Internazionale

Vescovi Brasile: distruggere l'Amazzonia va contro cuore e ragione

Un incontro molto significativo per il presente e futuro di questa terra. Così in sintesi mons. Giuliano Frigeni, vescovo di Parintins che ha partecipato al Convegno ecclesiale dell’Amazzonia che si è svolto nei giorni scorsi a Belém. Ai lavori hanno partecipato operatori pastorali, religiosi, religiose e laici della Conferenza episcopale brasiliana. Al microfono della nostra inviata, Cristiane Murray, mons. Giuliano Frigeni, vescovo di Parintins in Amazzonia:

R. – Un incontro bellissimo, con più di 60 vescovi coinvolti in questo lavoro di difesa dei popoli e della natura, seguendo le indicazione della Laudato si di Papa Francesco e l’esperienza di ormai quasi mezzo secolo di aiuto delle Chiese sorelle qui. Ho avuto l’occasione di sentire per la prima volta qui, dal mio cellulare l’intervista fatta ai miei confratelli, i vescovi; e poi attraverso questo anche le notizie del Papa. Ho anche capito come mai dalla mia radiolina qui in Amazzonia, tutte le domeniche mattine quando c’è il giornale della diocesi c’è sempre una parte relativa al Brasile e una parte sul Vaticano. E mi chiedevo: ‘Ma come fanno a registrare?’. Ed ecco come i miei giornalisti, che sono molto più abili di me evidentemente, registrano la Radio Vaticana in portoghese e quindi anche io sono riuscito ad arrivare a queste notizie direttamente con il mio cellulare!

D. – Noi siamo qui, davanti alla baía do Guajará, nel Portale dell’Amazzonia, Belem; e davanti a noi passa una chiatta con alcune tonnellate di legno: ci stanno portando via l’Amazzonia, don Giuliano?

R. – Sì. Io sono davanti al fiume del Rio delle Amazzoni e anche io mi trovo davanti ad una immagine come questa e purtroppo anche io vedo, soprattutto di notte, che escono dall’interno della foresta, vanno via e arrivano a Belem: vengono qui a portarle sulle navi… Io ho già portato la Polizia, ho portato quelli della protezione dell’ambiente, ho portato anche un avvocato, ma purtroppo quando si arriva sul luogo non si vede nulla! E’ tutto pulito, non c’è nessuna macchina, non c’è nessun trattore… Ormai sono abituati a nascondersi continuamente. E’ terribile, perché – come dice il Papa – uno non pensa a cosa lascerà ai suoi figli, ai suoi nipoti. E’ questo che mi fa male, quando vedo – perché le ho viste! – le persone vendere i tronchi per qualcosa come 3 euro ogni tronco… E’ una pazzia! Va contro la ragione, contro il cuore, contro la saggezza che il Signore ci ha dato. Speriamo che le preghiere di chi prega e le lotte di chi lotta riescano almeno a far smettere questo massacro e non soltanto dell’ambiente, perché questo implica anche il massacro di centinaia di migliaia di persone; così come del sistema ecologico mondiale…

D. – E anche noi della comunicazione abbiamo la nostra parte: la stiamo svolgendo?

R. – Sì, è importantissimo! Anche per dar voce a iniziative positive. Ad esempio ho incontrato delle persone che fanno la raccolta di tutti i residui elettronici: a Manau, il nipote di un mio vicario generale ha messo su una ditta, in cui ricicla i cellulari; mettendo in atto delle scuole di computer con tutto il materiale riciclato. In queste scuole c’è anche la raccolta di tutto il materiale elettronico: quindi, oltre alla raccolta del materiale che potrebbe essere una distruzione dell’ambiente, anche questo per evitare che si distruggano centinaia di migliaia di tonnellate di materiali, che servono per fare dei microchip. E questo è interessantissimo…. Dentro i nostri cellulari ci sono materiali che è possibile recuperare, invece che buttarlo nella spazzatura.

(Da Radio Vaticana)

28 Novembre 2016 | 12:12
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