Ticino

Viaggi dal Ticino al mondo, tra incontri, fede e cultura

«Il desiderio che ci anima – spiega don Massimo Braguglia direttore dell’Opera diocesana pellegrinaggi della Diocesi di Lugano (ODP) descrivendo il nuovo programma di viaggi per il 2020 – è quello di poter proporre con le nostre mete anche degli incontri con persone e luoghi che offrano esperienze significative. Non inventiamo mete nuove perché sono ormai pochi i luoghi dove il turismo di massa non è arrivato; piuttosto cerchiamo qualcosa di originale: una storia interessante, una vicenda, una presenza significativa da visitare».

Don Massimo Braguglia, prima di guardare ai viaggi ODP del 2020 vale la pena partire dall’attualità. L’Opera Diocesana pellegrinaggi, nei giorni del viaggio del Papa in Thailandia, visita il Paese orientale con un gruppo guidato proprio da lei e accompagnato dalla segretaria dell’OdP signora Katia Liehnard. Da dove è nato questo viaggio?

Grazie ad un articolo di giornale abbiamo scoperto la storia di un missionario italiano in Thailandia, don Bruno Rossi (vedi spalla). Don Bruno proviene dal Veneto, ma vive ormai da 30 anni a Chae Hom, nel nord della Thailandia dove ha aperto un centro residenziale per ragazzi e ragazze di diverse tribù. I ragazzi vi soggiornano in settimana, potendo così frequentare la scuola. Per finanziare il centro, questo intraprendente missionario si è impegnato a migliorare la coltivazione e la tostatura del caffè locale, offrendo un prodotto ecosostenibile e di qualità che è stato premiato a livello internazionale. L’organizzazione del nostro viaggio in Thailandia nasce da questo spunto: andremo nel Nord del Paese ad incontrare don Bruno, e poi, evidentemente, visiteremo anche le mete turisticamente e culturalmente più rilevanti di questa terra.

Veniamo ai viaggi religiosi e culturali del 2020. Dal programma, oltre a Lourdes e al pellegrinaggio diocesano con il vescovo che sarà a Sotto il Monte (Bergamo), spiccano per numero e coincidenza significativa i viaggi nell’Europa dell’Est: la Bulgaria, i Paesi Baltici e in particolare l’Ucraina. A30 anni dalla caduta del muro di Berlino, cosa si scopre dal punto di vista culturale e religioso, visitando queste terre?

Sono Paesi che hanno alle spalle decenni di comunismo, quindi si potrebbe pensare che la fede sia scomparsa e che restino solo dei monumenti. Invece, chi visita queste terre si deve ricredere perché vi si incontra una vera e propria fioritura del cristianesimo. Dal vuoto di valori lasciato 30 anni fa dal comunismo, è esplosa progressivamente una sete di senso della vita, di Dio, di bellezza e di verità. Un esempio sono i monasteri, capaci di stupirci quasi più per il numero delle vocazioni che per l’arte incredibile che contengono! Mi piace ricordare san Giovanni Paolo II quando diceva che l’Europa ha due polmoni: quello Occidentale e quello Orientale. Ora, se è sotto gli occhi di tutti che il nostro polmone occidentale dal punto di vista della fede è un po’ malato, il polmone ortodosso è vivace e ricco di speranza.

Nel programma 2020 prevedete due pellegrinaggi di un giorno dedicati a «Santuari mariani».  Di cosa si tratta?

La proposta è stata fatta dal professor Manfred Hauke della Facoltà di teologia di Lugano (FTL) che oltre a tenere prossimamente due corsi di mariologia, vorrebbe aiutare i pellegrini e gli studenti a scoprire alcuni santuari a noi vicini, tra Ticino e Nord Italia: la Madonna di Rè, la Madonna del Sasso, la Madonna della Fonte ad Ascona, l’oratorio della Madonna della Purità a Losone, il Santuario di Caravaggio e il Santuario della Beata Vergine delle Lacrime (Treviglio).

Come tenete uniti nel vostro programma l’aspetto culturale e quello religioso?

Io mi chiedo: cosa apprezzano i nostri partecipanti? Prima di tutto il clima famigliare, il fatto che ci sia un sacerdote presente, disponibile per colloqui, la possibilità libera di partecipare ogni giorno alla messa. La nostra proposta è elaborata in modo da coinvolgere e attirare sia credenti, sia non praticanti, sia non credenti. Ci sentiamo uno strumento di nuova evangelizzazione.

I partecipanti se ne rendono conto?

Diciamo che persone non praticanti o non credenti dopo i nostri viaggi tornano a casa con un’idea più positiva della Chiesa, più alla mano, rispetto almeno ai luoghi comuni o alle personali esperienze che appartengono al loro bagaglio. Da parte nostra cerchiamo di offrire attenzione, ascolto e accoglienza e quel qualcosa in più che è la proposta nei nostri viaggi di incontri con storie vere, come quella di padre Rossi.

Cristina Vonzun

16 Novembre 2019 | 12:12
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