Internazionale

Un parroco riporta in chiesa i giovani con i musical e i romanzi fantasy

Il linguaggio con cui evangelizza i giovani è quello da loro apprezzato dei romanzi fantasy e dei musical. «Così applico con le nuove generazioni la pastorale del dialogo di papa Francesco», spiega Don Umberto Rotili, parroco della chiesa della Misericordia a Fabriano, in provincia di Ancona.

Come è nata l’idea di veicolare il messaggio religioso attraverso una forma d’arte come il musical? 

«Da sempre sono appassionato di teatro, perché credo che sia una forma d’arte completa e che ti permetta di esprimere davvero te stesso. Tanto è vero che credo tantissimo nella «Teatro-terapia», come mezzo di comunicazione con i giovani e soprattutto per coloro che hanno dei problemi o dei disturbi da dover in qualche modo affrontare e superare. L’idea di veicolare il messaggio cristiano attraverso il teatro è nata dalla mia passione per ogni tipo d’arte, cercando di far esprimere il talento di ragazzi attraverso le più disparate forme d’arte. Il musical mi ha dato la possibilità di unire tantissime performance e diverse, della recitazione, il ballo, il canto, alla fotografia, alla creatività nel costruire scenografie, alla pittura e tanto altro… I musical hanno sempre costellato la mia vita, tanto è vero che ogni tanto parto e vado per alcuni giorni a Londra per immergermi nel fantastico mondo dei musical londinesi del West End!». 

Quali spettacoli ha portato in scena finora? 

«Ho realizzato finora tre musical, e due oratori sacri: il primo, intitolato «Dove sei?», è la storia di Gesù vista dalla parte del diavolo, che nel rileggere gli episodi costringe lo spettatore a interrogarsi sullo scontro tra luce e tenebre dentro ognuno di noi. Abbiamo all’attivo dodici repliche, con circa 8mila spettatori venuti a vederci al Teatro Gentile di Fabriano, dove sono stati coinvolti 180 ragazzi della città. Il secondo musical, dal titolo «Face – Ogni volta una storia», parla di tutte le problematiche del mondo giovanile. Anche di questo abbiamo all’attivo cinque repliche, con circa 4mila spettatori; ha coinvolto circa 150 ragazzi. L’ultimo si intitola «Cosmos», e nasce dall’idea di coniugare il mondo dei vivi con quello dei morti, e che debutterà il prossimo anno al Teatro San Giovanni Bosco di Fabriano. I due oratori sacri, racchiudono invece la storia biblica, dalla Genesi all’Apocalisse, aiutando lo spettatore a viaggiare attraverso il testo e la musica per incontrare il Dio che si rivela nella parola. Il primo, intitolato «Lo sposo dell’umanità», è stato prodotto per l’anno che Benedetto XVI aveva dedicato a Dio padre, mentre il secondo «Il giardino della misericordia» è stato prodotto per l’Anno giubilare della Misericordia inaugurato da Francesco». 

Lei ha scritto un romanzo fantasy, genere letterario molto amato dai giovani. Di cosa parla il suo libro? 

«È una trilogia, intitolata «Ai confini della creazione», che parte dall’idea di voler sdoganare tanti «dogmi» ufficiali, con un modo nuovo di vedere il senso delle religioni di tutto il mondo e della possibilità dell’uomo di diventare come Dio. Noi siamo sempre partiti dal contrario: Dio è Dio e sta lassù nei cieli, e l’uomo è il peccatore infimo che il giudizio di Dio annienta. E se tutto questo non fosse vero? Se l’uomo fosse più di ciò che sa di se stesso? In ognuno di noi si cela una scintilla divina, capace di portare a compimento l’opera creativa di Dio, fino alla perfezione. Sta a noi lasciare che brilli, o continuare a oscurarla. Scoprire la magia dentro se stessi, non fa parte di qualcosa di esoterico, ma di divino, perché è la presenza della luce in noi che ci divinizza a tal punto da diventare dei. Questa trilogia ha come scopo ricordarci chi siamo e che cosa siamo stati resi da quell’Amore senza tempo che ha dato origine al tempo. «Ai confini della creazione» deve portarci a comprendere il senso di ciò che Ermete Trismegisto ha fissato per sempre sulla tavola di smeraldo: «Come in alto, così in basso, come dentro così fuori. Ovvero ciò che è Dio (alto) si riflette in noi (basso), e l’intero cosmo (fuori) si ripete esattamente in ognuno di noi, universo in miniatura (dentro)»». 

Può farci un esempio? 

«Dio è l’amore che muove ogni cosa, che porta all’essere tutto, creando con il suono della voce tutto lo spazio in cui la vita si muove, interagendo e nutrendosi della luce stessa che l’ha creata. Nella natura l’uomo incontra Dio e ne scopre la perfezione: la creazione è l’immagine sensibile di Dio, in cui lui si specchia riflettendo se stesso. Einstein, Fibonacci, Tesla, Gandhi, Buddha, Heisenberg, Dirac e tanti altri, hanno contribuito a rendere sempre più vere le parole di Gesù che ha rivelato all’uomo il suo essere divino, senza veli, senza paure, senza ombre: pura luce divina intrisa di materia diventata carne. Ecco allora il cammino espresso dai tre titoli della trilogia: «La pietra nera» ci fa comprendere la lotta interiore tra bene e male che regna dentro e fuori di noi e che si ripete sempre. «L’alchimia delle stelle» ci insegna il cammino: per essere padroni del nostro futuro, dobbiamo risolvere il nostro passato nel presente. «La settima porta» (titolo ancora non sicuro) ci fa comprendere dove si trova la porta per accedere allo stesso potere divino, aiutandoci a riconoscerla e ad aprirla». 

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don Umberto Rotili
22 Settembre 2020 | 18:33
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