La povertà non va in vacanza: sempre in tanti a chiedere aiuto

«Ospedale…fatture…e poi sono crollato»: la frase termina in un singhiozzo. Mi arrivano solo alcuni spezzoni del dialogo tra Fra Martino Dotta ed una persona che è venuta a chiedere il suo aiuto. Oltre e al di là delle singole parole mi arriva la disperazione di chi non sa più come gestire una vita andata alla deriva. È uno dei tanti «casi» – l’ultimo in ordine di tempo – che Fra Martino incontra ogni giorno e a cui cerca, con i suoi collaboratori, di dare una risposta concreta grazie al Fondo Solidarietà della Fondazione Francesco. «Una fondazione nata nel 2016 per offrire un sostegno alle persone bisognose residenti nel Canton Ticino – si legge negli statuti – tramite consulenza di base, consiglio nella gestione dei propri mezzi economici, intervento finanziario o buoni acquisto». Fra Martino stamattina non indossa il suo solito saio che lo rende riconoscibile a tutti, ma una maglietta con la scritta «Love»: un altro modo per ribadire che lui c’è. Sulla scrivania, dei fogli che raccolgono in cifre le tante risposte affermative che grazie alla solidarietà di chi lo sostiene, la fondazione ha potuto dare. In tutto 220’694, 90 franchi nei primi cinque mesi di questo anno, spesi tra buoni acquisto della Migros (19’300 fr.– ), sostegni finanziari diretti ( 134’217, 95 fr.– ) e sostegni finanziari «extra Covid»: altri 67’176, 95 franchi. Un aiuto che va ad aggiungersi a quelli elargiti quotidianamente per colazioni, pranzi, cene, docce, bucati e pernottamenti presso «Casa Martini» a Locarno e il «Centro Bethlehem» di Lugano. La povertà non è nuova nel nostro Cantone e non è solo imputabile al Covid. Tanto che le strutture di accoglienza e le misure di accompagnamento e sostegno, negli ultimi anni, sono state rafforzate (l’apertura di Casa Martini a Locarno) e altre ne sono previste (la Masseria di Lugano-Trevano).

Fra Martino, siamo alle porte dell’estate. Con che spirito vi state avvicinando a questo periodo? Le emergenze non vanno in vacanza…

Purtroppo no, è da anni che siamo sempre in emergenza continua. In più la pandemia continua a colpire molte persone, sia sul piano economico che sociale. Il fatto di aver ottenuto il lavoro ridotto e l’indennità per la perdita di guadagno, ha permesso loro di tirare avanti, ma in molti casi non è bastato.

E quindi gli aiuti elargiti da Confederazione e Cantone si rivelano essere insufficienti?

Esatto. Si tratta di una sorta di indennità di disoccupazione. Il 70-80% dell’ultimo salario lordo: tolte le deduzioni sociali ecc., non rimane molto.

Rispetto a due anni fa, cioè al periodo pre-covid, com’è la situazione?

Direi che a partire dal marzo-aprile 2020 le richieste sono aumentate più o meno di un terzo. In questi primi cinque mesi del 2021 abbiamo distribuito 117 carte (buoni acquisti Migros n.d.r.) che sono andati a nuclei famigliari e a persone singole. In tutto, ne hanno beneficiato circa 355 persone.

Ad una richiesta drammatica, come quella che le è stata raccontata proprio alcuni minuti fa, lei cosa può rispondere?

In questo caso si trattava di una persona che mi era stata segnalata dagli uffici comunali di Bellinzona, per cui l’iter sarà più breve. Nei casi che non conosco, devo chiedere alla persona di riempirmi un formulario con i dati personali a cui vanno aggiunti il contratto d’affitto o la copia della cassa malati, una busta paga…

E poi entro quanto siete in grado di elargire il vostro aiuto?

Purtroppo, di questi tempi siamo molto sollecitati e stiamo rispondendo ora a richieste che ci sono giunte già a febbraio: quindi con un tempo di attesa di circa 4 mesi. In alcuni casi particolarmente urgenti, riusciamo però anche a sbloccare aiuti immediati. Soprattutto coi buoni acquisto.

Le persone, generalmente, trova che siano informate rispetto agli aiuti di cui hanno diritto? Penso, in particolare, agli assegni prima infanzia o alla riduzione dei premi della cassa malati.

Direi di no. Soprattutto gli stranieri temono che chiedendo aiuti di questo tipo, possa venir loro revocato il permesso di soggiorno. Invece, non è così.

L’aiuto che può dare lei, invece, dipende unicamente dalla generosità dei suoi benefattori?

In gran parte sì, ma anche dai rimborsi di chi ha beneficiato di un aiuto. Perché ci sono persone che ce la fanno ad uscire dalla situazione di indigenza. Anche questo va detto.

Com’è oggi l’affluenza alle vostre due mense di Lugano e Locarno?

A parte un picco abbastanza importante tra gennaio e febbraio in cui, sommate le due strutture, abbiamo superato le duemila porzioni distribuite, ora siamo intorno alle 1500- 1600 al mese.

Guardiamo ora al futuro: a che punto è il progetto della Masseria di Lugano-Cornaredo?

Malgrado la pandemia il progetto sta andando avanti. Abbiamo ottenuto a fine agosto del 2020, il permesso di costruzione, poi è partito l’iter con la banca e l’organizzazione del cantiere. Contiamo di poter inaugurare tutta la struttura alla fine del 2023.

Una struttura, ricordiamo, che ospiterà una mensa sociale, con servizi annessi, sale riunioni ed uffici, il locale «Torchio» con spazio multiuso negozio-enoteca con vendita prodotti, un ristorante con 50 coperti e un B&B di 10 stanze.

Corinne Zaugg

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Chiesa cattolica svizzera

https://www.catt.ch/newsi/la-poverta-non-va-in-vacanza-sempre-in-tanti-a-chiedere-aiuto/