Ticino

Una presenza sorridente anche a Sonvico

C’era grave crisi, a Roma, in quel mese di maggio 1821. Il breve dominio francese dopo le conquiste di Napoleone aveva messo in ginocchio la città. Molti erano i poveri e gli ammalati, che avevano bisogno di cure nel corpo ma anche nell’anima. Il 16 maggio 1821, la principessa Teresa Orsini Doria Pamphilj chiese a quattro suore di formare una comunità presso l’«Archiospedale del SS.mo Salvatore ad Sancta Sanctorum», poco distante dalla Basilica di San Giovanni in Laterano. Era il primo nucleo di quella che sarebbe diventata cinque anni più tardi, per volere di papa Leone XII, la congregazione delle Suore Ospedaliere della Misericordia. Duecento anni più tardi, nel maggio 2021, la storia continua. Le missioni delle Suore Ospedaliere sono ora presenti in tutto il mondo, e anche nella Svizzera italiana. Fino al 2017, la comunità era attiva a Castelrotto presso la casa anziani. Oggi invece tre suore prestano servizio a Sonvico nella Casa «San Filippo Neri». Proprio a Sonvico, venerdì 14 maggio, il vescovo di Lugano monsignor Valerio Lazzeri ha celebrato una messa per i 200 anni di fondazione della congregazione. Ad accoglierlo c’erano le tre religiose inviate in Ticino: suor Elisabetta, la superiora della comunità, con suor Annie e suor Violeta. Sono arrivate in Svizzera da terre molto lontane. Suor Violeta è originaria delle Filippine, mentre suor Elisabetta e suor Annie vengono dalla punta meridionale dell’India, entrambe nate nella regione del Kerala. «Mi trovo bene qui in Ticino», racconta suor Elisabetta: «La mia vocazione è nata in India, dove ho frequentato una scuola cattolica. Finiti gli studi ho parlato con il mio parroco che mi ha indirizzato verso le Suore Ospedaliere della Misericordia, così sono partita per la formazione a Roma». Suor Annie è la veterana del gruppo, attiva in Europa dal 1975. Era stata a Castelrotto e ora, dal dicembre 2020, è stata destinata alla Casa di Sonvico. «Il carisma della nostra congregazione», spiega suor Annie, «è quello della misericordia: abbracciamo tutte le sofferenze, con la stessa tenerezza che Gesù ha avuto per i poveri e per gli ultimi». Nei duecento anni di esistenza, le Suore Ospedaliere hanno allargato il loro impegno: «Siamo nate per il servizio ai malati», prosegue suor Annie, «ma in particolare dopo il Concilio le nostre comunità si sono prese cura di tante altre forme di emarginazione: i poveri, i disabili, gli anziani. Siamo ovunque ci sia la necessità del nostro servizio». Molti anni dopo l’intuizione della principessa Orsini, le Suore Ospedaliere della Misericordia hanno raggiunto il mondo intero. Dall’Italia alla Polonia, dagli Stati Uniti al Madagascar, e poi l’Asia con l’impegno nei lebbrosari in India, per esempio, ma anche con l’ultima comunità nata in Vietnam. Un impegno che si può riassumere in una parola: «cura». Proprio il tempo della pandemia ha fatto riflettere il mondo intero su quanto ciascuno abbia bisogno di cura, supporto e attenzione. Per questo la missione delle Suore Ospedaliere delle Misericordia è, a duecento anni dalla fondazione, ancora vitale e necessaria. (GA)

Da sinistra a destra: suor Elisabetta, suor Violeta e suor Annie
17 Maggio 2021 | 11:04
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