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Una conferenza ad Agno per ripercorre la storia di San Provino

Agno si appresta a festeggiare il suo patrono San Provino. Ma prima di entrare nel vivo della festa, è in programma mercoledì 27 febbraio nell’atrio delle scuole comunali di Agno dalle ore 20 una serata pubblica per ripercorrere la storia di questa tradizione e del suo protagonista. Relatore e promotore di questa conferenza è il parroco don Carlo Cattaneo, che è anche archivista diocesano.

Don Cattaneo, come è nata l’idea di questa conferenza?
L’idea della conferenza su San Provino la sto elaborando da tempo, da almeno due anni, in vista di una eventuale pubblicazione. Ho raccolto tutto il materiale e quindi, grazie al Municipio di Agno, posso riassumere e illustrare una minima parte della documentazione alla popolazione che si prepara a festeggiare la festa patronale. Non potrò dire tutto, non potrò essere esaustivo, ma penso sia un buon antipasto per successivi sviluppi. La mia principale preoccupazione sarà quella di sottolineare il legame inscindibile che esiste fra San Provino e il borgo di Agno anche se, è un dato acquisito, è certamente maggiore la frequentazione della fiera che la devozione al secondo vescovo di Como, colui che Il Dovere nel 1900 definì «il celebre missionario che per primo portò nei nostri paesi la buona parola di fratellanza». Il santo «mitrato dal volto nero fumo, san Provino l’abissino». Come scriveva Florindo Cantoni nel 1948 su Gazzetta Ticinese: «Non una particolare devozione moveva tanta moltitudine per le vie del borgo, ma un unico e schietto desiderio di godimento e il Santo non era che il pretesto».

Quali sono, in sintesi, i contenuti di questa serata?
Prima di tutto ricordare chi è questo santo, un Carneade di manzoniana memoria per i più. Rintracciare la storia del busto ligneo, custodito gelosamente in Collegiata dietro il paliotto bronzeo di Remo Rossi, attraverso l’analisi delle Visite Pastorali dei vescovi di Como; analizzare brevemente la devozione verso questo santo, sviluppata e curata in modo particolare dal prevosto canonico don Alfredo Maggetti che nel 1953 organizzò il primo storico trasporto del busto per le vie del borgo. Si passerà poi ad evidenziare alcuni tratti della fiera che è il «vero» San Provino, cioè la festa, la baldoria che contraddistingue da sempre l’8 marzo, festa liturgica del santo, e i giorni successivi ad Agno. Se i documenti sul successore di san Felice sono scarsi, altrettanto possiamo dire dei documenti che riguardano la tradizionale fiera. Si sono quindi utilizzati i giornali d’epoca che si sono rivelati una fonte unica. Sappiamo che ebbe inizio nel 1518, quando la dieta dei cantoni svizzeri concesse ad Agno il permesso di tenere appunto la sua fiera, della quale si sottolineeranno gli aspetti fondamentali: la spensieratezza della festa d’altri tempi, l’emigrazione, le sbornie, le risse, il problema del ballo nelle osterie e nei ritrovi pubblici, le sfide che per le troppe libagioni o per motivi politici scoppiavano in occasione della fiera.
Nel nostro tempo di leggendaria smemoratezza, segnata, come scrive Davide Adamoli nell’introduzione alla nuova edizione del Voltamarsina, dall’incapacità di far memoria, è un bene ricordare la festa di San Provino nel nostro tempo: è uno di quei momenti annuali, forse il più genuino, che contribuiscono a creare l’identità del borgo.

Don Cattaneo ci ha anticipato alcuni avvenimenti emersi dalle sue ricerche, che, guardati con gli occhi dei nostri giorni, possono far sorridere.

Nel luglio del 1906 si giunse a denunciare il vescovo monsignor Alfredo Peri-Morosini al Sant’Uffizio perché «per difetto di elementare criterio si condussero i Chierici alla cosidetta [sic] fiera di St. Provino, fiera rinomata per leggerezze ed immoralità».

Nel 1928 il prevosto Simona ebbe l’onore della prima pagina di Gazzetta Ticinese con un articolo dal titolo «Dio uno e trino e Dio quat…trino» nel quale si legge: «In omaggio a San Provino in questi giorni di quaresima si balla come fosse carnevale. Non solo in città dove è carnevale tutto l’anno, ma anche nel borgo di Agno guardato dalla severità e dalla logica del prevosto dr. don Luigi Simona. Ma il prevosto d’Agno è inesorabile nella sua logica: ha detto dal pergamo che rifiuterà la benedizione della casa a quanti promoveranno nei giorni quaresimali di San Provino feste di ballo». Il resto a seguire…

Durante il ventennio fascista, precisamente nel 1933, il Corriere del Ticino stigmatizzò il dittatore Benito Mussolini quale «insigne piazzaiolo, questo imperatore da fiera di San Provino».

Per saperne di più, basta partecipare alla conferenza.

 

26 Febbraio 2019 | 06:00
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