Commento

Una teologia al servizio del dialogo e facoltà più aperte a donne e laici

Qual è il ruolo della teologia nell’attuale trasformazione dei saperi e delle conoscenze? E in che modo questa disciplina può interagire davvero con le dinamiche della società? A queste domande dà risposta il discorso tenuto da Papa Francesco a Napoli, alla Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale.

Due sono gli elementi importanti che debbono essere sottolineati in questo discorso. Il primo è il richiamo alla libertà di ricerca anche in teologia: la «libertà teologica», come la chiama Papa Francesco. Senza la possibilità di sperimentare strade nuove, come viene detto, «non si crea nulla di nuovo e non si lascia spazio alla novità dello Spirito del Risorto». Non si tratta solo di lasciare spazio a quella creatività che è insita in ogni indagine. Parlare di «libertà teologica» significa anche ribadire l’autonomia scientifica dei saperi teologici, ai fini di una loro collocazione, con un ruolo riconosciuto, nell’ambito delle altre discipline e degli altri saperi. Il secondo punto sul quale il Papa insiste – e non è la prima volta – riguarda poi la funzione della teologia. Non si tratta di un sapere astratto. Si tratta di una ricerca che si ricollega strettamente alla comunità in cui si svolge. La teologia, infatti, ha un compito concreto da realizzare, una specifica missione, proprio perché nasce da esigenze concrete. Essa nasce dall’incontro con gli esseri umani in carne e ossa, con i loro bisogni e le loro esigenze, e di questo si fa carico. Perciò deve andare incontro alle persone, e non restare chiusa nelle biblioteche. Perciò dev’essere l’espressione di una «Chiesa in uscita». C’è dunque una motivazione di fondo che guida il lavoro teologico. Fare teologia, come dice Papa Francesco, è «un atto di misericordia «.

Da qui segue tutta una serie di conseguenze sia per il modo in cui la teologia dev’essere insegnata, sia per quanto riguarda il ruolo specifico che essa deve giocare nella società. L’insegnamento teologico, oltre a essere la base per la formazione dei sacerdoti, deve rivolgersi a tutti coloro che vogliono approfondire il senso della loro vita. Le facoltà teologiche devono aprirsi ancora di più ai laici, alle donne. E infine la teologia dev’essere posta al servizio del dialogo, anzitutto del dialogo interreligioso, e promuovere la costruzione della pace. Si tratta dunque, come potremmo dire, di una «teologia incarnata» che cerca e favorisce l’incontro. Di essa, conclude il Papa, non mancano esempi, anche recenti: come quelli di tutti coloro che hanno testimoniato e stanno testimoniando in tante parti del mondo, spesso a costo della vita, la vitalità e la gioia dell’essere cristiani.

Prof. Adriano Farbis, Direttore Istituto ReTe, Facoltà di teologia di Lugano

29 Giugno 2019 | 11:00
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