Papa e Vaticano

Vaticano, le attese per l’Enciclica «Fratelli tutti» di Papa Francesco. Un commento

Per costruire un mondo più giusto e fraterno c’è bisogno di un’aspirazione mondiale all’amicizia sociale. È questo, in breve, il cuore del messaggio lanciato da papa Francesco con la sua nuova enciclica «Fratelli tutti», che sarà firmata tra qualche ora ad Assisi sulla tomba di San Francesco, il Santo che colse la fraternità in ogni creatura di Dio. Parte da lì la nuova tappa del magistero del Papa che ha scelto di portare il nome del santo umbro. Cinque anni fa il pontefice pubblicava l’enciclica Laudato si’, titolo preso «in prestito» sempre da san Francesco. In quel testo il Papa cercò di cogliere in modo chiaro le relazioni esistenti tra crisi ambientale e crisi sociale. Ora, con la nuova enciclica sociale «Fratelli tutti», il successore di Pietro mostrerà invece una proposta concreta per arrivare al superamento di quei problemi affrontati nel precedente documento. Solamente riconoscendosi fratelli e sorelle e dunque custodi l’uno dell’altro, si può raggiungere l’obbiettivo della fratellanza. Siamo tutti fratelli perché figli di Dio. Siamo tutti fratelli perché tutti sulla stessa barca, come ha reso ancora più evidente la pandemia. In alcuni Paesi di lingua tedesca ed inglese si è discusso sul titolo del nuovo documento papale e su come tradurlo per farvi sentire incluse anche le donne. Ma un’enciclica è di per sé un messaggio universale e Francesco vuole parlare davvero al cuore di ogni persona. La nuova enciclica, infatti, si annuncia come una sintesi del magistero sociale di papa Francesco. Molti osservatori hanno colto che una fonte forte di ispirazione per questa nuova enciclica è certamente rappresentata dal «Documento sulla fratellanza umana per la pace mondiale e la convivenza», firmato il 4 febbraio 2019 ad Abu Dhabi dal Papa insieme al Grande Imam di Al-Azhar, Ahmad Al-Tayyib. Quella dichiarazione comune è senza dubbio una pietra miliare del dialogo fra le religioni. Decisivo è in quel documento l’appello affinché si adotti il dialogo come via da seguire e perché le religioni si pongano al servizio della fraternità del mondo, contro ogni forma di violenza dovuta a fondamentalismi religiosi. Un cammino di pace tra le religioni è possibile; per questo è necessario garantire la libertà religiosa, diritto umano fondamentale per tutti i credenti. Sarebbe però riduttivo relegare le attese per la nuova enciclica soltanto all’ambito del dialogo interreligioso. Ci si attende infatti un’analisi ampia dell’epoca contemporanea e delle contraddizioni che l’albergano come, ad esempio, la manipolazione di concetti quali democrazia o libertà. Ci sarà sicuramente anche una luce tratta dalle Sacre Scritture laddove una delle parole forti del pontificato che è la misericordia evangelica potrebbe essere messa a tema quale fonte di proposte sociali. Ma questo è pure il pontificato che vive l’epoca delle grandi migrazioni di popoli, un tema che potrebbe avere ampio eco nel testo papale essendo questa questione parte importante del magistero e dell’azione pastorale di papa Bergoglio e dramma urgente nel mondo di oggi. Tutti questi temi interpellano anche il mondo politico, nel senso di quell’impegno per la città che è espressione della carità, proprio del termine «politica». Guardando al magistero sociale di questi anni ci si imbatte allora in un altro dei temi forti del pontificato: la cultura dell’incontro che si realizza mediante il dialogo e l’amicizia sociale, vera e propria arte capace di includere tutti, anche quelle realtà apparentemente inutili agli occhi dei potenti, come le periferie del mondo. Se le anticipazioni saranno confermate «Fratelli tutti» sarà un testo capace di parlare non solo alla Chiesa ma a tutti, dai fratelli e dalle sorelle delle altre religioni fino ad ogni persona credente o non credente a cui sta a cuore il bene dell’umanità.

Mario Galgano, redattore di Vatican News (portale web di informazione della Santa Sede)

3 Ottobre 2020 | 07:31
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