Università cattoliche, Versaldi: «Necessario un rinnovamento per affrontare le sfide di oggi»

«La migliore tradizione della Chiesa è il rinnovamento, non il «si è fatto sempre così»». E il discorso vale anche (e soprattutto) per le Università cattoliche alle quali il Papa, con la sua costituzione apostolica Veritatis Gaudium pubblicata oggi , chiede una «rivoluzione culturale» e «un cambio del modello di sviluppo» di fronte alle sfide antropologiche e ambientali del presente.

Due sfide complesse, che non significano «un aggiustamento» ma «una revisione globale capace di esprimere con forza la novità del Vangelo nell’oggi», spiega il cardinale Giuseppe Versaldi, prefetto della Congregazione per l’Educazione cattolica, che ha presentato il documento in Sala Stampa vaticana. In altre parole, «si rischia di mettere pezze vecchie per rattoppare un vestito nuovo. Invece il Papa esorta a cercare con attenzione un vestito nuovo, necessario per i tempi che stiamo vivendo».

 

Tempi caratterizzati da migrazioni massicce, calo di vocazioni, povertà, secolarizzazione. «Dobbiamo renderci conto che non viviamo in un’epoca di cambiamenti, ma un cambiamento d’epoca», sottolinea il teologo Piero Coda, preside dell’Istituto Universitario Sophia e membro della Commissione Teologica Internazionale, al banco dei relatori con il segretario della Congregazione, monsignor Angelo Vincenzo Zani. Quindi, parafrasando il sociologo francese Edgar Morin, l’urgenza di oggi è «ripensare il pensiero».

 

Nessuna rottura col passato o con tradizioni lunghe secoli, precisa Versaldi: «La costituzione del Papa segue gli insegnamenti del Concilio Vaticano II e la linea è quella già tracciata da Evangelii Nuntiandi, Sapientia Christiana e Caritas in veritate». Piuttosto bisogna ripensare alcune metodologie: ad esempio, osserva il cardinale, c’è «una sproporzione tra la qualità che le Università cattoliche offrono e i frutti che effettivamente danno. Le nostre istituzioni sono molto richieste anche in Paesi non cristiani proprio per la qualità dell’insegnamento, per la capacità metodologica e dialogica, per la specificità delle scienze. L’impatto con il mondo di chi esce, tuttavia, è sproporzionato nel senso che la qualità ricevuta viene usata non per rinnovare il mondo ma per benefici personali, cioè per dare maggior credito alla persona, per fare carriera … e non per influenzare positivamente il mondo che si vive».

 

È in questo senso che il Papa chiede un cambiamento. «Ben venga l’ermeneutica del rinnovamento», ribadisce Versaldi. «Serve qualcosa che dia significato all’esistenza delle nostre istituzioni, perché spesso ci viene domandato: ma visti tutti questi sforzi – del personale, economico ecc – vale la pena mantenere queste strutture? Beh, si vale la pena». Naturalmente ogni trasformazione rispetta il criterio della sinodalità: «Non sono decisioni prese dall’alto ma proposte vagliate con le Conferenze episcopali, con rettori, consigli e gran cancellieri dei diversi Atenei».

 

L’importante è «ripartire dal Vangelo», spiega Coda, per «immaginare forme di costruzione del pensiero e di formazione dei leader altamente innovative». «Sempre, nella sua bimillenaria storia, l a Chiesa ha educato, ha fatto scuola, ha prodotto idee e stili di vita, in una relazione di reciprocità non sempre pacifica e scontata, ma in ogni caso provocante e stimolatrice, col più vasto ambiente sociale e culturale in cui ha vissuto e con cui ha interagito», rammenta. Ora si tratta di rilanciare con «fedeltà creativa» questa «ricca storia d’impegno», avendo ben presente che attualmente «forme e obiettivi della trasmissione della cultura sono ancora insufficienti ad affrontare le sfide dell’oggi».

 

Tutto rimane ancora ad un livello teorico: «Non si può andare avanti con lo straordinario senza aver prima ristrutturato l’ordinario», chiosa Versaldi. Ci sono questioni burocratiche da risolvere e bisogna tener conto delle diverse realtà del mondo. La timeline è comunque l’8 dicembre 2019: fino ad allora le Università cattoliche avranno il tempo di recepire le novità della Veritatis Gaudium e modificare i loro Statuti, ha spiegato monsignor Zani. A questo scopo saranno organizzati incontri continentali con la Congregazione, a partire da quello previsto il 3 e 4 maggio a Roma per Europa, Nord America e Medio Oriente; a Bogotà il 6 e il 7 novembre per l’America Latina; a Nairobi nel marzo 2019 per l’Africa (da fissare le date per Asia e Oceania).

 

Ma di quali novità si parla? Anzitutto, ha spiegato il segretario dell’Educazione cattolica, si stanno organizzando percorsi per valutare le modalità di istruzione dei casi di rifugiati, profughi e persone sprovviste della regolare documentazione. Un problema «macroscopico», commenta il prelato, che si vuole affrontare attraverso «gruppi di lavoro per capire cosa accade nei vari Paesi». Poi diventerà più stringente il ruolo dell’ Avepro (l’Agenzia per la Valutazione e Promozione della qualità), creata nel 2007 da Benedetto XVI, alla quale sono soggette tutte le istituzioni di formazione ecclesiastica per «garantire all’interno, ma soprattutto all’esterno del proprio sistema di studi la qualità dell’offerta formativa» e raggiungere «concordati e accordi per il riconoscimento dei titoli».

 

Ancora, «l’insegnamento a distanza» – il cosiddetto e-learning – per seguire in forma telematica una parte dei corsi (una proposta «sollecitata da più parti») e la «ottimizzazione» delle Facoltà ecclesiastiche a Roma (attualmente ben 62). «Una riorganizzazione è necessaria», ha detto Zani; più che altro per «salvaguardare ciò che è specifico» ed evitare «inutili doppioni e false concorrenze», ha precisato Versaldi, spiegando che «l’Associazione dei rettori in accordo con la Congregazione favorirà la flessibilità dei docenti e degli studenti». Un processo iniziato già da 4-5 anni su richiesta di alcuni superiori in seguito alle difficoltà economiche e al calo di vocazioni in alcune regioni e all’aumento in altre aree del mondo.

Salvatore Cerunzio – VaticanInsider

31 Gennaio 2018 | 18:20
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