Al Libano che dialoga il «Nobel delle religioni»

È stato assegnato alla Fondazione Adyan, una realtà che in Libano vede cristiani e musulmani di diverse confessioni impegnati insieme per la promozione della pace, l’edizione 2018 del Premio Niwano, il prestigioso riconoscimento promosso dall’omonima istituzione giapponese, considerato una sorta di «Nobel delle religioni». Annunciato oggi il premio – che consiste in una medaglia e in un assegno da 20 milioni di yen – verrà consegnato a Tokyo il prossimo 9 maggio, nella cerimonia che ricorda la figura di Nikkyo Niwano, il fondatore dell’associazione di laici buddhisti Rissho Kosei-kai.

 

Appare particolarmente significativa la scelta di premiare una realtà che in un Medio Oriente sempre più inquinato dalle derive settarie si muove in direzione opposta. La Fondazione Adyan è infatti una realtà nata nel 2006 come risposta al clima pesante di contrapposizione riesploso nel Paese dei Cedri dopo l’assassinio dell’allora premier Rafiq Hariri, drammatico prologo del bagno di sangue che l’intera regione ha conosciuto in questi anni. A dare vita ad Adyan furono cinque persone provenienti da gruppi religiosi diversi, tra cui il teologo maronita padre Fadi Daou e la professoressa musulmana di Studi islamici, Nayla Tabbara. Il messaggio fu proprio quella di una realtà nata per promuovere la diversità tra gli individui e le comunità come una ricchezza, nel solco della vocazione del Libano come «Paese messaggio» proposta da san Giovanni Paolo II fin dagli anni Ottanta, quando il Paese era insanguinato dalla guerra civile.

 

La Fondazione Adyan quest’idea l’ha declinata attraverso il concetto di «solidarietà spirituale», cioè la convinzione che fare i conti con l’esperienza religiosa dell’altro non rappresenti un ostacolo alla convivenza, ma un’esperienza che arricchisce ciascuno. Così intorno a questa realtà sono nate tutta una serie di iniziative: dalle attività educative con i giovani, ai club nelle scuole dove ragazzi e ragazze di provenienze diverse svolgono insieme attività di servizio; e poi un network di famiglie, le campagne sui media, un grande incontro interreligioso annuale che la Fondazione organizza in Libano l’ultimo sabato di ottobre, nello spirito dell’Incontro delle religioni per la pace voluto da Giovanni Paolo II ad Assisi nel 1986.

 

Tutto questo in un Paese come il Libano, che negli ultimi anni ha vissuto in prima linea l’arrivo di un milione di profughi dalla Siria sfregiata dalla guerra. E proprio a questo impegno specifico fa espressamente riferimento la motivazione del Premio Niwano. Dal 2013 la Fondazione Adyan ha, infatti, avviato in Libano e nella stessa Siria il progetto «Building Resilience and Reconciliation» mirato specificamente alle vittime del conflitto. Sia nelle scuole ufficiali sia in quelle di fortuna allestite nei campi profughi alcuni educatori promuovono percorsi di pace e di riconciliazione, scommettendo sui ragazzi e sugli adolescenti per spezzare il ciclo della violenza. Un’esperienza che dal 2016 è stata estesa anche all’Iraq, altro Paese del Medio Oriente alle prese oggi con la difficile sfida di risanare le ferite lasciate dietro di sé dall’Isis.

 

In poco più di dieci anni di vita la Fondazione Aydan è attualmente una realtà con più di tremila aderenti e con le sue attività coinvolge circa 35mila persone in diversi Paesi. Forme concrete di resilienza di una via religiosa alla pace in Medio Oriente; punto di riferimento per tutti quelli che non si rassegnano alla logica dei predicatori dell’odio.

Giorgio Bernardelli – VaticanInsider

Chiesa cattolica svizzera

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