa nel cuore di molti.»

Chiesa cattolica svizzera

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