Diocesi

Vita matrimoniale, vera palestra per imparare l'amore

23.02.2019, 17:00 / RedCattLQ

Il cammino della Chiesa cattolica in Ticino per le famiglie prosegue e sabato scorso 16 febbraio si è arricchito di un’ulteriore tappa grazie alla presenza di Mons. Claudio Stercal, docente di teologia all’Università Cattolica di Milano.

Professore, il contesto odierno spesso non aiuta la famiglia. Quali sono a suo avviso i pericoli maggiori? «Sono sicuramente molti ma ne voglio sottolineare due. Il primo: immaginare che non si debba fare fatica. In quanto relazione umana fondamentale il matrimonio merita tutto il nostro impegno e quindi è necessario mettere in conto uno sforzo per crescere dentro questo rapporto. Secondo: si ha la tendenza a mettere l’accento più sulla realizzazione personale, l’affermazione di sé. Invece è necessario cercare insieme con il coniuge il bene comune di questa piccola comunità che è la famiglia. La carità evangelica deve essere messa al primo posto. Cosa non facile in un mondo dove sembra prevalere l’egoismo».

La vita quotidiana matrimoniale è una palestra… «È una vera palestra! Rispetto al centro fitness dove dobbiamo iscriverci e in esso svolgiamo degli esercizi “costruiti”, la vita invece ci porta in casa le difficoltà anche se non vogliamo. Ma non dobbiamo avere paura degli aspetti difficili dell’esistenza. Alle nostre latitudini vedo l’urgenza di un intenso lavoro spirituale per vivere le prove e le sfide senza cedere alla paura o alla pigrizia che ci paralizzano cuore e intelligenza».

Il noto brano evangelico «della vite e dei tralci» (Gv 15,1-17) è particolarmente adatto ad orientare l’esperienza coniugale. Per quali motivi?
«Il verbo “rimanere”, ripetuto diverse volte nel brano, si applica bene alla vita familiare. “Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto”. Gesù sembra suggerirci che questa unità sta alla base di un rapporto umano maturo quindi anche con il coniuge e i figli. “Non vi chiamo più servi … ma amici”. Mi piace sottolineare che la relazione sponsale ha molti tratti dell’amicizia: conoscenza reciproca, scelta personale, condivisione… L’innamoramento può essere un colpo di fulmine ma poi per essere stabile la relazione deve andare in profondità: obbiettivi comuni, accettare la diversità, attendersi, aiutarsi, sostenersi… Nell’amicizia c’è gratuità e libertà e questo non deve perdersi, altrimenti il matrimonio diventa un cappio al collo».

«Vi ho detto queste cose perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena» dice il Vangelo di Giovanni. Prof. Stercal, i tratti più evidenti dei santi sono il buon umore e la letizia… «Spesso dimentichiamo che l’invito di Gesù alla gioia è centrale nel cristianesimo. A volte sembra irraggiungibile e questo ci scoraggia e ci impedisce di metterci in cammino rassegnandoci alla tristezza. Credo perché abbiamo un’idea irrealistica e astratta della gioia. Invece la gioia promessa da Cristo è pertinente con ogni aspetto della vita. È la gioia che nasce e cresce nel dono di sé per la felicità dell’altro. Quindi la vera domanda è: la gioia che ci propone Gesù intercetta la nostra vita?».

Federico Anzini

Qui trovate la registrazione audio integrale dell’incontro

 

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