Ticino

XXIV Domenica del Tempo Ordinario. Commento al Vangelo

Calendario romano

Marco 8,27-35

Nel vangelo di questa domenica siamo a Cesarea di Filippo, detta anche «Panea» per il tempio dedicato a Pan il dio greco, la città della donna affetta da emorragie guarita da Gesù. Qui si compie una svolta decisiva nella storia della prima comunità cristiana, quella di Gesù e dei suoi discepoli. Don Willy Volonté, commentando questa pagina, non può fare a meno di notare la gravità della domanda che incombe sui discepoli come su tutti noi. Gesù la prende alla larga, come se facesse un sondaggio di opinione, chiedendo cosa si dica in giro di Lui. Il posto non è casuale, dedicato all’imperatore, sede di un tempio al dio della fertilità, luogo in cui si condensano i due grandi attrattori dell’animo umano: il potere e il piacere senza limiti. In questo luogo Gesù si pone come l’alternativa, purché la si colga. I discepoli dapprima si limitano a riportare voci, tutte orientate a classificare il maestro fra i grandi del passato, oppure una riviviscenza di Giovanni Battista, appena decapitato. È allora che Gesù alza il tiro e ci guarda dentro, come ha guardato i suoi e ci chiede: «Ma per te, chi sono?». Tutti hanno camminato, mangiato, dormito con Lui, hanno visto i suoi prodigi, ascoltato i suoi discorsi, seguito le sue stranezze, come quando fuggiva da solo in montagna, o da qualche pane traeva cibo per migliaia, o fermava la bara di un ragazzino, commosso dallo sconfinato dolore della madre. Eppure solo Pietro, meno ingenuo e ottuso di quanto di solito venga rappresentato, osa dire qualcosa di nuovo, che fonda di fatto la comunità nascente. Dice la stessa cosa che il sommo sacerdote chiederà a Gesù processandolo: «Sei tu il Cristo, il figlio del Dio vivente?». Pietro dice che Gesù è Colui che dà la vita vera, quella che il potere non può offrire, che il piacere senza limiti sottrae all’incontro che la rende degna e autentica. «Questa – conclude don Willy – è la risposta che Gesù si aspetta anche da noi!».

Dante Balbo, dalla rubrica televisiva Il Respiro spirituale di Caritas Ticino in onda su TeleTicino e online su YouTube

Calendario ambrosiano

Giovanni 5,37-47

Per tre volte nella pagina evangelica Gesù evoca le Scritture sacre: «Voi – dice ai Giudei – non avete la Sua parola che dimora in voi» e, poco dopo, «Voi scrutate le Scritture…». Infine: «Mosè di me ha scritto…ma se non credete ai suoi scritti, come potrete credere alle mie parole?». Gesù rimprovera i Giudei che sono sì studiosi della Scrittura sacra, adoperando un termine tecnico – «scrutare» – che indica appunto lo studio rigoroso della Bibbia. Gesù riconosce che questi suoi contemporanei «scrutano » le Scritture, eppure non «vengono » a Lui, verbo che sta per «credere »: «scrutano» le Scritture ma non si muovono di un passo verso Gesù, non credono in Lui, non si affidano alla sua persona. Gesù riconosce dunque ai suoi contemporanei un esercizio di lettura che non basta: si possono scrutare le parole – ed è compito senz’altro serio – ma dalle parole dobbiamo «venire» verso Colui che ci rivolge le sue parole, cioè credere in Colui che ci parla. E di nuovo, al termine della pagina odierna, risuona l’appello a credere agli scritti di Mosè per poter arrivare a credere alle parola di Gesù. Non basta allora «scrutare» le Scritture, bisogna dalle parole risalire a Colui che possiamo ascoltare e conoscere proprio grazie alle sue parole. Quando nell’assemblea cristiana si apre il libro delle Sacre Scritture e lo si legge, non si compie tanto un utile esercizio di istruzione ma si diventa uditori di Qualcuno che si rivolge a noi. E così la sua parola dimora in noi. Il Concilio ci ha ricordato che «Cristo è presente nella sua parola giacché è Lui che parla quando nella chiesa si legge la sacra Scrittura » (Costituzione sulla sacra liturgia, n.7). Tra poco, ricevendo il pane spezzato, ricordiamo la parola di Gesù: «Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue dimora in me e io in lui» (Gv 6,56). Riscopriamo allora con stupore la bellezza dei gesti che, come ogni domenica, compiamo: il Signore dimora in noi e noi in Lui. Grazie alla sua Parola e al Pane, suo corpo dato.

Don Giuseppe Grampa

12 Settembre 2021 | 05:43
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