Svizzera

Un contributo dalla psicologia attorno alle domande dei vescovi svizzeri sul «matrimonio per tutti»

Due domande pone il vescovo di Lugano. Rispondere è semplice una volta tolte di mezzo le teorie preconcette su mamma, papà e sessi.

Padre e madre assumono per l’individuo un significato che va oltre il dato biologico e giuridico (generazione, accudimento, tutela e diritto ereditario). Hanno un posto speciale nel pensiero individuale, quello di rappresentanti dell’universo di tutti gli altri esseri umani preso come possibile fonte di beneficio. Questa rappresentanza mostra una piccola ma rilevante caratteristica: la differenza sessuale (erroneamente confusa con la sessualità).

Padre e madre sono dunque fattore istitutivo dell’identità di ciascuno su due versanti, il primo dei quali costituisce la genesi dell’Io e del pensiero individuale e il secondo versante l’identità sessuale e l’investimento sessuato.

Primo versante, i genitori sono per il neonato il suo primo prossimo, impostando l’orientamento spazio-temporale sull’esperienza dell’appuntamento. «Per tale ragione è sul suo prossimo che l’uomo impara a conoscere» e scopre l’intendersi (Freud, 1895).

Secondo versante, i genitori sono còlti dal bambino nella loro differenza sessuale, e precocemente (intorno al secondo-terzo anno di vita), diventando presto destinatari di investimento affettivo in quanto maschio o femmina.

Fin qui tutto bene, eppure questa certezza di giudizio durerà poco. Entro pochi anni (con Freud e la conferma della pratica psicoanalitica diciamo tra i tre e i cinque anni) il bambino cadrà nell’errore che accompagna la storia del pensiero nei millenni. Un errore che lo psicoanalista Giacomo B. Contri qualifica come l’antico errore filosofico dell’umanità: la sessualità concepita come sostanza unica da cui deriva che Il sesso è maschile (il fallo) mentre quello femminile ne sarebbe la variante inferiore perché segnata da una mancanza (del fallo, appunto) e deriva pure l’enigmaticità del sesso femminile, futuro assillo erotico. È evidente che nessuna legge statuale avrà mai il potere di vincere un costrutto che sopravvive intatto da tempi immemori in ciascuno. Solo una rivoluzione di pensiero avrebbe tale potere. Ma allora, l’iniqua disparità tra i sessi cadrebbe da sé come idea desueta.

A introdurre l’errore sessualità è una truffa concettuale sull’amore che fa credere al bambino che l’amore è un bene che si può perdere. Sopraffatto dalla minaccia, il bambino cederà sul proprio pensiero (è la crisi dell’Edipo). Ce ne vorrà, poi, per scoprire che il comandamento biblico non dice di amare bensì di onorare padre e madre, con il che ricapitolo il venire a capo della propria nevrosi. Tuttavia, fino almeno alla pubertà, il bambino le tenta tutte; cresca pure in orfanotrofio o in collegio, in una comunità monosessuale o presso una coppia omosessuale, saprà trovare padri e madri ovunque.

Per rispondere perciò all’eventuale quesito sulla connessione tra omosessualità della coppia parentale e identità sessuale del figlio, basti dire che un’implicazione psicologica esclusiva non esiste. Ciò nonostante, la legge in votazione non agevolerà i figli di coppie omosessuali, semmai complicherà loro la vita introducendo un nuovo fattore di disparità sociale rispetto ai coetanei. Di fatto, non c’è niente di peggio che l’essere trattato come caso particolare per mettere a disagio un bambino. Basta poco: una frase sussurrata, una domanda di troppo, un silenzio imbarazzato. O non sappiamo quanto il disagio sociale incida poi sulla vita psichica e sull’innestarsi di disturbi?

di Raffaella Maria Colombo, Psicoterapeuta psicoanalista, Membro del Consiglio direttivo della Società Amici del Pensiero Sigmund Freud, Milano (fondata e presieduta da Giacomo B. Contri, medico psicoanalista)

7 Settembre 2021 | 06:13
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