Ticino

Don Adrian Bolzern: «Vi racconto le mie parrocchie di giostrai, clown e trapezisti»

Sono cento anni esatti, quest’anno, che il circo Knie porta il suo spettacolo in giro per la Svizzera e ben otto sono le generazioni attraversate dalla medesima passione per  questo tipo di spettacolo e la vita itinerante che comporta. Abbiamo colto quest’ occasione e il momento in cui tradizionalmente il circo Knie si trova in Ticino, per incontrare una figura di cui si sa poco e di cui molti ignorano persino l’esistenza: l’assistente spirituale di chi vive e lavora nei circhi, ma anche dei giostrai e di chi si guadagna il lunario, vendendo la propria merce sulle bancarelle. In Svizzera ad occuparsi di questo compito per la chiesa cattolica è Adrian Bolzern. A finanziare questo suo compito che lo impegna al 50% -per il resto è parroco ad Aarau-  è la fondazione Filippo Neri, fondata esattamente 20 anni fa e che aiuta anche chi, tra il popolo viaggiante, si trova in improvvise difficoltà finanziare.

Giardiniere-paesaggista prima, insegnante poi ed infine prete, Adrian Bolzern non aveva mai pensato di poter diventare la figura di riferimento spirituale, per questa grande famiglia composta da giostrai, gestori di lunapark, ma soprattutto dagli artisti e dalle famiglie, che vivono oggi di circo e con il circo. E’ l’unico in Svizzera a portare avanti questo tipo di accompagnamento, che per certi versi rende la sua figura emblematica anche nell’ottica di quella «chiesa in uscita» che tanto sta a cuore a papa Francesco.

«Forse la particolarità di questo mio incarico, è che sono sempre io ad andare dalle persone. Non c’è nessuno che viene a bussare alla porta della mia casa parrocchiale ad Aarau, dicendomi: ho bisogno…Sono sempre io ad andare: seguo le famiglie del circo in ogni parte della Svizzera e sono loro ad ospitarmi. I miei compiti sono quelli di un parroco «normale»: dal battesimo, al funerale: mi chiamano per benedire il tendone del circo, quando qualcuno compera un nuovo cavallo: vado a benedirlo. Ascolto chi ha bisogno di un colloquio, di un consiglio. Insomma, faccio tutte quelle attività che si fanno normalmente in una parrocchia…

Una parrocchia comunque un po’ particolare, con parrocchiani che volteggiano sul trapezio, domano tigri, indossano nasi rossi e scarpe di dieci numeri troppo grandi…

«Si, è vero ( e ride, n.d.r.). La pista diventa lo spazio della chiesa è questa è una bellissima occasione per allestire anche celebrazioni molto particolari E questo mi permette di «lavorare», per certi versi, molto meglio che in una chiesa tradizionale. Si può giocare con le luci, con l’orchestra, coinvolgere gli animali. Una volta nel circo Knie ho predicato in sella ad una Harley Davidson. Questo lo si può fare nel circo, in una chiesa normale risulterebbe un po’ più difficile!

Ma sotto questo tendone che a volte si fa anche chiesa, vivono e convivono culture e religioni molto diverse tra di loro…

«Quello che apprezzo del circo è che è un microcosmo: c’è la famiglia del direttore del circo, ma anche gli artisti, il personale di pista, i cuochi ecc.  Arrivano da tutto il mondo: dal Marocco, dalla Polonia, Ungheria, Cina, Brasile e vivono tutti in uno spazio relativamente piccolo. E anche questa è una cosa bella! Certo, alle volte può diventare anche difficile da gestire! Alle volte nascono diatribe, conflitti. Ma alla fine ci si ritrova tutti insieme,  uniti dalla comune volontà di «fare circo» insieme!

Nel giugno del 2018, il mondo del circo svizzero è stato funestato dal suicidio del piccolo-grande Peter Wetzel, in arte clown Speedy.

«E’ stato uno shock per tutti. Sapevo che c’erano dei problemi di natura psicologica. E questo rientra proprio nei miei compiti. Gettare uno sguardo anche dietro… il tendone. Stare con la gente, soprattutto nei momenti difficili. Questo è stato uno di questi momenti. Il clown Speedy, era veramente un’icona del Knie! Faceva veramente parte dell’inventario del circo: era 24 anni al suo servizio. E’ stata una storia che ha lasciato il segno. Anche per la famiglia Knie. E’ molto importante esserci in questi momenti ed accompagnare. Dico sempre: «Ridere davanti ai riflettori è semplice. La difficoltà è stare fuori dal cono di luce. Stare dove ci sono i problemi: quelli che riguardano la sopravvivenza del circo, quelli legati alle relazioni tra le persone, alla malattia. Esserci in questi momenti è il mio compito più importante.»

Tra gli eventi che hanno invece illuminato l’anno in corso vi sono stati, nel mese di giugno, i festeggiamenti  per i cento anni del Circo Knie.

«E’ stato davvero un evento, quest’anno. Ma la funzione religiosa del circo Knie è sempre un evento. E’ bellissimo il tendone così grande e da due anni il circo Knie ne  ha uno nuovo, senza più strutture portanti al suo interno che limitano la visuale: una magnifica «arena»!  Quest’estate, poi, durante la tradizionale celebrazione religiosa, in occasione dei 100 anni del circo Knie c’è stato anche il battesimo di Michel Knie junior, il figlio di Geraldine e di Michel Errani. C’erano 100 ministranti  e 2000 fedeli per l’occasione. E’ stato bellissimo!»

Corinne Zaugg

Qui il podcast dell’intervista radiofonica.

16 Novembre 2019 | 17:36
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