Ticino

Un nuovo numero di «Arte e Cultura» sulla basilica del Sacro Cuore a Lugano e la chiesa Madonnetta

C’è un filo che lega la basilica del Sacro Cuore a Lugano – la più grande chiesa neoromanica del Ticino – alla chiesetta, subito vicina, della Madonnetta: nell’aprile del 1922, nel quartiere di Molino Nuovo, quest’ultima diventa troppo piccola per accogliere i fedeli della periferia in piena espansione demografica, per altro in un periodo non molto diverso per complessità dal nostro, con l’imperversare dell’epidemia di Spagnola. Su iniziativa del canonico Annibale Lanfranchi, si dà così il via ai lavori di costruzione della basilica del Sacro Cuore. Il tutto sotto la guida dell’amministratore apostolico del Ticino di allora, mons. Aurelio Bacciarini, e con il sostegno di tutto l’associazionismo cattolico. Oggi le due chiese sono a loro modo due punti di riferimento della vita ecclesiale luganese ma anche ticinese: al Sacro Cuore, oltre che essere la Basilica degli studenti della vicina università, una volta all’anno – come è avvenuto questo giovedì – il vescovo celebra per la diocesi una Messa in ricordo dei vescovi defunti, sepolti nella cripta; alla Madonnetta, invece, si riunisce regolarmente una comunità della Chiesa ortodossa in Ticino, che contribuisce a mantenere vivo il luogo di culto.

Un ricco patrimonio decorativo
Ma i destini delle due chiese, oltre che intrecciarsi storicamente, si incrociano ancora una volta sulle pagine del nuovo numero di «Arte e Cultura» (Fontana Edizioni), che dedica una decina di contributi agli aspetti storico-artistici dei due monumenti. «È la prima volta che Arte e Cultura si occupa di un edificio religioso del Novecento», sottolinea Giorgio Mollisi, direttore della rivista. «Non si poteva però parlare della chiesa del Sacro Cuore senza presentare la chiesa Madonnetta, da cui ha avuto inizio la storia della basilica luganese».

La chiesa «Madonnetta»
La Madonnetta è una chiesa del Settecento, nata grazie alla fede di alcuni giovani, aiutati dal canonico Giulio Rusca che mise a disposizione il terreno per la sua costruzione. Pur nella sua modestia, la chiesetta ha attirato l’attenzione della redazione di Arte e Cultura: «Al suo interno – spiega Mollisi – vi è un dipinto sulla parete di fondo che rappresenta la Sacra famiglia con San Giovannino durante il riposo nella fuga in Egitto. È un capolavoro di arte illusionistica che aveva finora una attribuzione dubbia. Nel nostro numero di Arte e Cultura proponiamo invece di attribuirlo ai pittori di Lugano Giuseppe Antonio Maria e Giovanni Antonio Torricelli. Interessante anche la presenza alla Madonnetta della Confraternita del Sacro Cuore. Oggi alcuni suoi membri sono dipinti nel corteo inferiore sinistro, al fianco di Cristo, nel catino absidale dell’attuale basilica del Sacro Cuore, affinché la loro memoria non vada persa».

Gli affreschi di Trainini
Di particolarità simili, la basilica del Sacro Cuore ne conserva molte. L’edificio è stato aperto al culto in tempi brevi e non ancora affrescato già nel novembre del 1927, mentre gli affreschi, opera del pittore Vittorio Trainini, sarebbero terminati solo negli anni Cinquanta. La particolarità del ciclo pittorico risiede nel fatto che Trainini non ha rappresentato solo i Santi e i protagonisti della storia del cristianesimo e raccontato le vicende narrate nei Vangeli, ma si è lasciato ispirare anche dall’attualità della vita ticinese di quel momento. «Emerge la grande erudizione di Trainini», aggiunge Mollisi. «Infatti, non è difficile intravedere riferimenti, nelle varie scene, alla pittura centro-italiana del XV e del XVI secolo, dal Beato Angelico a Piero della Francesca fino a Raffaello Sanzio». Altri particolari interessanti si trovano nella cappella del Cuore Immacolato di Maria, nella navata sinistra: «Sono rappresentati, infatti, in forma stilizzata, tutti i principali santuari dedicati alla Madonna nel mondo. Sono ben diciassette, a partire dalla stessa chiesa della Madonnetta, passando per il santuario di Lourdes, quello del Sasso a Orselina, la basilica della Santa Madre in Cina o la chiesa abbaziale di Einsiedeln».

Da Lugano a Roma
Non manca, infine, nemmeno la basilica di San Pietro anche perché nel 1951 Vittorio Trainini viene chiamato a decorare la cappella della Guardia Palatina in Vaticano. «Al momento dell’ottenimento del prestigioso incarico di affreschista della volta dell’abside della cappella dell’Associazione dei Santi Pietro e Paolo (ex cappella della Guardia Palatina), il pittore, scultore e architetto originario di Mompiano era ancora sotto contratto con la basilica luganese», ricorda il direttore di Arte e Cultura. Sicché, ripercorrere la basilica del Sacro Cuore dal punto di vista artistico è, di fatto, far rivivere, entro le pagine del nuovo numero di Arte e Cultura, anche un pezzo di storia molto significativo della vita ticinese, in un complesso gioco di rapporti con l’urbe romana, come ricorda anche l’attuale parroco del Sacro Cuore, don Italo Molinaro, rivolgendosi nella rivista ai lettori: «Abbiamo bisogno come il pane di ritrovare il senso di ciò che sta davanti ai nostri occhi, perché le lacrime, i fenomeni e gli entusiasmi di cento anni fa diventino fonte di nuova ispirazione e ci facciano sentire un po’ di più a casa, qui dove siamo».

Per ordinare la rivista, al costo di 40 franchi, scrivere a edizioni@fontana.ch.

Laura Quadri

24 Novembre 2020 | 09:59
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